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LETTERA DA BRUXELLES Fiscal Board, nuovo fronte di divisioni tra governi e Commissione

Tra i governi della zona euro e la Commissione si è aperto un nuovo fronte di discussione e di divisione: riguarda a creazione dell’European Fiscal Board, il Consiglio di bilancio europeo. Proposto da Jean Claude Juncker per valutare l’attuazione del quadro di bilancio della Ue e fornire consulenze sull’orientamento delle politiche di bilancio degli Stati dell’unione monetaria, in sostanza per dare maggiore legittimità all’applicazione del patto di stabilità, la gran parte degli Stati si è mostrata scettica se non contraria. Per il fronte dei rigoristi, in testa la Germania, non è uno strumento sufficiente per arginare quella che viene considerate una pericolosa ‘deriva flessibilista’. Per il fronte opposto, del quale fa parte l’Italia, è meglio non alterare l’attuale assetto della sorveglianza sui bilanci pubblici centrato sulla Commissione per evitare che rientri dalla finestra ciò che faticosamente sta uscendo dalla porta: l’interpretazione flessibile delle regole del patto di stabilità per adattarlo alle circostanze economiche.

Il Fiscal Board (in italiano ‘Comitato europeo per le finanze pubbliche’) è una delle due novità proposte dalla Commissione per rafforzare la ‘governance’ della zona euro, in attesa di passi più significativi e magari radicali da realizzare fra il 2017 e il 2025. Tali passi potrebbero comprendere anche una ‘tesoreria’ dell’unione monetaria, addirittura c’è chi sogna un ‘ministro’ delle finanze e un bilancio nutrito da emissioni sovrane comuni. E’ il modo in cui Jean Claude Juncker intende mettere in pratica le indicazioni contenute nel rapporto dei 5 presidenti Ue (lo stesso Juncker, Draghi per la Bce, Dijselbloem per l’Eurogruppo, Tusk per il Consiglio Ue, Schulz per il Parlamento) del giugno scorso. Ne hanno discusso anche i capi di stato e di governo al Vertice di questa settimana, senza aggiungere alcuna novità a un quadro che, per la verità, appare ancora molto nebuloso.

L’idea di Juncker è creare dei comitati nazionali per la competitività per analizzare ‘performance’ e politiche economiche con l’obiettivo di rafforzare il potenziale di crescita, aumentare la produttività, fattore più importante che blocca l’espansione dell’attività economica in Europa. La struttura dei comitati dovrebbe soddisfare una serie di criteri minimi, che tengano conto delle differenze fra gli Stati membri, e rispettare pienamente il ruolo delle parti sociali: sostanzialmente, non sarà un centro di decisione sulle politiche retributive. Si tratta di un livello di coordinamento delle politiche micro che riguarda l’economia reale, non le variabili finanziarie.

La seconda proposta riguarda le finanze pubbliche. Il Fiscal Board viene definito un comitato “consultivo indipendente europeo” con il compito di pronunciarsi sul modo in cui viene attuata la politica di bilancio nella zona euro nel suo complesso (quindi anche degli Stati che ne fanno parte). E’ una valutazione del modo in cui viene rispettato il patto di stabilità. Un ‘doppione’ rispetto a quanto fa la Commissione europea. Inoltre dovrebbe fornire consulenze sull’orientamento di bilancio appropriato per la zona euro, collaborare con i consigli nazionali per le finanze pubbliche che forniscono le valutazioni sulle politiche di bilancio degli Stati indipendenti dai governi (in Italia è l’Ufficio parlamentare di bilancio), fornire consulenze su richiesta del presidente della Commissione.

