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Primo successo di Draghi sui paracadute per le banche

  Man mano che passano i giorni l’agenda del Vertice dei Capi di Stato e di Governo (giovedi’ e venerdi’) si sposta sempre di piu’ verso i temi bollenti del momento, innanzitutto l’avvio della supervisione bancaria sotto la Bce e l’emergenza immigrazione. Il braccio di ferro ingaggiato da Mario Draghi con i governi per spingerli ad assumere impegni precisi sui paracadute finanziari pubblici qualora il settore privato non fosse in grado di coprire i ‘buchi’ di capitale la prossima primavera ha prodotto qualcosa: al tavolo del Vertice c’e’ l’impegno a comunicare come funzioneranno i ‘backstop’ “entro novembre”. Tocchera’ all’Ecofin trovare un accordo. Tra gli impegni anche la conferma a definire il sistema degli “accordi contrattuali” tra Stati e istituzioni Ue per cementare la disciplina di bilancio e permettere azioni di solidarieta’ sotto stretto controllo europeo. Senza tali vincoli Angela Merkel non fara’ un passo verso forme superiori di cooperazione tra gli Stati Eurozona.



  Un altro segnale che la Ue sta cercando di uscire dalla fase del temporeggiamento che ha contraddistinto le discussioni negli ultimi tre mesi su meccanismi di risoluzione bancaria, modalita’ di coinvolgimento del settore privato nella ristrutturazione delle banche e nell’eventuale fallimento, ruolo dell’Esm nelle ricapitalizzazioni, riguarda appunto quest’ultimo: per ora viene confermato l’impegno a concordare a livello Eurogruppo le regole che permetteranno al Fondo salva-Stati di ricapitalizzare direttamente le banche una volta che la Bce “sara’ operativa”.
  E’ un punto molto controverso in cui si incrociano molti dei contrasti che hanno contraddistinto la gestione della crisi Eurozona e continuano a contraddistinguere le varie visioni sul futuro dell’unione economica e monetaria. La Germania e’ sempre rigida nel ritenere che l’intervento eventuale dell’Esm debba essere ammesso solo in casi “assolutamente” eccezionali. Che vuol dire: non se ne parla per i ‘buchi’ originati da crisi scoppiate in passato, prima della vigilanza sotto la Bce, e per il futuro non se ne deve parlare quasi mai. E per questo da Berlino e’ forte la pressione per arrivare di qui a un anno ad aver fatto pulizia completa nei bilanci bancari con azioni decise e finanziate esclusivamente su base nazionale (vuoi per via privata o per via pubblica). La Spd non sembra avere posizioni diverse.
  E’ escluso che i Capi di Stato e di Governo entrino nel merito delle questioni. In fondo i documenti preparatori non fanno che ripetere impegni gia’ presi, ma il solo fatto di venire confermati (anzi, riconfermati) appare una notizia liberatoria. Cio’ la dice lunga sulla fragilita’ delle intese politiche al massimo livello, quasi sempre puntualmente annacquate se non smentite alla prima riunione successiva dei ministri finanziari. A dimostrazione della tortuosita’ dei negoziati europei: dall’ultimo testo di conclusioni e’ sparita l’indicazione sulla “armonizzazione” dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi, prospettiva aborrita dalla Germania e dal solito ‘Fronte del Nord’ perche’ prelude alla condivisione del rischio bancario. Quella per ora resta una battaglia persa dal ‘Fronte del Sud’ (Italia compresa).
  In ogni caso e’ certo che piu’ la Bce si scalda i muscoli per prepararsi e preparare le banche alla grande svolta della vigilanza unica, svolta davvero ‘rivoluzionaria’ per l’Europa (da novembre 2014), piu’ si avvicina la resa dei conti sull’opacita’ dell’effettivo stato di salute del sistema bancario (ad un certo punto in primavera quando saranno resi noti i risultati della valutazione Bce), piu’ si teme di sbagliare, di dare segnali boomerang ai mercati. Il sostegno del Consiglio europeo alla Bce, da questo punto di vista e’ totale. Nella bozza di conclusioni c’e’scritto che i capi di Stato e di Governo considerano i test di primavera della Bce “il fattore chiave per rafforzare la fiducia nel settore bancario e restaurare condizioni normali di finanziamento a imprese e famiglie”. A dimostrazione che dalla crisi non siamo ancora usciti.