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Regole di bilancio congelate anche nel 2022, strategia e prova di realismo

La scelta di campo della Commissione Europea per tenere nel congelatore le regole di bilancio anche nel 2022 e non solo fino al 31 dicembre 2021 è coraggiosa e importante. È vero che la decisione è stata rinviata a maggio-giugno quando si avranno più dati a disposizione sia sulle vaccinazioni anti Covid-19 sia sull’andamento dell’economia. Tuttavia, la posizione ambiziosa dei commissari peserà nella discussione tra i governi europei. Rispecchia innanzitutto un’analisi non compiacente delle difficoltà e poi una valutazione realistica dei rischi da non correre: sbagliare per eccesso nell’intensità e nella durata dell’espansione fiscale è più conveniente che sbagliare per difetto. La ragione è semplice: nel secondo caso si può correre ai ripari solo quando è troppo tardi (almeno in tempi di tassi di interesse bassi e di perfusione monetaria da parte della BCE). Next Generation EU, il fondo anticrisi finanziato da debito comune (operazione finanziaria condivisa dai governi di dimensioni mai viste prima a sostegno di una manovra fiscale comune, anche questa mai vista prima) potrà fare la differenza, tuttavia l’impatto sul livello del prodotto annuale della UE e dell’area euro si vedrà molto più avanti, nel 2022-2023-2024, appunto.

I governi hanno anche un problema in più, di tipo strategico: non possono permettersi di sganciare il proprio calendario da quello della politica monetaria. Se la BCE dovesse ritrovarsi da sola a gestire le fragilità dell’area euro, con i freni dei governi tirati mentre prosegue il sostegno monetario, sarebbe la prova che la lezione della crisi attuale non è stata imparata. Sarebbe un danno enorme per la stabilità dell’area euro. Così come sarebbe un danno limitare l’azione fiscale comune con debito comune (Next Generation EU) a mero episodio da non ripetere: l’esigenza di un bilancio dell’area euro per stabilizzare le economie resterà oltre la fine della pandemia. D’altra parte, bisognerebbe chiedersi seriamente fino a quando l’Eurozona potrà sopravvivere senza.

Resta non chiarito se e come saranno cambiate le regole di bilancio, tema assai controverso, politicamente infido. La Commissione Europea ha sorvolato sul tema e si capisce il motivo. In ogni caso sarà uno dei temi nell’agenda politica dei prossimi mesi. Difficile che la Germania assuma impegni per cambiamenti radicali: a settembre il voto per le legislative chiuderà l’era Merkel. Le divisioni tra Nord e Sud – tanto per sintetizzare le posizioni in campo – restano profonde, covano sotto la cenere anche dopo il grande accordo anticrisi di luglio. La possibilità di percorrere strade coraggiose, a partire dal trattamento speciale delle spese per investimenti “verdi” e nell’economia digitale, dipenderà anche dalla qualità e dell’attuazione dei piani nazionali di investimento e riforma per l’accesso ai fondi di Next Generation EU. Dunque, sta anche all’Italia.