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Il pressing sull’Italia è un argine anche per la Francia

Non si capirebbe tanta pressione sull'Italia perché decida subito misure per rafforzare la crescita e un calendario più preciso per ridurre il deficit e il debito se proprio l'Italia non fosse il possibile candidato numero uno a usare il Fondo salva-stati (Efsf) nella sua nuova versione per sostenere i titoli sovrani. Candidato più probabile della Spagna, che come si é capito dal vertice Ue di fine settimana non viene più ritenuta in "prima linea". Il ricorso all'Efsf implicherebbe un grado più elevato di controllo europeo sulle scelte economiche e finanziarie, non certo al livello di Grecia, Irlanda e Portogallo ma sicuramente più stringente di quello cui é soggetta adesso l'Italia. Che a Bruxelles si lavori sui possibili scenari tra cui questo non stupisce, anzi dovrebbe essere considerato una garanzia il fatto che a livello tecnico ci si prepari a qualsiasi evento. Nessuna decisione é stata presa (per la Commissione non ci sono "sviluppi" in questo senso) e ciò é importante, ma non sminuisce i rischi di fronte ai quali si trova il paese. Bisogna anche aggiungere che la barriera autodifensiva dell'Italia (nuove misure per recuperare fiducia di mercati e partner) o l'eventuale intervento dell'Efsf sono barriere difensive per la Francia, che teme di perdere il massimo certificato di affidabilità, la fatidica tripla A. Se la Francia perdesse la tripla A cadrebbe tutta l'impalcatura del Fondo salva-stati che sulle triple A si fonda. La gestione della crisi richiede la costruzione di un 'puzzlé di cui non si può fare a meno di alcun elemento.