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LETTERA DA BRUXELLES Eurozona: un pezzo importante della partita si sposta al G20

In una accurata nota che raccoglie tutti i dati sull’Europa e il G20, la Commissione Ue offre degli spunti molto interessanti per una riflessione sulle ultime decisioni anti-crisi. Prendiamo l’indebitamento. Nel 2010, anno in cui solo Grecia, Irlanda e Spagna si trovavano con una crescita sotto zero, la Ue aveva un deficit/pil aggregato molto più basso di quelli americano e giapponese: 6,4% contro 8,4% e 8,1%. Il debito era all’80% contro l’84% del Canada, il 94,4% degli Usa e il 220% del Giappone. E l’inflazione? 2,1% nella Ue, 1,6% nell’Eurozona, tra le più basse del mondo. Quasi il migliore dei mondi possibili. Peccato che tutto ciò non abbia contato nulla ai fini della fiducia sulla capacità di fronteggiare la situazione. La ragione è semplice: ciò che si può aggregare in statistica (i dati sull’indebitamento) non si può aggregare in termini politici e istituzionali (una unione monetaria poco unita e senza una direzione integrata in cui solo la gestione della moneta è federata).



 Il fatto di avere i conti pubblici migliori di quelli di altre aree del mondo, meno indebitamento privato (rispetto agli Usa) non impedisce all’Europa di avere estremo bisogno di un intervento esterno. L’Eurozona da sola non ce la farà a mettere in pratica il complesso delle misure decise la scorsa settimana per il riscadenzamento del debito greco con un ‘haircut’ del valore nominale dei titoli, la ricapitalizzazione delle banche, il sostegno delle emissioni sovrane sul mercato primario e secondario. Per questo la riunione di Cannes fra una settimana sarà molto importante: si tratterà di vedere se paesi come Cina, Brasile, Russia, Arabia Saudita, India intendono partecipare alle operazioni del Fondo salva-stati (Efsf) e assicurare il decollo dei veicoli finanziari speciali per acquistare debito sovrano. Secondo indiscrezioni pubblicate sulla stampa internazionale, la Cina sarebbe pronta a investire 50-100 miliardi di dollari, ma vuole conoscere tutti i dettagli dell’operazione salvataggio. Il direttore dell’Efsf Klaus Regling è volato a Pechino per capire le intenzioni del governo, forte del fatto che finora il 40% delle obbligazioni emesse dal Fondo salva-stati sono state sottoscritte da investitori asiatici (la metà è stata acquistata dal Giappone). I bond Efsf continueranno a essere considerati davvero strasicuri?
  Per quanto si sa, Brasile e Russia sono disposti a partecipare alla difesa dell’Eurozona solo attraverso il Fondo monetario. Ma passare per il Fmi, nel caso di un intervento paese per paese, significa passare sotto le forche caudine di un programma con dure condizioni. Di qui l’idea do creare un sistema di assicurazione dei crediti da offrire agli investitori attraverso un fondo speciale “agganciato” al Fmi nel quale far confluire i capitali dei fondi sovrani extra Eurozona. E’ noto che gli Usa non vedono di buon occhio un intervento del Fondo monetario sotto qualsiasi forma, a parte quanto sta già facendo per singoli paesi partecipando ai prestiti europei nella misura di un terzo (Grecia, Irlanda e Portogallo).
 Insomma, non è un caso che nelle conclusioni del vertice Eurozona, di un ruolo allargato del Fondo monetario internazionale non ci sia traccia, nonostante la direttrice Christine Lagarde abbia partecipato a tutte le fasi delle discussioni politiche e tecniche a Bruxelles. Per questo vanno sciolti rapidamente tutti i dubbi sui dettagli mancanti del pacchetto Grecia-debito sovrano e sulla possibilità di valutare con sufficiente precisione i suoi rischi visto che le garanzie ultime per il sostegno al debito sovrano Eurozona vengono offerte da stati piuttosto vulnerabili (basta ricordare il timore che la Francia possa perdere la tripla A in conseguenza di un peggioramento dei conti pubblici). E’ chiaro ormai che un pezzo molto importante della partita europea si sta giocando in un ambito molto più ampio: G20 prima e ‘board’ Fmi poi.