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LETTERA DA BRUXELLES Non è solo un salto di qualità nella gestione della crisi

Si potrebbe anche tradurre in risultato sintetico il vertice europeo e, soprattutto, il ‘vertice nel vertice’ dei capi di stato e di governo dell’Eurozona, sintetizzando: Monti batte Merkel 2 a 1. Esattamente come e’ avvenuto sul terreno di Varsavia. E’ un po’ vero, anche se la sintesi non restituisce esattamente il senso di quanto avvenuto. La cosa certa e’ che le decisioni prese per garantire  la stabilita’ dell’area euro aprono uno scenario nuovo contrassegnato dall’assunzione di una responsabilita’ politica (e finanziaria) collettiva completa da parte dei governi dei paesi che ne fanno parte. Responsabilita’ alla quale non hanno potuto piu’ sfuggire.



  Magari qualcuno pensa che la sintesi giusta sia un tondo 0-0: Monti ha avuto la rete di sicurezza per raffreddare gli spread senza i tremendi costi politici di un commissariamento alla greca, Merkel ha ottenuto l’accelerazione dell’unione bancaria con l’attribuzione alla Bce del ruolo centrale nella supervisione, cosa inimmaginabile solo tre mesi fa. Ma e’ un fatto che molte delle famose ‘linee rosse’ che la cancelliera non voleva oltrepassare (per esempio per ricapitalizzazione diretta delle banche) sono state oltrepassate. Con il suo solito ‘fair play’ Mario Monti ha ribadito che i suoi rapporti con la cancelliera tedesca continuano a essere ottimi.
  La questione vera non riguarda tanto le persone (anche se il loro profilo poi risulta fondamentale per quanto riguarda la capacita’ di tenuta di una posizione argomentata e realistica, giustificabile oggettivamente come e’ stato il caso della posizione italiana al Vertice Ue), quanto le logiche in cui si stanno muovendo i governi dell’unione monetaria (sarebbe meglio dire in cui sono stati costretti a muoversi dopo mesi di timidi passi sempre in ritardo rispetto agli avvenimenti). Vale per la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del meccanismo europeo anti-crisi Esm, vale per la centralizzazione della vigilanza bancaria con un potere specifico alla Bce (l’Eba era nata zoppa), vale per il sostegno sul mercato dei titoli sovrani da parte del Fondo anti-crisi (acquisti sul primario e sul secondario) che per paesi come l’Italia non puo’ realisticamente implicare un commissariamento o ulteriori aggiustamenti finanziari che aggravebbero la recessione.
  L’assunzione di responsabilita’ collettiva andra’ dettagliata e nei dettagli c’e’ il diavolo. E’ anche un ‘diavolo’ per esempio il fatto che le risorse dell’Esm (500 miliardi effettivi) non sarebbero sufficienti a fronteggiare incursioni sui mercati per sostenere l’intero  debito sovrano in scadenza di Spagna e Italia, o solo meta’. Se si tratta di un sostegno totale e duraturo nel tempo e’ vero, se si tratta di usare il rubinetto ‘a singhiozzo’ per dare segnali ai mercati no. Dipendera’ molto dal grado di determinazione politica che sapranno dimostrare d’ora in poi i governi. Il fatto che il senso di marcia dell’unione monetaria, non solo le misure per spezzare adesso il circolo vizioso crisi bancaria-crisi del debito sovrano, sia chiaramente tracciato e’ una condizione preliminare che dovrebbe fare la differenza rispetto alle tante decisioni parziali prese nei quasi tre anni di crisi in tanti vertici europei.
  Senza contare, inoltre, che ci saranno anche effetti politici destinati probabilmente a mettere in movimento dinamiche nuove: non a caso il quotidiano economico tedesco Handelsblatt ha titolato nell’edizione Web subito dopo la conclusione del vertice: “Gli equilibri di potere in Europa sono cambiati”. Cio’ riguarda innanzitutto la classe dirigente tedesca, ma riguardera’ inevitabilmente anche quella britannica: l’accentramento della vigilanza bancaria nell’Eurozona potrebbe accelerare una nuova declinazione degli interessi della finanza londinese verso l’Europa.