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Proposta a Londra, la Ue cerca scampo chiudendosi ma no a veti contro la zona euro

Il documento con il quale la Ue cerca di evitare Brexit e’ figlio del suo tempo, il tempo di un’Europa che cerca scampo chiudendosi. Per la prima volta verrebbe attivato un meccanismo interno alla Ue per frenare la mobilita’ dei lavoratori, caposaldo del mercato unico per decenni. Per la prima volta viene dato un peso specifico al ruolo dei parlamenti nazionali nella contestazione di leggi europee. Per la prima volta viene specificato che gli Stati non euro possono puntare i piedi opponendosi a un atto legislativo che si applica alla zona euro (sull’unione bancaria o sull’ulteriore integrazione dell’area monetaria). A prima vista, pero’, la novita’ non riguarda i principi (di qui il via libera dei servizi giuridici Ue), bensi’ il fatto che vengono rese esplicite le condizioni per attivare nuovi strumenti politici e legali in difesa delle sovranita’ nazionali. Le tre proposte sono pero’ temperate: sul freno al Welfare decide il Consiglio, nessun diritto di veto contro l’Eurozona, i parlamenti nazionali devono raccogliere il 55% dei voti in 12 settimane per poter bloccare una discussione di un atto legislativo.

Non tutte le carte si giocheranno nei prossimi giorni, ma ci sono segnali da Londra che indicano come il prossimo vertice europeo potrebbe davvero chiudere il capitolo Brexit per quanto e’ nelle mani dei governi europei. La vera parola fine dovranno scriverla i britannici con il referendum che, in caso di accordo il 18-18 febbraio, potrebbe essere convocato fra quattro mesi. Se sara’ la fine della crisi con il Regno Unito o dell’Unione europea cosi’ come e’ oggi, lo si vedra’ solo allora. Anche nel caso in cui la proposta europea venisse accolta così com’è da Londra, l’Unione appare meno solidale non solo verso gli immigrati che premono e attraversano le frontiere esterne, ma anche verso i lavoratori che sono già cittadini Ue.