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LETTERA DA BRUXELLES Tutti i paesi a crescita bassa, è l’ora del ‘re-coupling’

Tra i termini più drammatici del vocabolario della crisi europea, ce n’é uno insolito: “re-coupling”, riaccoppiamento, riallineamento. Si tratta di questo: mentre fino a qualche tempo fa la differenza dei ritmi di crescita nei vari paesi costituiva uno dei tratti caratteristici e positivi della ripresa, stiamo vivendo una fase completamente opposta. Sulla base delle nuove stime macroeconomiche, che offrono un quadro di stagnazione prolungata e di rischio recessione, la Commissione europea conclude che le economie dei paesi europei sono entrate in un periodo di accresciuta convergenza verso livelli di crescita più bassi. Così, dopo tanto parlare negli anni precedenti lo scoppio della bolla finanziaria di ‘decoupling’, cioè la separazione tra i destini dell’economia europea e i destini dell’economia americana (anche questa teoria è stata comunque travolta dalla crisi finanziaria), ora il termine destinato ad andare di moda è “re-coupling”. Indica una realtà pessima per l’Europa dal momento che esclude ci sia una economia-motore (cioè la Germania) in grado di trascinare le altre. D’altra parte, le nuove stime di Bruxelles, con un una crescita del pil che dall’1,5% quest’anno scenderà allo 0,5% l’anno prossimo, offrono l’immagine del treno fermo non si sa in quale stazione e oltretutto senza un abile conduttore.



  L’analisi degli economisti della Commissione poggia su un fatto: nel recente passato la ripresa a più velocità è risultata importante per sostenere la crescita complessiva dell’area. Erano diverse le posizioni di partenza in termini di indebitamento privato, dimensione della bolla immobiliare, stato delle banche, solidità delle finanze pubbliche, competitività e struttura delle esportazioni (composizione e destinazione sono determinanti per beneficiare o meno del rilancio del commercio mondiale). Non è stato un caso che paesi come Germania, Svezia e Polonia abbiano già raggiunto i livelli di produzione dei periodi precedenti la crisi. Il Regno Unito colpito dalla crisi bancaria o la Spagna colpita dalla crisi immobiliare, per non parlare di Irlanda, Portogallo e Grecia, ne sono rimasti ben al di sotto. La Francia li raggiungerà quest’anno, l’Italia non li raggiungerà neppure nel 2013 (eppure il governo dichiarava che sarebbe uscita dalla crisi prima e meglio degli altri paesi).
 Secondo Bruxelles i fattori della ripresa a velocità diverse sono scomparsi o hanno perso importanza perché choc comuni, in particolare i rovesci dei mercati finanziari con la crisi del debito sovrano e il rallentamento della produzione mondiale, hanno colpito le economie simultaneamente e troppo a lungo. Quanto durerà la fase di “re-coupling”? A spanne, sulla base delle previsioni trimestre su trimestre, fin verso metà 2012. Sarebbe però sbagliato sottovalutare il peso delle differenze che persisteranno nonostante questo andamento di fondo, prima fra tutte il costo del finanziamento del debito sovrano che rappresenterà sempre più un fattore cruciale di distinzione in grado di influenzare direttamente la ‘performance’ economica.