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Il rischio recessione chiama in causa la politica

Stagnazione fino a metà 2012, rischio recessione, abbinata a mercati finanziari instabili estremamente vulnerabili, a causa della crisi del debito sovrano. Il quadro dipinto dalla Commissione europea fa tremare i polsi. In poche pagine viene usato tutto il vocabolario del pessimismo: abbondano termini come zona pericolo, ‘credit crunch’ (rischio di), rischio sistemico, circolo vizioso, ambiguità politiche (che aggravano un quadro già fin troppo nero), crescita modesta (dopo la stagnazione), investimenti bloccati, convergenza delle economie dei paesi europei verso bassi livelli di crescita (‘re-coupling’). Perché tutto questo si realizzi, a parte la fase di stagnazione che è praticamente certa, occorre che non si riesca a frenare la crisi del debito sovrano entro otto mesi, il settore bancario non riesca a uscire rapidamente dalla situazione di stress producendo una fase di ‘credit crunch’ (nello scenario peggiore viene addirittura stimata a inizio 2012), il rallentamento del commercio globale (sono forti le spinte protezionistiche). Attualmente le maggiori preoccupazioni riguardano i primi due rischi e guardacaso sono quelli sui quali governi e autorità monetarie non sono riusciti finora a produrre decisioni convincenti. Le cifre di Bruxelles, quindi, sono un preciso monito per la politica.