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Italia rimandata a settembre Ue preme per 3-4 miliardi di aggiustamento in più

La Commissione europea non ha bocciato seccamente, piu’ propriamente l’ha ‘rimandata a settembre’ chiedendo al governo di fare maggiori sforzi per garantire un calo del debito in linea con gli impegni europei. Se li farà potrà usare la clausola degli investimenti, sulla quale il no oggi è stato, questo si’, molto secco. In sostanza, a quanto indicano fonti comunitarie, potrebbe essere necessario avere un aggiustamento nell’ordine di 3-4 miliardi in piu’ nel 2014 per ottenere lo ‘sconto’ sugli investimenti per progetti co-finanziati. In questo senso va la pressione di Bruxelles. Olli Rehn ha lasciato la porta aperta. Il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni rifiuta di parlare di “bocciatura” e ribadisce che le misure per rispettare gli obiettivi di debito/pil sono in corso di definizione e il risultato finale sarà garantito.

 Lo stesso Olli Rehn ha parlato di semaforo “arancione” per l’Italia, che si trova nel gruppo di 5 paesi Eurozona con leggi finanziarie 2014 a rischio di non rispettare gli impegni europei di bilancio. Si tratta di Spagna, Lussemburgo, Malta e Finlandia. Non è il deficit in discussione e non è l’anno 2013. Il problema per la Commissione è l’anno prossimo: non ci sono progressi sufficienti di riduzione del debito/pil a causa di un aggiustamento strutturale dei conti pubblici non adeguato: secondo le stime comunitarie lo sforzo in termini strutturale è dello 0,12% del pil a fronte di 0,66% richiesto. Bruxelles pero’ non chiede manovre di tale entità (circa 7,5 miliardi di euro), a quanto risulta per la Commissione europea 3-4 miliardi di tagli alla spesa corrente o reperiti con altri mezzi (misure strutturali, non di effetto temporaneo) potrebbero bastare per una ‘promozione’. Che a quel punto implicherebbe il via libera alla flessibilità nella valutazione del percorso di aggiustamento dei conti pubblici relativa agli investimenti in progetti co-finanziati di interesse europeo (incorporati nella finanziaria 2013 per un  ammontare pari a 0,2-0,25% del pil). In termini pratici, occorre tagliare la spesa di un ammontare pressocchè simile a quello per il quale viene chiesta flessibilità nei calcoli del deficit.

  Non è un quadro di rottura e in questo senso ha ragione il ministro dell’economia. Il quale oggi ha ribadito che non ci sono problemi perchè quanto chiesto da Bruxelles è già nella ‘pipeline’ del governo. I tagli di spesa daranno frutti già nel 2014, c’è la valutazione delle quote Bankitalia, ci sono gli incassi per il rientro dei capitali fuggiti all’estero. Ma non è che sia tutto normale, perché di mezzo ci sono le fibrillazioni politiche costanti, le incertezze del vaglio parlamentare. Bruxelles teme che la legge di stabilità venga indebolita. “Ogni giorno è un giorno difficile, sensibile per l’Italia” ha detto Rehn, ma la Commissione deve prendere decisioni comunque. E’ chiaro che brucia e molto il no secco alla ‘clausola’ degli investimenti. Dalle parole di Rehn si capisce che la Commissione vuole presentarsi animata dalle migliori intenzioni verso l’Italia, non chiude le porte sulla ‘clausola’ ma ha bisogno di giustificare tale flessibilità con il rispetto delle regole sul debito. Non bisogna dimenticare che metà dei ministri europei è contraria a quella ‘clausola’. La Commissione si muove in un terreno minato.