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Ritmo dell’aggiustamento ecomico e disoccupazione, l’ultimo allarme di Juncker

La disoccupazione, arrivata a un livello drammatico (quasi al 12%, record a novembre), ci sta schiacciando, abbiamo sottovalutato il problema. Sono legittimi i dubbi sul ritmo
dell'aggiustamento economico in certi paesi, quelli sotto programma di salvataggio. A questo punto occorre riscoprire concretamente la dimensione sociale dell'unione economica e monetaria con misure come il salario minimo in tutti i paesi Eurozona altrimenti perderemo la credibilita' e il sostegno dei lavoratori. Non ha avuto peli sulla lingua Jean Claude Juncker nell'audizione all'Europarlamento, tirando in ballo perfino Karl Marx. E' stata l'ultima 'zampata', dato che tra pochi giorni lascera' la presidenza dell'Eurogruppo. Juncker si e' sentito piu' libero del solito, ma i suoi allarmi riflettono un dibattito reale in corso tra i governi e la preoccupazione per i tempi duri nel rapporto con le opinioni pubbliche.



  Dopo otto anni passati alla testa dell'Eurogruppo e' ovvio che Juncker voglia  lasciare con una specie di 'testamento' politico. Naturalmente ha condiviso in questi anni tutte le scelte compiute dai governi,condividendo inevitabilmente tutta la responsabilita' degli errori compiuti, delle sottovalutazioni (anche quella sulla disoccupazione crescente). Piu' che una critica a qualcuno, quella di oggi e' stata in parte una autocritica per decisioni e comportamenti che coinvolgono molti membri presenti e passati dell'Eurogruppo se non tutti, dato che non ha notizia di dissensi sulle decisioni prese. La novita' e' che Juncker ha sparso dubbi a piene mani sul percorso di aggiustamento in atto nei paesi sotto programma di salvataggio. Tuttavia non li ha specificati evocando un problema generale di 'visione sociale' assente nell'azione europea perche' non ci si puo' limitare alla semplice azione di 'austerita' punitiva'. Ha rilanciato l'idea di un salario minimo (esiste in 20 Stati, non esiste in Italia) e di un complesso di diritti sociali minimi a livello Eurozona senza i quali non potra' essere fronteggiato il malcontento dei cittadini. Se l'e' presa con gli anglosassoni che scommettevano sulla rottura dell'Eurozona e sui 'filosofi' del Nord Europa che dividono i virtuosi dai lassisti, i buoni dai cattivi. Ce n'era per la cancelliera tedesca come per olandesi e finlandesi: "Siamo diventati arroganti, non conosciamo la storia e non amiamo quelli che non sono come noi", ha detto ad un certo punto riferendosi a chi pensava a un'Eurozona senza piu' la Grecia. E se l'e' presa con gli straricchi e non solo con i miliardari greci che trasferiscono i loro patrimoni in altri paesi (compresi quelli dell'Eurozona): "Vorrei che in Europa si faccia sostenere gli effetti della crisi a chi e' piu' forte".
  Ancora: Juncker ritiene necessario prevedere "un sistema di ricompense" ai paesi sotto salvataggio che rispettano gli impegni assunti perche' la solidarieta' deve agire da incentivo. Insomma, i toni sono stati quasi da 'campagna elettorale'. Europea, si intende, perche' sebbene auspichi di essere confermato premier del Lussemburgo, incarico che gli basta (adesso), presto si libereranno nuovi posti: i mandati di Jose' Barroso alla Commissione e Herman Van Rompuy alla Ue scadono nel 2014.