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E’ la Francia il vero “malato” dell’Eurozona (ma niente allarmi)

E’ la Francia il malato d’Europa. Non l’Italia, anche se l’Italia ha debolezze strutturali particolarmente serie (che stanno alla base della perdita di competitivita’), alle quali si aggiungono i rischi di instabilita’ politica. A tali fattori di incertezza per l’Italia fa da contrappeso, pero’, una situazione di bilancio “sostenibile” agli attuali livelli di rendimento dei titoli sovrani grazie al forte surplus primario. E’ questa la conclusione dell’ultimo rapporto del Lisbon Council, ‘think tank’ di Bruxelles, che va contro corrente sulla valutazione delle strategie tedesche: il surplus di parte corrente della Germania non è una scelta a danno dei paesi vicini e, in ogni caso, si sta normalizzando.


  Tre i punti critici della Francia, secondo gli economisti del Lisbon Council: e’ uno dei paesi in cui la spesa pubblica in rapporto al pil e’ piu’ elevata; conduce politiche eccessivamente orientate all’interno con il risultato che la quota di esportazione continua a declinare; la competitivita’ e’ indebolita da un aumento eccessivo dei costi del lavoro e da norme restrittive che rendono “piu’ difficile assumere e licenziare rispetto a qualsiasi altro paese dell’Eurozona con l’eccezione della Slovenia”. Di piu’: secondo il Lisbon Council in Francia pesa enormemente “un’avversione alle riforme e le sue politiche rappresentano un rischio per tutti”.

  E’ una valutazione a tinte forti. Il commissario Olli Reh, pure non tenero con la Francia, non la sottoscrive pienamente. Richiesto di stabilire una gerarchia tra i paesi piu’ “malati” tenendo conto dell’Italia, Rehn evita accuratamente la risposta invitando ad analisi piu’ articolate. L’Italia, come la Francia, deve “intensificare le riforme economiche” per migliorare la competitivita’, entrambi i paesi “sono chiaramente indietro rispetto a quanto hanno fatto paesi come Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia”.

   Fin qui niente di nuovo. Il quadro che emerge dal rapporto del Lisbon Council non e’ diverso dalle valutazioni di consenso (da quelle della Commissione europea a quelle del Fondo monetario o dell’Ocse). Cio’ che colpisce è che gli sforzi di riforma e consolidamento dei paesi che non hanno avuto bisogno di essere ‘salvati’ dall’Eurozona e del Fmi vengono messi a confronto con il ‘quartetto delle periferie’: Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Senza gli aiuti finanziari esterni avrebbero fatto fallimento (forse con l’unica eccezione della Spagna). “Una delle ragioni principali perche’ adesso la Francia emerge come il vero problema dell’Europa è che i paesi dell’eurocrisi sono migliorati molto”. Irlanda e Spagna stanno per salutare la Troika (“Good bye Troika”), il Portogallo li seguira’ nel 2014 (questa prospettiva al momento non e’ piu’ cosi’ certa), Cipro sarebbe addirittura in odore di un rilancio stile repubbliche baltiche. La Grecia sta peggio di tutti, ciononostante il suo bilancio primario quest’anno sembra essere in equilibrio. Andando meglio l’acciaccata periferia, risaltano piu’chiari i difetti dei paesi che hanno traccheggiato. Non ci vuole un fine pensatore per arrivare a tali conclusioni. In ogni caso, non e’ il momento degli allarmi. Il quadro francese è chiaro: per quanto sia reale e criticabile l’avversione francese alle riforme, il Lisbon Council non se la sente di alzare la temperatura: “La Francia non e’ un ovvio candidato a una crisi finanziaria, la sua posizione di bilancio con un deficit di solo il 4% del pil e’ troppo forte e oltretutto gode di un’implicita garanzia tedesca contro le turbolenze finanziarie”.

  E anche il quadro italiano e’ abbastanza chiaro. L’Italia è l’Italia, con la sua politica turbolenta e i suoi sforzi di riforma un po’ poco convincenti”, i progressi “a macchia di leopardo”, e’ scritto con amara sufficienza nel rapporto. Pero’ il Lisbon Council non puo’ fare a meno di riconoscere che la posizione di bilancio italiana “e’ facilmente sostenibile” a patto che gli spread restino dove sono. La situazione e’ difficile, non certo catastrofica.