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L’Eurogruppo ha bisogno di una svolta

Grande scalpore nei media (non solo italiani) per l’annuncio di Jean Claude Juncker, non disponibile a guidare ancora l’Eurogruppo, la formazione dei ministri delle finanze dei paesi a moneta unica. Motivo: la stanchezza per le troppe ingerenze di Francia e Germania che si comportano, parole del premier lussemburghese, come se fossero gli azionisti unici dell’unione monetaria. Che abbia ragione Juncker sulla coppia franco-tedesca e, in particolare, sul modo in cui la coppia Merkel-Sarkozy ha gestito la crisi europea, lo diamo per scontato. Che il motivo del ‘non contate su di me’ sia quello accampato, invece, è difficile crederlo per la semplice ragione che parlare oggi di coppia franco-tedesca come se nulla fosse successo in Europa negli ultimi mesi è una sciocchezza. Primo perché tra Merkel e Sarkozy si è messo Monti, rompendo lo schema classico dei prevertici chiusi a due. Non è questione di persone è questione che è cambiato il contesto. E qui veniamo al secondo motivo: il tandem franco-tedesco si è rivelato quasi sempre arrogante, ma si è rivelato soprattutto non all’altezza dei problemi posti dalla crisi e ha pure commesso degli errori madornali. Basta ricordare a questo proposito la riunione di Deauville nell’ottobre 2010 quando Merkel e Sarkozy, alla vigilia di una decisione dei ministri finanziari, hanno stretto un patto per ammorbidire le sanzioni nelle procedure europee per deficit pubblico, salvo poi fare fuoco e fiamme per stringere le stesse regole con il ‘fiscal compact’ nove mesi dopo. Quello sì che sarebbe stato un momento buono per dimettersi, se proprio si voleva contrastare l’ingerenza del tandem franco-tedesco.
 Diciamola tutta: anche l’arguto, lo sperimentato, l’abilissimo negoziatore, il preparatissimo ‘decano’ delle vicende europee degli ultimi 17 anni (nessun capo di stato o di governo europeo è stato piu’ tempo al vertice del potere, visto che è primo ministro dal gennaio 1995) ha fatto il suo tempo. E’ presidente permanente dell’Eurogruppo da quando esiste tale carica, primo gennaio 2005. Se restasse al suo posto sarebbe il terzo mandato. Perché è rimasto così a lungo? Perché è autorevole, perché non è né francese né tedesco in una fase in cui non c’erano molte alternative. Insomma, ha prevalso la continuità. Oggi la continuità andrebbe spezzata e in qualche modo lo stesso Juncker lo ha indicato sostenendo la candidatura di Schaueble. Lo affermiamo da tempo: un modo per aiutare la Germania a pensare e agire in senso ‘europeo’ è fornirle degli incentivi (dopo i giusti e duri confronti politici). Una presidenza tedesca dell’Eurogruppo rassicurerebbe le élite e l’opinione pubblica tedesche: il binario sul quale si muove l’Eurozona non andrà contro gli interessi tedeschi. Nello stesso tempo obbligherebbe la Germania ad assumere per forza di cose un approccio diverso da quello semplicemente “tedesco” pena la perdita della capacità di esercitare una ‘leadership’ (e anche la perdita della presidenza dell’Eurogruppo). Naturalmente sono enormi le difficoltà politiche di una scelta del genere, ma se ci si pensa bene forse i vantaggi potrebbero essere superiori agli svantaggi. Tanto nulla si fa nell’Eurogruppo contro la Germania, tanto vale metterla alla prova. Se la Germania ci stesse, cosa che non è poi così scontata.