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LETTERA DA BRUXELLES Prove di flessibilità su deficit, ok Merkel per Italia, più tempo per il Portogallo

C'e' una traccia di aria nuova anche se la strada della 'flessibilita' controllata' sui bilanci pubblici in certi paesi e a certe condizioni, come la chiama Mario Monti, sara' in salita. Di questa aria nuova l'ultimo beneficiario e' il Portogallo: nel giro di 6 mesi ha ottenuto non uno bensi' due anni in piu' per portare il deficit sotto il 3% del pil nel 2015 invece che nel 2014 (aveva gia' ottenuto lo spostamento del target dal 2013 al 2014). Era nell'aria da qualche settimana, ma il 'timing' dell'annuncio ha qualcosa di simbolico. Poi c'e' stato il via libera di Angela Merkel proprio sull'Italia: nessun problema per un paese che sta sotto il 3% usare i margini previsti dal patto di stabilita' per gli investimenti pubblici. Evidentemente la cancelliera tedesca deve essersi convinta che il ragionamento di Mario Monti non fa una grinza, che chi chiede flessibilita' non puo' passare automaticamente per un lassista furbetto. Ma e' anche la dimostrazione che l'emergenza sociale, con i tutti i rischi politici connessi, comincia a preoccupare sul serio.


Dal punto di vista formale nulla e' cambiato rispetto a dicembre dato che il Vertice Ue ha riscritto le stesse indicazioni sugli spazi di flessibilita' per gli investimenti pubblici quando viene valutato il progresso verso l'obiettivo di bilancio a medio-termine (vicino o al pareggio strutturale) contenuto nelle conclusioni di tre mesi fa. Gli scettici dicono che e' il solito "trucco comunitario", non cambia molto. Gli euforici dicono: abbiamo evitato che quell'acquisizione venisse cancellata, scusate se e' poco. E' un fatto che nella prima versione delle conclusioni finali del Vertice appena concluso di investimenti non si parlava del tutto. La verita' sta nel mezzo: non e' una svolta di 360 gradi, ma non e' vero che nulla e' successo. Il contesto e' chiaro: dopo la 'doppietta' di flessibilita' sui tempi per ridurre il deficit portoghese, c'e' sul tavolo il caso Spagna. Madrid ha gia' beneficiato di un anno di grazia quando arrivo' al potere Mariano Rajoy (luglio 2012). Quest'anno il deficit arrivera' al 6,7% del pil contro un obiettivo di 4,5% (ma partiva al 9,4% nel 2011). L'obiettivo 2014 e' un deficit al 2,8% del pil: le stime della Commissione europea indicano quota 7,2%. Formalmente Madrid non ha chiesto nulla, in realta' vorrebbe due anni di tempo in piu', Bruxelles ne concederebbe uno. Poi c'e' il caso della Francia: un anno di tempo in piu' perche' quest'anno il deficit sara' al 3,7%. Bruxelles non sembra contraria. Niente e' stato deciso, tutto e' in discussione. Decisioni previste dopo le nuove stime Ue di maggio. Nel frattempo l'Eurogruppo decidera' l'estensione delle scadenze dei prestiti a Irlanda e Portogallo, altro segno evidente di flessibilita'.
  Il contesto e' di allarme per i rischi di instabilita' sociale, per le reazioni politiche di tipo populista in vari paesi (Italia compresa) o addirittura anti-Ue. Rischi enormi dati la lunga recessione, il lungo periodo di austerita' economica, il credito che non arriva a imprese e famiglie, l'alta disoccupazione, la prospettiva di una ripresa attesa adesso per fine anno, lenta e debole.
  Monti ha avuto un indubbio successo, coronato dalle parole della cancelliera tedesca, ma adesso non deve essere sottovalutato il messaggio della sua 'lettera-manifesto politico': occorre usare tutta la 'flessibilita' controllata' possibile sotto il regime di sorveglianza europea adesso. Vanno messe in atto "misure concrete, coerenti". Gia' si e' perso troppotempo. Certo, ci sono le leve finanziarie europee, ma non e' da li' che proviene la fonte principale di sostegno alla domanda. Il bilancio Ue e' pari all'1% del pil europeo, una goccia nel mare.
  Quando potranno essere definiti i margini di manovra per gli investimenti pubblici, cioe' di quanto l'Italia potra' allontanarsi dal pareggio di bilancio strutturale? Intanto l'Italia deve uscire dalla procedura per deficit eccessivo,  cosa che dovrebbe accadere a meta' anno. Poi si dovranno stabilire i termini degli 'sconti' sul deficit: la Commissione preparera' entro breve una comunicazione per impostare la riflessione. Si lavora per partire con la finanziaria 2014, ma lo stesso ministro delle politiche europee Enzo Moavero Milanesi non ha saputo indicare con precisione se questo sara' possibile o meno (vista anche l'incertezza della situazione politica italiana). In realta', indica una fonte tecnica europea, "l'identificazione del tipo di investimenti produttivi che possono essere tenuti in considerazione non sara' facile, in ogni caso sappiamo che il diavolo sta sempre nei dettagli". Si vedra'. Resta il fatto che la conferma della linea della flessibilita', sempre sotto il regime di vigilanza europea e parallela all'attuazione delle riforme economiche e al mantenimento dei conti pubblici in ordine nel medio periodo, mette in luce la grande difficolta' dell'Unione europea a intervenire con le ricette giuste nel momento giusto. A giugno era stato lanciato il pacchetto crescita fondato in parte su finanziamenti gia' stanziati: se fosse stato associato allora all'apertura sugli investimenti pubblici, si sarebbero guadagnati 9 mesi. A giugno l'emergenza era l'unione bancaria ed era giusto occuparsene. A dicembre pero' i 27 leader avevano dovuto confermare con qualche ulteriore precisazione gli impegni sull'unione bancaria perche' nel frattempo alcuni paesi cercavano di sfilarsi dagli impegni presi (la Germania in primo luogo). Questo fine settimana hanno dovuto confermare quando deciso a dicembre sull'uso flessibile delle regole del patto di stabilita'. Con tali 'stop and go' non si offre una politica convincente. Cosi' come deve essere ancora dimostrato che la linea del 'caso per caso' e dei piccoli passi riesca a incidere rapidamente in termini quantitativi sulla forza della ripresa e sulle aspettative reali di imprese e famiglie, fondamentali per influenzare l'andamento dell'economia.