LETTERA DA BRUXELLES Rapporto Bruegel, salvataggi ok ma non c’è spazio per l’ottimismo

I programmi di salvataggio dei paesi Eurozona travolti dalla crisi finanziaria erano fondati su valutazioni macro-economiche troppo ottimistiche, la disoccupazione è aumentata più di quanto atteso e se l’Irlanda è uscita con successo dalla fase degli aiuti/commissariamento e il Portogallo si appresta a seguirla, i governi devono essere consapevoli che molti problemi restano. Le prospettive di crescita per Irlanda, Portogallo e Cipro sono debolissime, troppo per avere effetto sull’occupazione. La Grecia si trova nella situazione peggiore. E’ questa la conclusione del rapporto che quattro economisti del ‘think tank’ europeo Bruegel hanno preparato per il Parlamento Ue, un avvertimento ai responsabili politici europei a smetterla di diffondere eccessivo ottimismo sulla riuscita dei programmi della Troika.



  Ci sono vari modi per valutare i programmi di salvataggio e non ci si può accontentare ad applaudire al ritorno sui mercati dell’Irlanda. Della Spagna i quattro economisti del centro Bruegel: André Sapir, Guntram Wolff, Carlos de Sousa e Alessio Terzi, non si occupano perché l’intervento europeo è stato limitato al sistema bancario. La prima osservazione riguarda la misura del successo dell’intervento della Troika sulla base del ritorno al finanziamento del debito sui mercati. Da questo punto di vista l’Irlanda sta a posto: i mercati l’hanno premiata con tassi molto bassi in linea con le aspettative. Peraltro nel 2013 lo spread rispetto ai titoli pubblici tedeschi era già calato del 54% a fronte di un calo per i titoli spagnoli del 44%, francesi del 37%, portoghesi del 35%, italiani del 32%. Il programma del Portogallo viene giudicato dai mercati positivamente e non ci sono tensioni particolari per la scadenza di maggio, quando terminerà. Ci sono però dei dubbi dovuti alle debolezze strutturali dell’economia, debolezza che esistevano prima della crisi: negli anni del boom immobiliare, dei bassi tassi e dell’aumento del deficit la crescita era anemica. L’uscita dal programma di aiuti viene giudicata dai 4 economisti “fattibile, ma dovrebbe essere accompagnata da un linea di credito cautelativa”. Il programma greco non può essere considerato un successo: intanto è il secondo programma dopo un taglio del valore del debito, poi ci sono i dubbi che ce la faccia a tornare sul mercato senza “qualche forma di svalorizzazione del debito detenuto da istituzioni pubbliche”. Quanto a Cipro è troppo presto per dire se e come concluderà il salvataggio a maggio 2016.
  Un secondo modo per valutare i programmi è se sono stati rispettati gli obiettivi. In tutti e quattro i paesi il debito pubblico è aumentato più di quanto previsto principalmente a causa della caduta del prodotto. Ciò è dovuto, secondo gli economisti di Bruegel, alla combinazione di diversi fattori tra i quali emergono sostanziali errori di valutazione sull’azione dei moltiplicatori fiscali (sono i rapporti tra la riduzione dei disavanzi pubblici e la riduzione del pil risultati più ampi di quanto previsto); il deterioramento della fiducia degli investitori finanziari sulla capacità dell’Eurozona di gestire la crisi; le valutazioni iperottimistiche sulle condizioni di partenza delle economie; la sottovalutazione della fragilità dei sistemi amministrativi e l’assenza di assunzione piena della responsabilità politica da parte dei vertici istituzionali nazionali.
  Un terzo criterio di analisi riguarda il confronto tra risultati e aspettative. In Grecia, Irlanda e Portogallo la caduta della domanda interna è stata più forte di quanto anticipato, ciò vale anche per l’aumento della disoccupazione, per il calo delle importazioni (nel frattempo la recessione si stava generalizzando nell’Eurozona). Le esportazioni però sono andate meglio di quanto previsto e la bilancia commerciale e i conti esterni sono migliorati oltre le attese e più velocemente. Quanto alle condizionalità degli aiuti, “raramente” gli aspetti della povertà, dell’equità sociale e della diseguaglianza appaiono nei documenti ufficiali della Troika (in tutto quattromila pagine per i quattro programmi di salvataggio, a dispetto di quanto indicato più volte dai responsabili politici europei nelle recenti audizioni al Parlamento.
 La conclusione è questa: per l’Irlanda tutto ok anche se restano problemi nel sistema bancario; Portogallo e Cipro ce la faranno a uscire dal programma; la Grecia è ancora un grande punto interrogativo. Purtroppo “l’opinione corrente tende a focalizzarsi sull’uscita come misura di successo – scrivono gli economisti –, ciò è comprensibile, ma dovrebbe essere parzialmente contrastatoa: è comprensibile che i politici dei paesi sotto salvataggio, dell’area euro e delle istituzioni europee gioiscano per le buone notizie dopo così tante notizie cattive soprattutto prima delle elezioni europee e nazionali, però restano molti problemi”. Alta disoccupazione, prospettive di crescita deboli, alto debito privato in un contesto di economia globale fragile, tendenze deflazionistiche all’opera, restrizione del credito bancario dovrebbero spingere alla massima cautela quando si considera l’uscita dai programmi. Meglio cautelarsi.