Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

LETTERA DA BRUXELLES Gli investimenti pubblici fanno meglio al pil di un taglio dell’Iva

L’impatto degli investimenti pubblici sul pil è più forte rispetto a misure di bilancio per aumentare i consumi pubblici, i trasferimenti sociali, ridurre l’Iva o gli oneri sociali a carico dei lavoratori. Nel momento in cui Commissione e Bei accelerano l’istituzione del nuovo Fondo europeo per gli investimenti (lanciato con il ‘piano Juncker’), il risultato delle analisi del centro di ricerca economica parigino Cepii costituisce un utile riferimento. Il Cepii avanza anche una proposta: fondare una specie di ‘federazione’ parziale delle banche nazionali di sviluppo (per l’Italia Cassa depositi e prestiti): obiettivo, riorientare il risparmio e rafforzare l’operazione europea per gli investimenti.

Gli economisti del Cepii hanno lavorato sugli effetti dei vari moltiplicatori che possono essere usati attraverso l’uso del bilancio pubblico nella zona euro. Il risultato è oltremodo interessante:: un rialzo degli investimenti pubblici dell’1% del pil aumenterebbe il pil dell’area monetaria di 1,42% immediatamente, dell’1,53% un anno dopo, di 1,57% due anni dopo, di 1,46% 5 anni dopo. Se si prendono in esame altre misure di bilancio il risultato è sensibilmente inferiore. Un aumento dei consumi pubblici nella misura dell’1% del pil aumenterebbe il prodotto di 1,38% immediatamente, 1,40% un anno dopo, 1,41% due anni dopo, 1,38% 5 anni dopo. Un aumento dei trasferimento sociali originerebbe un incremento del pil immediato dello 0,92%, un anno dopo dell’1%, due anni dopo dell’1,03%, 5 anni dopo dello 0,89%. Un taglio dell’iva provocherebbe un incremento del pil immediato di 0,55%, 0,80% dopo un anno, 0,87% dopo due anni, 0,71% dopo 5 anni. Infine la riduzione degli oneri sociali versati dai salariati: pil +0,37% immediatamente, +0,45% dopo un anno, +0,46% dopo due anni, +0,25% dopo 5 anni.

Ciò che conterà ai fini della buona realizzazione del ‘piano Juncker’, secondo il Cepii, è che dovrà trattarsi di progetti in grado di fornire incassi, ma per i quali si misura “un fallimento del mercato”: gli investimenti sono necessari, utili, ma non ci sono investitori privati disposti a rischiare. E’ uno degli elementi di discussione tra i governi sul quale si misurano posizioni diverse. Recentemente il ministro dell’economia Padoan ha legittimamente ricordato che il criterio della redditività non può essere il criterio guida – o il solo criterio guida – per sostenere un progetto perché altrimenti il ‘piano Juncker’ servirebbe alle aree e ai settori nei quali già si effettua un certo livello di investimenti escludendo le aree dalle quali gli investitori sono fuggiti. In gioco è il grado di “complementarietà” del sostegno pubblico rispetto alla partecipazione del settore privato all’investimento.

L’analisi del Cepii sul diverso impatto delle scelte di bilancio sull’andamento del pil è utile per valutare la composizione delle manovre finanziarie. Va notato che nella zona euro metà del calo degli investimenti in rapporto al pil dagli anni 80 si è verificato in tre tappe: all’inizio di quel decennio, a metà degli anni 90 e dopo la crisi del 2008. Guardacaso le tre tappe coincidono con tre periodi di forte consolidamento di bilancio.

Quanto ai soggetti pubblici fondamentali che dovranno sostenere concretamente il ‘piano Junker’, anche questo è un argomento di ampia discussione tra i governi. Si sta profilando con sempre maggiore nitidezza la soluzione delle banche nazionali di sviluppo, in Italia la Cdp, in Francia la Caisse des Depots et Consignation, in Germania il Kfw (Kreditanstalt für Wiederaufbau, Istituto di credito per la ricostruzione, fondato dopo la seconda guerra mondiale quale parte del Piano Marshall), in Spagna l’Istituto di Crédito Oficial. La Spagna ha appena deciso di inserire l’Ico nell’operazione come cofinanziatore. Il governo tedesco è orientato a fare lo stesso con il Kfw. Il governo italiano non ha ancora sciolto la questione, ma la Cdp è già fortemente impegnata. Se tale processo sarà confermato la partecipazione degli Stati al Fondo non sarebbe, dunque, diretta, ma indiretta. Si tratta di valutare se ciò potrebbe indebolire o meno quell’effetto moltiplicatore 1 a 15 su cui si fonda tutta l’operazione (1 euro pubblico mobiliterebbe fondi disponibili fino a 15 complessivi). Dipenderà dalla ‘potenza di fuoco’ (cioè di fondi) impiegati dalle banche pubbliche di investimento che stanno ormai agendo come ‘fondi sovrani’ nazionali.

Nasce in tale contesto l’idea di aggiungere ai tanti moltiplicatori anche l’effetto moltiplicato della cooperazione e della sinergia tra le banche nazionali di investimento. L’idea del Cepii è creare un ‘sistema europeo di banche di investimento” pubbliche: Kfw, Caisse des Depots et Consignations, Cassa Depositi e Prestiti, Ico coordinerebbero una parte delle loro attività rafforzando la loro capacità di finanziamento con azionariato pubblico e privato, emettendo titoli di debito per finanziare investimenti su un’ampia scala (il Cepii indica il 10% del pil dell’Eurozona, circa mille miliardi di euro).