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LETTERA DA BRUXELLES Percorso in salita per la nuova ‘governance’, il Parlamento critica Juncker

Anche se le proposte della Commissione europea per rafforzare la ‘governance’ economica della zona euro non rappresentano una svolta radicale verso una maggiore e più coerente integrazione, con strumenti politici e finanziari condivisi sulla base di un nuovo patto fiduciario tra gli Stati che hanno adottato l’euro, il loro percorso sarà abbastanza accidentato. Il tentativo di dare maggiore legittimità alla ‘governance’ attuale, dall’applicazione delle regole sui bilanci alle raccomandazioni di politica economica, si è subito scontrato con il referente principale della legittimità a livello europeo: il Parlamento. La risposta del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e dei presidenti dei gruppi politici hanno criticato duramente la sostanziale “esclusione” dei deputati dal nuovo processo e si sono dichiarati “scettici” sull’impegno a completare l’unione bancaria.

Sono quattro gli elementi della proposta della Commissione: rappresentanza esterna della zona euro con un seggio unico al Fondo monetario internazionale entro il 2025; creazione di un Fiscal Board indipendente per valutare il modo in cui viene applicato il patto di stabilità; creazione di Board per la competitività indipendenti negli Stati membri; conferma che entro fine anno sarà proposto formalmente un regime europeo di copertura dei depositi bancari (sui cui la Germania frena).

Mentre il commissario agli affari economici Pierre Moscovici spiega che il messaggio politico della Commissione è che nell’Eurozona “lo status quo non è una soluzione”, dal Parlamento europeo arriva una vera e propria bordata. Martin Schulz ha inviato una lettera al presidente della Commissione Jean Claude Juncker con un invito secco: va rivisto il ‘pacchetto’ delle proposte per completare l’unione economica e monetaria. Vari i motivi: nel processo di revisione di alcuni meccanismi il ruolo del Parlamento risulta “limitato”. “La conferenza dei presidenti – scrive Schulz – è allarmata perché nonostante la necessità di una maggiore legittimazione democratica, tutti gli strumenti legali presentati non rientrano nella procedura legislativa ordinaria” e il ruolo di “scrutinio”, di verifica del Parlamento non è soddisfacente.

In dettaglio: più complicato il coinvolgimento dei deputati nel ‘semestre europeo’ (durante il quale vengono fissati gli orientamenti della politica economica della zona euro e le raccomandazioni paese per paese) a fronte di un “ruolo rafforzato di Consiglio ed Eurogruppo”; vengono modificati degli strumenti della ‘governance’ senza emendare la legislazione; la nomina dei membri dell’European Fiscal Board non prevede la consultazione dei deputati; la legittimazione democratica del presidente dell’Eurogruppo quale rappresentante nei consessi internazionali e in particolare al Fondo monetario “è molto limitata” e la scelta in quanto tale “controversa”.

A tali argomentazioni, che rappresentano il punto di vista di tutti i gruppi parlamentari, Roberto Gualtieri, che guida la commissione problemi economici e monetari (è la commissione che espressamente si occupa di ‘governance’ e conduce le audizioni dei responsabili politici e monetari), ne aggiunge un’altra: “Sono d’accordo con l’obiettivo di assicurare una rappresentanza internazionale più unificata alla zona euro, ma sono a disagio per il fatto che tale ruolo dovrebbe essere svolto dal presidente dell’Eurogruppo, che attualmente è responsabile presso il parlamento olandese (si tratta di Jeroen Dijsselbloem – ndr) non presso il parlamento europeo”.

In sostanza il Parlamento ritiene che alcune importanti indicazioni contenute nel rapporto dei 5 Presidenti Ue (uno dei quali è lo stesso martin Schulz anche se nel ruolo di associato) siano state tradite.

Nelle prossime settimane ci saranno discussioni intense a tutti i livelli sia nei paesi membri che nei vari comitati che preparano le decisioni di Ecofin ed Eurogruppo e nel Parlamento. La Commissione appare consapevole dei limiti in cui si sta muovendo: non essendoci accordo tra i governi sul grado di approfondimento dell’integrazione politica dell’Eurozona, le proposte avanzate qualche giorno fa rappresentano il semplice tentativo di lasciare la luce accesa sulla prospettiva di un rafforzamento futuro dell’unione economica e monetaria. Niente di più, niente di meno.

Le vere scelte, compresa quella di modificare eventualmente il Trattato Ue, saranno prese dopo il 2017, cioè dopo le elezioni in Francia e il Germania e avendo il rischio Brexit alle spalle (se il Regno Unito uscisse dalla Ue tutte le carte del gioco europeo cambierebbero). Non a caso la Commissione ha annunciato che presenterà un libro bianco nella primavera del 2017 per completare davvero l’unione monetaria (con un Tesoro unico dell’area euro, con un bilancio e risorse condivise).

Quando a Bruxelles viene annunciato un libro bianco ci sono due certezze: la prima è che non si ha la più pallida idea su dove andare a parare, la seconda è che i tempi di decisione saranno lunghissimi.

La zona euro si trova davvero in una fase di ‘stagnazione politica’ (non solo dunque di rischio di crescita economica debole se non di ‘stagnazione secolare’), con la maggior parte dei governi che resistono a ulteriori condivisioni di sovranità, come dimostra ultimo caso la resistenza tedesca a un regime unico di copertura dei depositi bancari. In tale situazione anche la Commissione vivacchia.