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LETTERA DA BRUXELLES Cina meno preoccupata dell’Europa per rallentamento crescita

  L'Europa sembra piu' preoccupata per il rallentamento della crescita economica cinese di quanto lo siano i cinesi. E' questa una delle impressioni piu' chiare che si ricava parlando con diversi rappresentanti dell'industria europea prevalente della piccola e media impresa e con i loro 'omologhi' cinesi. L'occasione per capirlo e' stata la 'due giorni' della missione della Commissione europea in Cina con l'obiettivo di promuovere la cooperazione tra le due aree sull'attivita' industriale eco-compatibile, un mercato in rapida espansione in Cina sul quale si sono avventati non solo gli europei, ma anche americani, giapponesi, coreani. Il governo aveva fissato a marzo un obiettivo del 7,5% nel 2013, nel primo semestre il pil e' cresciuto del 7,6% dopo un intero 2012 al 7,8%. Il messaggio del governo e' che la Cina puo' sopportare anche una crescita del 7%. La preoccupazione centrale per Pechino e' controllare il rallentamento, quella dell'Europa e' di perdere un motore esterno.


  Le imprese europee censite dalla Camera di commercio Ue nella capitale cinese mettono proprio il rallentamento dell'economia in cima alla lista dei fattori critici. Un lunghissimo periodo di crescita a due cifre (il picco venne toccato proprio l'anno precedente l'inizio dell'ultima crisi, nel 2007 con un pil a +14,2%) ha compensato le difficolta' politiche, culturali, le interferenze istituzionali e affaristiche (corruzione), gli ostacoli all'accesso al business, la concorrenza sleale dei grandi agglomerati pubblici. Cio', però, non fa cambiare strategie di fondo alle imprese, neppure alle piccole e medie presenti in Cina: decrescono le aspettative di profitto, ma il ritiro dal quel mercato non e' all'ordine del giorno. Anzi.
  D'altra parte, la Cina deve accelerare quella che nei contatti di questi giorni e' stata chiamata la "ricostruzione" di modello di crescita industriale all'insegna della eco-compatibilita': per quanto possa sembrare strano in una Europa in recessione e con una prospettiva di restare non molto lontano dalla semistagnazione ancora per molto tempo, in Cina fanno piu' paura le dimostrazioni popolari (effettive e potenziali) per i danni ambientali e contro il peggioramento delle condizioni sanitarie derivanti dall'inquinamento di aria e acqua ormai a livelli estremi, che non la disoccupazione. Tra le venti citta' piu' inquinate del mondo, sedici sono cinesi. Entro il 2020 la popolazione urbana passera' da 600 milioni a 1 miliardo. L'aria a Pechino e' pesantissima non solo per il caldo-umido stagionale. Sul cibo nessuno si fida di nessuno: non ci si fida dello Stato che dovrebbe controllare, non ci si fida del ristorante sotto casa o di chi vende la carne. Solo nei migliori ristoranti campeggiano grandi cartelli giallo-verdi con il giudizio di qualita': faccetta sorridente, faccetta un po' piu' seria, bocca giù.
 Il Fondo monetario internazionale da' ragione ai cinesi: l'allarme sull'andamento dell'economia e' fuori luogo. Le ultime stime indicano 7,5% quest'anno nonostante il rallentamento dei primi sei mesi. Anche se la Cina non puo' dirsi al riparo di "un possibile contagio" delle difficolta' economiche di Usa ed Europa, suoi principali partner commerciali. Appunto: il colpo di coda della crisi potrebbe arrivare dall'esterno, non dalla Cina. Per cui il problema principale non e' tanto sapere se la crescita e' di 0,1% sopra o 0,1% sotto, quanto sapere se c'e' il ischio di un "atterraggio duro" o pilotabile.
 Questa situazione indurisce pero' automaticamente i rapportoi bilaterali, ne risentono le politiche commerciali. Non che prima fosse rose e fiori, tutt'altro. Ma i casi dell'acciaio e dei pannelli solari anno modificato il quadro. Anche perche questa volta la Ue ha agito con una particolare efficacia in difesa dei settori industriali, nonostante le manovre contrarie della Germania sui pannelli solari. Forzando sulle procedure all'Organizzazione mondiale del commercio per difendere l'acciaio europeo e decidendo dazi provvisori sui pannelli solari cinesi venduti sotto costo, la Ue ha preso i cinesi in contropiede. Semplicemente loro non se lo aspettavano. Questa "sorpresa" e' emersa chiaramente nei contatti bilaterali di questi giorni del corso della missione Tajani. E non e' un caso che i toni "costruttivi" siano stati particolarmente prolungati. Tanto che da giorni gira aria di accordo sui pannelli.