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LETTERA DA BRUXELLES Troika: dalla Corte di giustizia spinta a cambiare modello, per ora la Commissione non ha proposte

La parola fine della Troika così come è oggi, formata da Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale, sarà scritta nero su bianco dalla Corte di Giustizia Ue? Potrebbe essere questo il nuovo scenario che si apre nella gestione dei salvataggi dei paesi Eurozona. Il punto di partenza sono le valutazioni dell’avvocato generale Pedro Cruz Villalon, che ha ritenuto appena “compatibile” con il Trattato europeo il programma Omt della Bce (acquisto di titoli del debito pubblico nei mercati secondari a certe condizioni e sulla base dell’accettazione da parte del paese interessato di un programma di condizionalità), considerandolo in linea di principio legittimo e conforme alla politica monetaria. Non ci sono obblighi, ma di solito la Corte non smentisce le valutazioni degli avvocati generali. Di conseguenza è possibile che la Corte accetti anche un’altra conclusione di Cruz Villalon: dato il ruolo “significativo” che la Bce svolge nei programmi di assistenza finanziaria (programmazione, approvazione e vigilanza periodica), potrebbe ritenersi che l’attuazione dell’Omt costituisca “più di un semplice appoggio alla politica economica. Perciò, se si giungerà ad applicare il programma Omt, perché questo mantenga il suo carattere di misura di politica monetaria, la Bce dovrà astenersi dal partecipare direttamente al programma di assistenza finanziaria applicato allo Stato interessato”.

Se la Corte Ue accettasse la linea dell’avvocato generale, la Bce insieme con Commissione e governi, dovrà correre rapidamente ai ripari. E’ un fatto che le istituzioni europee non hanno ancora tratto le debite conseguenze di una riflessione critica sull’esperienza della Troika, da tempo sottoposta a pesanti critiche dal Parlamento europeo. E’ un tema incandescente in diverse campagne elettorali, a fine mese si vedrà il risultato del voto in Grecia. Mentre la procedura segue il suo corso alla Corte di giustizia, il futuro della Troika non sembra scaldare l’interesse ai vertici politici di Commissione ed Ecofin. L’esecutivo Juncker non ha messo ancora nessuno al lavoro sulla riforma della gestione dell’assistenza dei paesi a rischio fallimento. Forse, se la Commissione europea avesse accelerato una riflessione puntuale sull’esperienza della Troika nella gestione dei salvataggi, parallelamente allo spostamento di accenti e al riequilibrio delle priorità dell’aggiustamento economico e finanziario, oggi avrebbe qualche argomento in più per rispondere alla critica delle politiche di austerità e trovare delle soluzioni valide per il futuro dell’unione monetaria. Un argomento che magari avrebbe potuto incidere nel confronto elettorale in Grecia, che i mercati temono possa diventare l’ipocentro di nuove tensioni finanziarie dopo il voto del 25 gennaio, dare cioè origine a una nuova ondata di instabilità nel caso di una vittoria di Syriza.

Per la verità ci sono stati vari segnali politici che vanno nella direzione di un cambiamento della formula dei salvataggi e della supervisione degli aggiustamenti economici e finanziari nei paesi ‘salvati’ (a questo punto da salvare in futuro). Il primo di questi segnali, peraltro, è piuttosto lontano nel tempo, da quando paesi come Brasile, India e altri medi azionisti del Fondo monetario internazionale hanno cominciato a fare le pulci ai programmi di sostegno dei paesi dell’Eurozona travolti dalla crisi, desiderosi di sganciarsi da un impegno in territorio europeo.

In una intervista a Boersen Zeitung pubblicata il 31 dicembre scorso, il membro dell’esecutivo Bce Peter Praet ha indicato chiaramente che la preoccupazione per il “sovraccarico” cui è sottoposta la Bce  è da prendere “seriamente ».  Il bamhciere centrale ha ricordato che « la Bce è stata mossa dalla necessità di assumere un ruolo che ha messo molta pressione sull’istituzione, l’abbiamo accettato anche per far funzionare la politica monetaria unica, ma ciò non significa che ci piaccia. Rispetto alla Troika direi che è arrivato il momento di un’attenta riflessione sul modo in cui vediamo il nostro ruolo in futuro”. Dalle parole di Praet si capisce che il tempo è scaduto da un pezzo: la Bce non vuole più essere invischiata nel controllo della gestione degli aggiustamenti economici e finanziari dei paesi a livello istituzionale sia per evitare ombre sull’interesse prevalente da perseguire (gestione della moneta) sia per mantenere distinte le responsabilità politiche e istituzionali dei governi.

Di tutt’altro tipo, invece, le valutazioni del Parlamento europeo, che tra gli ultimi atti della passata legislatura aveva passato ai raggi x l’attività della Troika nel corso di una commissione di indagine speciale. Pur riconoscendo che lo scopo immediato di evitare il fallimento dei paesi travolti dalla crisi finanziaria è stato raggiunto, le critiche di fondo sono state quattro : struttura e metodi di lavoro hanno compromesso la trasparenza e la responsabilità delle diverse istituzioni, una responsabilità “non distribuita in modo equilibrato” che ha comportato una mancanza di controllo adeguato; le condizioni imposte in cambio dell’assistenza finanziaria hanno messo in pericolo gli obiettivi sociali della Ue, in particolare perchè è stato concesso poco tempo per l’attuazione delle misure e non sono state condotte valutazioni d’impatto adeguate del loro effetto distributivo su diverse fasce della società; esiste un conflitto di interesse potenziale nel ruolo della Bce quale consulente tecnico della Troika in relazione al mandato di politica monetaria; non ci sono state regole vincolanti e procedure per assicurare il controllo democratico a livello nazionale ed europeo. Di qui la proposta di sostituire la Troika con una Fondo monetario europeo che operi sulla base degli interventi finanziari dello European Stability Mechanism e dell’”expertise” della Commissione. Secondo il presidente della commissione affari economici e monetari Roberto Gualtieri, la valutazione dell’avvocato generale della Corte conferma l’impostazione del Parlamento sulla necessità di conferire alla Bce “lo status di osservatore silenzioso con funzioni consultive trasparenti e chiaramente definite e non quello di partner negoziale a pieno titolo”.

La Commissione non prevede iniziative quest’anno: il termine Troika non compare in alcuno dei documenti sul programma di lavoro appena varato. Per ora Jean Claude Juncker non è andato aldilà della semplice e perfino ovvia osservazione che si deve “riflettere sulla Troika per renderla più democratica”. Il francese Pierre Moscovici, il socialista responsabile degli affari economici, ha indicato che “non si può andare avanti con la Troika così come è adesso”. Il suo predecessore finlandese Olli Rehn, oggi parlamentare europeo nelle file liberali, ha dichiarato al Financial Times che se la Corte confermerà l’impostazione dell’Avvocato generale e la Bce attiverà il programma Omt “ciò significherà l’inizio della fine dell’attuale versione della Troika e ciò spingerà a un’altra importante riforma istituzionale dell’Eurozona”. Molti sono convinti che questa fase sia già aperta anche se la Bce non si appresta a decidere una operazione Omt sotto condizionalità per un paese che ne fa richiesta, ma una grande operazione di acquisto di bond sovrani per evitare la deflazione. Le due operazioni sono distinte, ma la valutazione dell’Avvocato generale spagnolo fornisce gli argomenti per chiarire eventuali dubbi giuridici su quella attesa il 22 gennaio.