Il Fiscal Board, indica la Commissione, “sarà un organo funzionalmente indipendente, composto da cinque esperti” e “ospitato” dallo stesso esecutivo europeo. Tuttavia sarà la Commissione a nominarne i membri (cinque), che saranno scelti tra “esperti internazionali con competenza credibile ed esperienza in macroeconomia e politica di bilancio (esperienza anche pratica)”. La nomina avverrà in consultazione con Banca centrale europea, l’European Woorking Group (in pratica gli sherpa dei ministeri delle finanze che preparano le riunioni e i negoziati dell’Eurogruppo) e i consigli di bilancio nazionali. La Commissione ne difende il carattere indipendente precisando che, “sebbene necessariamente legato alla Commissione per ragioni amministrative prqtiche, l’European Fiscal Board condurrà la propria missione autonomamente”’.

L’obiettivo di Juncker è evidente: aumentare la legittimità delle valutazioni e delle decisioni comunitarie sui bilanci pubblici (e sulle relative procedure e sui delicati passaggi della supervisione sulle scelte degli Stati, a partire dai giudizi sulle leggi finanziarie) costruendo in qualche modo una specie di ‘contraddittorio’ pubblico.

E’ un modo per ribattere all’accusa di essere troppo incline a smontare senza dirlo il patto di stabilità (da parte tedesca) e all’accusa opposta di restare sostanzialmente schiava di una impostazione tecnocratica, burocratica (questo pensa il governo italiano, fra gli altri). Il tutto senza mettere in discussione il ruolo della Commissione nella vigilanza sui bilanci pubblici e nella decisione su apertura e chiusura delle procedure per deficit eccessivo.

La Commissione europea sta procedendo in queste settimane alla creazione del Fiscal Board anche se nelle discussioni a livello tecnico l’idea ha trovato i governi molto freddi. La posizione tedesca è che si tratta di un ‘mezzuccio’ che non risolve il problema di fondo del ruolo della Commissione: da tempo Berlino considera che l’esecutivo Juncker si sia troppo spostato lungo il sentiero della flessibilità nell’interpretazione del patto di stabilità, con le varie clausole di tolleranza sugli obiettivi di deficit (per le riforme strutturali, per gli investimenti co-finanziati dalla Ue, sulla valutazione dinamica della riduzione del debito pubblico). Dopo aver sostenuto Juncker a capo di una ‘Commissione politica’, la Germania si accorge adesso ciò che questo significa e per questo preme affinchè prevalga un approccio tecnico alla sorveglianza sui bilanci. Evitando commistioni con le valutazioni espressamente politiche. E’ la stessa posizione espresso recentemente nel documento sull’unione monetaria preparato dal ministero delle finanze tedesche per il Bundestag (ne ha parlato Il Sole 24 Ore).

Al ministero della finanze guidato da Wolfgang Schaeuble circola l’idea di attribuire le funzioni tecniche della supervisione sui bilanci a un organismo separato dalla Commissione europea. Il Fiscal Board servirebbe alla bisogna, ma la proposta di Juncker lo tiene sostanzialmente àncorato alla Commissione, dunque si tratta di uno strumento insufficiente. Per Schauble vanno rafforzati gli automatismi, non va rafforzato il raggio della discrezionalità.

Dal punto di vista italiano, a quanto risulta, la diffidenza per la proposta della Commissione sarebbe di segno esattamente opposto: già è difficile far passare la maggiore tolleranza sugli obiettivi di deficit (come dimostra il rinvio del giudizio sulla legge di stabilità 2016 in primavera ritenuta a  rischio di non rispettare il patto di stabilità), figuriamoci con un altro organismo che potrebbe rendere il percorso ancora più impervio.

La discussione sul Fiscal Board indica chiaramente perchè il progetto di rafforzamento dell’unione monetaria non sta facendo passi avanti: nel frattempo, il sistema di ‘governance’ su bilanci pubblici e politiche economiche ha ormai raggiunto i limiti consentiti dal Trattato per ciò che concerne la condivisione della sovranità. E anche gli strumenti usati per sostenere la crescita economica, dagli ‘0 virgola’, cioè i decimali di punto percentuale in più di deficit permesso grazie alle varie clausole di flessibilità, al piano Juncker per gli investimenti, non sembrano in grado di fare davvero la differenza.