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Perché no Schauble alla guida dell’Eurogruppo? Obiettivo: ‘aiutare’ Angela Merkel

E adesso il ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schauble alla guida dell’Eurogruppo, l’organismo informale dei ministri dell’economia dell’Unione monetaria, il vero perno della ‘governance’ economica. Potrebbe essere questa la soluzione giusta per attutire l’effetto del vertice Eurozona che ha messo all’angolo la cancelliera Merkel. Il ragionamento è piuttosto semplice: per quanto possa apparire paradossale visto il peso economico e politico della Germania, è arrivato il momento di incentivare il più possibile la sua piena aderenza alle scelte collettive prese in nome della stabilità finanziaria e politica dell’Unione monetaria: ciò vale per la ricapitalizzazione diretta delle banche e per la difesa dei titoli del debito sovrano dei paesi sotto il tiro dei mercati che non sono sotto assistenza finanziaria (come l’Italia) come vale per come funzionerà l’intera impalcatura europea della formazione delle leggi di bilancio e del controllo sulle politiche macroeconomiche.
 E’ possibile evitare che la sensazione della Germania di essere stata messa agli angoli al vertice europeo si cristallizzi e crei uno stato di incomprensione reciproca profonda se non anche uno ‘spirito di vendetta’? Se si aggiunge quanto è accaduto in questi mesi alla Bce, la questione appare molto più importante di quello che può sembrare a prima vista: da tempo la Bundesbank si trova di fatto in una posizione di minoranza almeno per quanto ha riguardato la prolungata iniezione di liquidità e l’acquisto di bond sovrani nel mercato secondario. Fino a quando può reggere?
  Schauble presidente dell’Eurogruppo, oltretutto, forzerebbe inevitabilmente l’attuale ministro delle finanze tedesche a parlare e agire seguendo una visione necessariamente più ampia di quella classicamente nazionale. E sul piano interno (tedesco) gli fornirebbe argomenti per tranquillizzare l’opinione pubblica che l’Eurogruppo non sta svuotando le sovranità nazionali, ma quantomeno resta la sede in cui le sovranità nazionali possono/devono trovare un minimo comune denominatore.
 Nell’ultimo vertice europeo la successione del lussemburghese Juncker non e’ stata discussa. Ne parleranno sicuramente i ministri delle finanze tra una settimana a Bruxelles. La candidatura di Schauble, però, è in salita: la Francia non vuole un tedesco alla guida dell’Eurogruppo, semplicemente perché marcherebbe in modo evidente l’assenza di francesi in posti europei chiave (dimenticando di aver avuto Trichet alla testa della Bce fino all’altroieri e che l’attuale  direttrice Fmi Lagarde è francese). Hollande sponsorizza un ennesimo mandato a Juncker, magari temporaneo. E’ possibile che se ne parli al vertice bilaterale italo-tedesco a Roma: Monti potrebbe avere una buona carta da spendere con la cancelliera Merkel.