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Banche, ormai improbabile che vigilanza Bce parta da gennaio

Ormai e' chiaro: ci sara' un ritardo tra il momento in cui entrera' in vigore la regolazione che affida la supervisione bancaria unica Eurozona alla Bce e la sua effettiva operativita'. Non si sa quando, si trattera' di poco tempo, un po' di settimane, forse pochi mesi, ma questo viene dato per scontato da diverse fonti Ue e fonti diplomatiche nazionali dopo la discussione di oggi all'Ecofin. D'altra parte il presidente Bce Mario Draghi ha chiesto ai governi che la regolazione entri in vigore il primo gennaio 2013 "per permetterci di cominciare il lavoro di preparazione piu' rapidamente possibile".
  Draghi ha anche detto agli europarlamentari che “non e’ previsto che la Bce assuma il ruolo di supervisore in tre mesi”, ci sara’ una fase di assunzione della responsabilita’ (phase-in time) di un anno per adattare le nuove strutture. La proposta della Commissione Ue sul tavolo di governi ed Europarlamento prevede in effetti tre stadi: dal primo gennaio supervisione delle banche salvate con denaro pubblico, da giugno anche le banche sistemiche, da gennaio 2014 potenzialmente tutte le banche europee. Chiaro che Draghi si riferiva a questa tabella di marcia, ma il riferimento alla necessita’ che i governi decidano entro fine anno per permettere alla Bce di attrezzarsi rapidamente, implica che passera’ un certo periodo di tempo prima che concretamente la vigilanza unica sia esercitata da Francoforte.



 Stando alla ricostruzione della discussione tra i ministri Ecofin sulla vigilanza Bce, si e’ capito che la tabella di marcia si e’ allungata. Proprio oggi, tra l’altro, il presidente dell’autorita’ bancaria tedesca BaFin Elke Koening, ha dichiarato che non e’ realistico pensare che la Bce possa assumere il ruolo di supervisore da gennaio 2013 e che occorre un anno di lavoro in piu’. Il supervisore tedesco e’ parte in causa: proprio dalla Germania c’e’ la maggiore resistenza ad affidare alla Bce potenzialmente la vigilanza di tutte le banche.
  Il primo problema che si pone riguarda la Spagna: piu’ avanti si sposta il momento in cui la Bce sara’ operativa come supervisore, piu’ pesera’ sulle finanze pubbliche spagnole il salvataggio delle banche. Fino a quando la Bce non sara’ operativa, infatti, l’Esm non potra’ ricapitalizzare direttamente le banche. Resta in piedi comunque il prestito al governo spagnolo via Frob (organismo statale di ristrutturazione delle banche), prestito che viene contabilizzato nelle cifre dell’indebitamento pubblico. “Non sarebbe un gran problema in ogni caso – indica una fonte Ue – dal momento che si trattera’ di un carico di bilancio temporaneo, che si spalmi su tre o sei mesi non cambia sostanzialmente lo scenario del consolidamento spagnolo”.
  La discussione sulle banche e’ in salita, ma qui e la’ si e’ capito che spiragli per un accordo tra i governi ce ne sono. Pesa la lettera del terzetto della tripla A Germania-Olanda-Finlandia, sulla storia dei ‘buchi’ di bilancio del passato che non vogliono siano ripianati con le ricapitalizzazioni Esm. Ne ha parlato Draghi: e’ stata una cosa che “ha sorpreso molto” e sulla quale occorre fare chiarezza per eliminare ogni dubbio su cio’ che e’ “eredita’ del passato e su cio’ che non lo e’. La novita’ e’ che il ministro tedesco Schaueble e’ sembrato aver preso le distanze da se stesso sulla questione dei ‘legacy asset’. Di fronte ai giornalisti ha parlato di una “idea fantomatica”, limitandosi a ripetere che vanno applicate tutte le norme Esm per le ricapitalizzazioni bancarie, che occorre la condizionalita’, va definito un memorandum di intesa con il paese richiedente, che non si puo’ “promettere” che tutto partira’ dal primo gennaio. Stop.
  L’idea che circola ai vertici della Ue e’ procedere su un terreno piu’ pragmatico possibile: individuare un data base per valutare i bilanci delle banche da ricapitalizzare via Esm, se venissero fuori successivamente dei ‘buchi’ non noti, di questi non dovra’ farsi carico l’Esm. E’ presto per dire se questa sara’ la soluzione scelta.
  Resta indefinito il regime di ‘risoluzione’ delle banche sorvegliare e gestire ristrutturazioni e fallimenti bancari innanzitutto a carico delle stesse banche e dei loro azionisti: i governi hanno deciso di procedere in via d’urgenza con le regole della supervisione, rimandando a un secondo tempo (obiettivo primavera-estate 2013) le decisioni sulla ‘risoluzione’. Il problema e’ che la supervisione unica senza Fondo di risoluzione e’ come un’arma spuntata. Lo stesso vale per il regime di garanzia dei depositi che preveda l’obbligo della ‘solidarieta’ finanziaria’ tra sistemi nazionali: e’ una forma di mutualizzazione ancora molto indigesta soprattutto alla Germania.