Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La Commissione non crede al rischio deflazione

Disinflazione o deflazione? La risposta delle istituzioni europee è: conferma di un calo dell’inflazione che non sta portando l’Eurozona alla deflazione, cioe’ a una spirale negativa che si autoalimenta e sbocca nella paralisi economica. Il tasso annuale al 0,7% a ottobre comunicato oggi da Eurostat (stima flash) dopo 1,1% a settembre, 1,3% ad agosto, 1,6% a luglio e giugno, si conferma ben lontano dal riferimento del 2%, obiettivo portante della politica monetaria della Bce, ma di qui a parlare di deflazione, per ora, ce ne corre, sostiene la Commissione europea: “Nel corso dell’anno l’inflazione restera’ sempre ben lontano dal 2%”, recentemente le aspettative sull’andamento dei prezzi catturate dai sondaggi sono calate, ma gli indicatori di mercato indicano “resteranno ancorate in un orizzonte di medio termine”. Per il Fondo monetario i rischi di deflazione sono diminuiti rispetto alla primavera, anche se non sono scomparsi del tutto.


   Martedì saranno pubblicate le nuove stime macro-economiche della Ue, dell’Eurozona e paese per paese. L’attesa e’ che non si discosteranno molto da quelle Ocse e Fmianche per quanto concerne l’andamento dell’inflazione. Secondo il Fondo monetario internazionale la preoccupazione dominante per l’Eurozona e’ la debole attivita’ economica, la bassa inflazione preoccupa perche’ “include disinflazione o pressioni deflazionistiche nella periferia”. Rischio circoscritto, dunque. Un rischio di deflazione resta alto solo in Giappone mentre le probabilita’ per l’Eurozona sono passate dal 20% di aprile a meno del 15% all’inizio di ottobre: l’economia ha ricominciato a crescere nel secondo trimestre dopo sei trimestri consecutivi di recessione, l’attivita’ ha cominciato a stabilizzarsi nella periferia e a risollevarsi nei paesi ‘core’.
 Che ci siano diversi elementi di uno scenario deflazionistico, per esempio la caduta del reddito in termini reali e l’andamento del credito che, sui dodici mesi, resta ai livelli piu’ bassi dal 1999, e’ un fatto. Il flusso negativo mensile ad agosto tuttavia, ha recentemente segnalato la Bce, “e’ stato considerevolmente inferiore ai tre mesi precedenti”. Passo passo potremmo farcela. A maggio Mario Draghi non vedeva segnali di una deflazione “sistemica”, ma allora il tasso di inflazione annuale era il doppio di quello di ottobre (1,4%). Stessa opinione il primo agosto. “Definiamo deflazione una caduta generalizzata del livello dei prezzi in un ampio ventaglio di settori e categorie di asset in un contesto di aspettative che si auto realizzano: in questo senso non vediamo deflazione in nessun paese dell’Eurozona”. Pero’, in agosto il tasso annuale di inflazione era quasi il doppio di adesso, 1,3%.
  Cosi’ ci si chiede legittimamente se la caduta sotto l’1% possa scatenare una specie di ‘sindrome giapponese’. La risposta della Commissione oggi e’ stata negativa: sono in azione dei fattori “temporanei”. La Bce continua a ritenere che sulla base delle previsioni sui prezzi dei prodotti energetici, i tassi di inflazione annuali resteranno bassi “nei prossimi mesi”. In una prospettiva di medio termine “giusta” le pressioni di fondo dovrebbero restare contenute rispecchiando la debolezza generalizzata della domanda aggregata e il ritmo modesto della ripresa. Nel medio medio-lungo termine le aspettative di inflazione “continuano a essere saldamente ancorate in linea con la stabilita’ dei prezzi”. Cioe’ con il riferimento base del 2% (non lontano dal 2%). Il Fondo monetario si aspetta che l’inflazione nell’Eurozona resti attorno all’1,5% nei prossimi due anni. Nessun dunque si aspetta che Draghi salga sull’elicottero, alludendo al discorso del 2002 dell’attuale presidente Fed Bernanke. Citando a sua volta Milton Friedman, Bernanke disse che per combattere la deflazione ed evitare una Grande Crisi occorre usare tutti i mezzi compreso “rovesciare soldi da un elicottero”.