Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Letta ottimista dopo il ‘tour’ nelle capitali, la Ue aspetta risposte sul deficit

“Sono ottimista”. E’ tornato a Roma con il vento in poppa il neopremier Enrico Letta. Il ‘giro’ tra le capitali europee, prima Berlino, poi Parigi e Bruxelles (lunedì sarà a Madrid) è stato fruttuoso. Presentazioni cordiali, soprattutto discussione politica sull’Italia e sull’agenda europea. Conferma di un quadro di credibilità del nuovo governo e di stabilità politica. L’Europa è rassicurata: Letta non si è discostato dall’impostazione Monti. Pubblicamente ha svicolato dalla questione sulla quale tutti in questi giorni si stanno interrogando: come assicurerà l’Italia che il deficit/pil quest’anno resterà inchiodato al 2,9% e resterà sotto il 3% anche nel 2014? Berlino e Bruxelles aspettano risposte precise, ma il fatto che oggi il premier abbia ribadito con precisione che l’Italia vuole agire per la crescita ma all’interno dei confini stabiliti, cioè dei target di bilancio attuali, è stato accolto con soddisfazione. 



 C’è piena fiducia che il governo Letta fornirà indicazioni sufficienti per poter chiudere la procedura per deficit pubblico eccessivo. La Commissione europea deciderà il 29 maggio per cui è necessario che il governo indichi prima come intende coprire le misure di alleggerimento fiscale annunciate (a partire dall’intervento sull’Imu). Per uscire dalla procedura il deficit/pil deve stare sotto il 3% anche nei due anni successivi al 2012. Le stime dell’Ocse pubblicate oggi indicano che l’indebitamento netto quest’anno sarebbe del 3,3%, l’anno prossimo al 3,8% (a bocce ferme): se così fosse i conti non tornerebbero. L’Ocse ha ipotizzato un impatto sul pil dei pagamenti dei debiti arretrati delle imprese piuttosto limitato. Sarà fondamentale la valutazione della Commissione europea sulla quale si fonderanno la decisione sulla procedura: appuntamento domani alle 11 del mattino. La stima di febbraio della Commissione indicava 2,9%, quella del governo 3%, Eurostat ha registrato il 3%.
 Uscire dalla procedura o no fa la differenza in termini di credibilità dell’Italia, di reazioni dei mercati finanziari che potrebbero essere negative, di giudizio della Bce in relazione alla eventualità di dover alzare lo scudo anti-spread (eventualità che da tempo, però, viene considerata remota).
 E’ chiaro che nel suo ‘tour’ europeo Letta ha giocato anche una partita interna: ora ha tutti gli argomenti per dire al Pdl che non c’è spazio per lasciar filare il deficit oltre il 3%. Dato che l’Italia non si trova nella condizioni di Francia e Spagna perché si trova in pareggio strutturale, e non deve trovarvisi visto il gigantesco debito pubblico, il solo gioco realisticamente praticabile è usare tutti gli strumenti di flessibilità nella valutazione degli investimenti pubblici purché il deficit/pil resti sotto il 3%.
 Il rilancio dell’azione per contrastare la disoccupazione, specie quella giovanile, fa parte del discorso aperto dall’Italia. Ora la Commissione annuncia che il piano per la crescita del giugno 2012 non è sufficiente, non è stato fatto quasi nulla per attuarlo. Letta si colloca sulle stesse posizioni di Hollande, di Rajoy, di molti altri governi, seguendo la linea di Monti. Ha parlato di una Europa che deve decidere e rispettare gli impegni assunti innanzitutto sull’unione bancaria, la stessa unione bancaria che la Germania intende frenare. Tutti i leader, Merkel compresa, parlano di rigore di bilancio e di misure pro-crescita come di due ingredienti entrambi necessari, ma solo apparentemente sono d’accordo tra loro. La differenza arriva da quanti soldi si tolgono dai bilanci e quanti ne arrivano per la crescita, arriva dalla dimensione dei finanziamenti che possono essere mobilitati a livello Ue, se sono nuovi o si tratta di vecchie poste riutilizzate. Il fattore fiducia è importante, ma non si trasforma automaticamente in finanziamenti di progetti ‘cantierabili’, in nuova domanda. Ci vuole tempo, ma non c’è tempo. E per la Germania resta il fatto che ristabilire la fiducia è innanzitutto un problema che i governi devono risolvere da soli a casa propria. Questi saranno gli argomenti dei prossimi vertici europei ai quali il neopremier ritiene di poter giocare un ruolo importante.