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LETTERA DA BRUXELLES – Decisioni rapide per assicurare il 3%

La reazione della Commissione europea alla nota di aggiornamento del documento di economia e finanza italiano e’ stata piuttosto scontata e non e’ andata oltre le righe: il responsabile degli affari economici Olli Rehn ha preso nota positivamente dell’impegno a rispettare l’impegno a mantenere il deficit/pil quest’anno entro la soglia del 3% e ha ribadito come il rispetto degli obiettivi di bilancio e assicurare finanze pubbliche in equilibrio sia un fattore cruciale per ricostruire la fiducia dei mercati (o quantomeno per non perderla). Detto questo, è evidente che con la certificazione del 3,1% e lo spostamento al 2015 del pareggio strutturale (invece di quest’anno) a Bruxelles sale la preoccupazione sull’Italia gia’ elevata a causa dell’incertezza sulla stabilita’ del governo. L’idea prevalente a Bruxelles e’ che prima l’Italia chiarira’ come concretamente assicurerà un deficit/pil al 3% meglio è.  Entro meta’ ottobre.



 Ai piani alti della Commissione europea si ritiene che per evitare il gioco a rimpiattino con i mercati un annuncio rapido sulle misure a breve potra’ influire positivamente sulle stesse stime macro-economiche europee ( previste il 5 novembre). Perche’ cio’ sia possibile e’ necessario che tutto sia chiarito entro meta’ ottobre in modo che le elaborazioni degli economisti di Bruxelles possano tenerne conto. Sembra assurdo che un governo sia appeso a una scadenza di questo tipo, ma assurdo non e’. E’ il sistema ideato, voluto, approvato dagli stessi governi. La differenza rispetto al passato e’ che adesso, con la crisi del debito sovrano appena faticosamente tamponata, qualsiasi scarto dai calendari, qualsiasi mossa diversa rispetto a quanto altrettanto faticosamente concordato, rischia di trasformarsi in un boomerang, di ripercuotersi sugli spread, di riavvitare, nella peggiore delle ipotesi, una spirale di sfiducia. Meglio non rischiare.
   La Commissione europea ritiene che per l’Italia il fattore tempo sia piu’ che mai decisivo perche’ potrebbe controbilanciare le incertezze politiche sulla tenuta della coalizione. Appena uscita dalla procedura per deficit pubblico eccessivo, senza interventi rischia di rientrarvi a stretto giro di posta. E’ uno scenario che a Bruxelles (come a Roma d’altra parte) si vuole scongiurare perche’ si teme un contraccolpo di credibilita’ sulla gestione della crisi dell’Eurozona e dello stesso sistema di sorveglianza appena rafforzato. Aumenterebbe le difficolta’ in cui si sta muovendo la stessa Banca centrale europea, il vero pilastro della stabilità dell’unione monetaria.
  Il momento delle decisioni europee arrivera’ comunque piu’ tardi. Solo a meta’ novembre la Commissione presentera’ le valutazioni paese per paese e solo il 22 novembre all’Eurogruppo ci sara’ la prima vera discussione tra i ministri. Nei prossimi due mesi si affastellano tutte le scadenze del complesso apparato della sorveglianza sui bilanci pubblici e sulle politiche economiche degli Stati con vari livelli di intensita’, maggiore per i membri dell’unione monetaria. Ci sono le procedure aperte per i paesi che hanno ottenuto piu’ tempo per rientrare al 3% (Francia compresa), ci sono i programmi di stabilita’ nazionali e i progetti di bilancio 2014 da valutare. Su questi ultimi la Commissione europea ha, secondo le regole del cosiddetto ‘two pack’, una grande possibilita’ di influenza potendo chiederne una revisione prima della loro approvazione. I parlamenti nazionali restano sovrani, ma sara’ molto difficile non tenere conto di una opinione negativa della Commissione o addirittura dell’Eurogruppo. Di questi tempi un ‘warning’ (allarme) preventivo di Bruxelles puo’ fare molto male.  Cio’ significa che la formalmente la sovranita’ sui bilanci e’ nazionale, concretamente le ‘finanziarie’ sono tema di confronto costante a Bruxelles. 
  Si vedrà se le difficoltà politiche ed economiche di questo percorso incideranno sulle valutazioni e sulle percezioni circa la capacita’ dell’Eurozona di gestire ordinatamente questa fase. Per una Irlanda verso l’uscita dal salvataggio e una Spagna verso la fine degli aiuti alle banche, c’e’ un Portogallo a rischio di nuovi interventi e una Grecia per la quale gia’ Eurogruppo e Commissione hanno cominciato a tessere la tela per un terzo programma di sostegno europeo. Luci e ombre, dunque. E poi la ripresa: c’è ma sara’ debolissima. E i bilanci delle banche: non c’e’ ancora chiarezza sufficiente. Non siamo ancora alla fase ‘exit’ dalla crisi.