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Il caso Italia tra ultimatum e sorrisi di commiserazione

La Spagna è uscita dalla prima linea della crisi finanziaria, l’Italia sta per entrarci se non darà subito risposte convincenti ai mercati e ai partner europei. Quasi un ultimatum. Piaccia o non piaccia questa è la conclusione cui sono arrivati diversi leader che contano in Europa. Parliamo di Sarkozy, Merkel, Van Rompuy, Barroso. Più o meno la stessa cosa si pensa in tutte le capitali del nord Europa. Piaccia o non piaccia l’Italia viene considerata un pericoloso fattore di complicazione della crisi. A novità è che lo si dice apertamente sia pure in modo indiretto. Se c’è una cosa che le febbrili e lunghissime riunioni di questi giorni a Bruxelles hanno dimostrato è proprio questo. Non è solo questione degli sguardi eloquenti e i sorrisi quasi di commiserazione tra il presidente francese e la cancelliera tedesca durante la conferenza stampa alla domanda se Silvio Berlusconi li avesse convinti sugli impegni dell’Italia per uscire dalla crisi.
  Tanto per seguire la cronaca del vertice Ue, nessuno ha ritenuto necessario prendere da parte il premier spagnolo Zapatero. Con Silvio Berlusconi hanno voluto parlare Sarkozy, Merkel, Van Rompuy e Barroso e non per ascoltarlo soltanto. E’ vero che la Spagna è commissariata e l’Italia no, ma il governo ha già ricevuto una lettera della Bce con l’elenco delle cose da fare. Un pezzetto della strada verso il commissariamento è stato già percorso. E’ un fatto che al vertice europeo Berlusconi una raccomandazione speciale l’ha avuta: il pacatissimo Van Rompuy ha detto chiaro e tondo che l’Italia “deve rassicurare mercati e partner” sul fatto che le misure adottate saranno attuate. Con urgenza. Naturalmente, Van Rompuy, il cui ruolo diventa sempre più forte apprestandosi anche a coordinare il lavoro comune dei capi di stato e di governo dell’Eurozona e non solo dell’Unione europea, ha indicato che la situazione dell’Italia è fondamentalmente diversa da quella di altri stati. Pensava alla Grecia. E infatti l’altro leader europeo “convocato” è stato il greco Papandreu. Una cosa bisogna aggiungere: l’idea che la crisi dell’Eurozona non si risolve per colpa dell’Italia è una, peggio un falso. Così come anche va ricordato che la Francia sta correndo un rischio: perderela tripla A. Se ciò avvenisse l'intera impalcatura del salvataggio degli stati crollerebbe. Ma che l’Italia oggi sia ritenuta un fattore di sfiducia che chiama in causa direttamente la credibilità del governo è un dato di fatto.