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Vertice Ue, sul tavolo margini manovra Stati per investimenti pubblici

La Ue sta facendo qualche passo avanti per evitare che il Vertice Ue (giovedi' e venerdi') sia soltanto una 'riunione-ponte' verso la riunione di giugno, quando i Capi di Stato e Governo concorderanno le raccomandazioni paese per paese sulle riforme economiche. Qualche spiraglio si e' aperto per definire meglio il principio della flessibilita' nelle valutazioni Ue sui conti pubblici. Nell'ultima versione del documento finale e' stato inserito un riferimento esplicito alle "possibilita' offerte dall'attuale quadro delle regole di bilancio per bilanciare le necessita' di investimenti produttivi pubblici con gli obiettivi della disciplina di bilancio". In sostanza, i paesi che si trovano fra il pareggio e il 3% di deficit/pil possono avere margini di flessibilita' sul bilancio. E cio' su cui sta puntando l'Italia.


 Nella versione precedente della settimana scorsa, la bozza di documento finale non conteneva indicazioni esplicite relative agli investimenti pubblici. Si tratta di una questione per l'Italia (e non solo) piuttosto importante. Non si tratta della 'golden rule', cioe' dell'esclusione della spesa per investimenti dal calcolo del deficit ai fini dei conteggi di Maastricht per la sorveglianza europea. Si tratta della valutazione della spesa per investimenti pubblici per quei paesi che hanno un deficit/pil sotto il 3% e si trovano vicini al pareggio o al pareggio in termini strutturali (e' il caso dell'Italia). In una fase di recessione profonda o di stagnazione economica poter azionare anche se di poco la leva degli investimenti pubblici o in co-finanziamento, puo' fare la differenza specie se si tratta di interventi destinati a incidere nel breve periodo. Si tratta di una impostazione flessibile il cui principio gia' fa parte delle decisioni Ue (Vertice di dicembre) che completa il 'fiscal compact' che prescrive per i paesi Eurozona il pareggio di bilancio come regola "d'oro" generale. 
  Siamo ancora alle fasi preliminari. Le riunioni di fine settimana non entreranno nel merito del problema, non diranno nulla su quali investimenti possa esercitarsi tale flessibilita'. Ne' ci saranno indicazioni sulla questione degli 'accordi contrattuali' secondo cui i paesi membri potrebbero vincolarsi attuando riforme strutturali in cambio di incentivi per fronteggiarne gli effetti sociali. Nelle discussioni preparatorie sono gia' emerse visioni contrastanti, come quella tra i difensori degli incentivi economici (l'Italia tra questi) a cui si contrappone chi preferisce parlare di non meglio precisati "incentivi politici" (sarebbe il caso della Germania e dei soliti paesi del cosiddetto 'Fronte del Nord'). La discussione sulla flessibilita' per gli investimenti potrebbe non essere lineare: "Vedremo se poi nella bozza finale e nel documento che sara' approvato venerdi' tali formulazioni resteranno".