Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

LETTERA DA BRUXELLES Francia e Germania rilanciano la Tobin Tax con l’occhio alle elezioni

  Berlino e Parigi vogliono dare un segnale politico sulla tassazione delle transazioni finanziarie prima delle elezioni europee. E’ un tentativo di dimostrare alle opinioni pubbliche che l’azione per riequilibrare i costi della sregolatezza finanziaria e migliorare la giustizia fiscale è al centro dell’agenda politica nazionale ed europea. L’attesa, però, è molto limitata: la stessa presidenza greca dell’Unione europea si aspetta solo un “confronto sullo stato del negoziato”. Ora si parla di un’attuazione morbida e progressiva della Tobin Tax (la tassa continua a essere denominata in questo modo) che si focalizzerebbe su azioni e derivati. Le grandi banche europee sono in allarme, si teme lo spostamento di business finanziario a Londra e Lussemburgo. La Bce sempre scettica. Il cantiere è aperto da due anni e mezzo.



  E’ difficile distinguere tra volontà reale ed effetto annuncio. La cosa certa è che Berlino e Parigi vogliono prendere una decisione “politica” su un primo “pacchetto di misure”. Lo hanno annunciato qualche settimana fa i ministri delle finanze Schaeuble e Sapin precisando che la decisione sarebbe stata presa “prima delle elezioni”. E il presidente francese Hollande aveva precisato che una tassa “imperfetta” è preferibile a non avere alcuna tassa. Non stupisce dunque che i contenuti precisi della Tobin Tax “possibile” su scala europea siano ancora piuttosto vaghi. I paesi della “cooperazione rafforzata” sono 11: oltre a Francia e Germania Italia, Belgio, Estonia, Grecia, Spagna, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia.
  Tanta circospezione sul calendario della tassa, sulla sua estensione, sulle esclusioni dopo le grandi battaglie condotte in decine di riunioni tecniche per evitare imbrigliamenti nella gestione del debito pubblico da parte degli Stati (condotte anche dall’Italia che ha già introdotto un prelievo nazionale sulle transazioni finanziarie nel 2013 come la Francia che l’ha introdotto nell’agosto 2012) non stupisce nessuno: per grandi gruppi come Deutsche Bank e Bnp Paribas i prodotti derivati rappresentano un mercato molto importante.
 La proposta della Commissione europea indica un prelievo di 0,1% per azioni e obbligazioni e 0,01% per i prodotti derivati. Quando venne presentata (febbraio 2013) veniva indicata la data del 2014 per l’entrata in vigore. Per moderare gli effetti della Tobin Tax c’è chi pensa di tornare indietro sul principio di residenza in base al quale se una delle due parti della transazione è stabilita in uno degli undici paesi che partecipano alla “cooperazione rafforzata” l’imposizione scatta indipendentemente dal luogo in cui avviene la transazione (sulla scorsa di una valutazione legale del Consiglio). Si tratta però di un principio basilare della proposta, che permetterebbe di tassare transazioni che avvengono fuori dalla zona degli ‘11’. Stando a indiscrezioni circolate a Parigi potrebbe essere questa la soluzione per poter includere fin dall’inizio la tassazione dei derivati. L’idea sarebbe di partire con azioni e alcuni tipi di derivati da ampliare successivamente. 
  Il ministro francese Sapin ha indicato che lunedì ci sarà “una decisione di principio”. Un modo per smorzare le aspettative confermando che i governi non hanno abbandonato l’idea di tassare le transazioni finanziarie. I tempi saranno lunghi per molte ragioni: le varie opzioni sul tavolo sull’estensione della copertura delle transazioni da tassare, sui diversi calendari di avvio devono essere valutate nel loro impatto economico e finanziario aggregato e paese per paese. La presidenza greca sottolinea che sono necessarie “informazioni dettagliate e quantificate” delle entrate previste.
 Di Tobin Tax parleranno martedì tutti i ministri dell’Ecofin in seduta pubblica: ci si aspetta un fuoco di fila britannico-svedese contro. Londra ha appena ‘perso’ alla Corte di Giustizia, che ha ‘bocciato’ il ricorso preliminare contro la “cooperazione rafforzata” perchè la decisione degli ‘11’ non contiene disposizioni che possano far supporre che la Tobin Tax  produrrà gli effetti negativi extra-territoriali denunciati dal Regno Unito. Le vere battaglie si vedranno successivamente.