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LETTERA DA BRUXELLES Spionaggio economico nuova emergenza per l’industria

Tre dirigenti della Renault sotto accusa per aver venduto (forse) alla Cina informazioni segrete sulla futura auto elettrica. Un furto informatico di diritti di emissionidi Co2 in cinque paesi che ha portato al blocco delle transazioni sul mercato in tutta Europa. Cose diverse, naturalmente: la prima rientra nei classici dello spionaggio industriale, la seconda è una rapina informatica in un sistema di gestione degli scambi di ‘titoli’ equivalenti a diritti a emettere gas a effetto serra. I titoli sono stati venduti abusivamente dopo essere stati rubati ai proprietari. Ce n’è comunque quanto basta per un allarme su scala europea. Tra l’incudine della concorrenza all’interno del mercato unico e il martello dell’avanzata asiatica, cinese in particolare, l’industria si sente scoperta e i governi anche di più. Dappertutto sono in allarme le sezioni speciali dei servizi di sicurezza nazionale. Lo spionaggio economico sembra essere diventata una vera emergenza, se ne parla poco ma così è.



  Niente di nuovo, si può dire, dal momento che la storia dell’industria è piena di episodi di spionaggio, tanto più intenso perchè tanto più facile nell’era dell’informatica: dall’«insider» che vende i documenti fotocopiati all’intrusione nei computer il passo è stato piuttosto breve. Qualche tempo fa i servizi segreti britannici, stando alle informazioni pubblicate da The Sunday Times, avevano passato in rassegna i niovi metodi d’approccio dei quadri aziendali occidentali seguiti da non meglio precisati «servizi» cinesi. A parte gli scenari da film come le stanze d’albergo passate al setaccio, l’allarme riguardava i particolare i regali fatti circolare durante i saloni commerciali. Sotto tiro le chiavette Usb, ormai diventate un ‘must’ in quasi ogni convegno, sempre più stilizzate, colorate, rivestite di morbidsa gomma o scintillanti : una volta connesse al computer della vittima, una «backdoor» (un piccolo programma informatico) permette il controllo a distanza del pc. Un vero cavallo di Troia.   Le intromissioni informatiche, il vero nemico di oggi, non ha mandato in soffitta i sistemi collaudati per ottenere illecitamente informazioni strategiche sui quali in tutta Europa i governi cercano di sensibilizzare le imprese: si va dalla richiesta esplicita di informazioni (spesso sottoforma di sondaggi di marketing) alle visite commerciali nelle sedi da parte di delegazioni estere (l’obiettivo della visita è un prodotto x ma l’interesse segreto è per il prodotto y), dall’offerta di servizi da parte di ‘esperti’ che lavorano per la difesa di un altro paese agli avvicinamenti durante esposizioni, seminari e congressi internazionali, dal coinvolgimento diretto di impiegati vecchi, presenti o stagisti al finto cliente e all’infiltrazione nel capitale della società. Secondo Olivier Buquen, delegato interministeriale alla ‘intelligence’ economica francese, ci sono tre categorie di minacce: la prima riguarda gli attivi strategici” di un’azienda, le loro infrastrutture, il personale chiave, i brevetti o i prototipi; la seconda ha come obiettivo l’immagine della società, dei suoi dirigenti o dei prodotti attraverso la disinformazione; la terza ha come obiettivo il capitale con partecipazioni acquisite da investitori mascherati”.
 Oggi è la Francia a sentirsi accerchiata e il caso Renault, con tutte le zone d’ombra, gli strani comportamenti della società che non avvertì lo Stato di quanto accaduto, la forte irritazione della Cina per i sospetti a suo carico, ha riacutizzato l’attenzione del governo sugli strumenti per difendere i ‘campioni nazionali’ in nome della sicurezza tecnologica. Scotta ancora il caso Valéo con la giovane stagista cinese Li Li Whuang condannata a un anno di prigione: nel 2005 era stata accusata di aver scaricato su un hard disk informazioni confidenziali prese dalla rete aziendale. Dopo due anni di indagini gli inquirenti non sono riusciti a dimostrare il trasferimento di dati all’estero con il risultato che la stagista è stata condannata non per spionaggio industriale ma solo per abuso di fiducia. Il ministro dell’industria Eric Besson ha parlato senza mezzi termini di un paese in piena «guerra economica» e ha messo al lavoro una squadra di esperti del ministero per rafforzare gli obblighi sulla sicurezza dei segreti industriali per le imprese che beneficiano del denaro pubblico (lo stato ha una quota del 15% in Renault).  Secondo una stima fatta filtrare dai servizi di sicurezza, un’impresa francese su quattro sarebbe già stata oggetto di spionaggio industriale. Così l’Agence nationale de sécurité des systèmes d’information e il Club des directeurs des systèmes d’information hanno confezionato una guida delle pratiche migliori per difendersi da incursioni spionistiche durante i viaggi di lavoro all’estero, altro terreno di ‘gioco’ privilegiato dello spionaggio.
  Il caso Renault ha fatto emergere anche un altro lato della questione: qual è il livello di consapevolezza dei rischi nel mondo dell’impresa? Sembra una domanda dalla risposta scontata e invece non lo è se attribuiamo credibilità a un esperto del settore come Richard Power, che ha messo in piedi un dipartimento per la sicurezza a Deloitte e fa parte dell’istituto di ricerca CyLab (cyber security) all’università Carnegie Melloan: “Vent’anni di esperienza mi hanno dimostrato che la più grande debolezza delle società di fronte allo spionaggio economico è la cultura dei consigli di amministrazione: al più alto livello delle imprese non si prenda la sicurezza sul serio, si pensa che siano cose che accadono solo nei film”.
  A ogni modo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Tra le interessanti notizie diffuse da WikiLeaks ce n’è anche qualcuna sullo spionaggio industriale e pure contro la Fracia. Il giornale norvegese Aftenposten ha riportato che stando a telegrammi diplomatici ottenuti, appunto, da WikiLeaks, sarebbe la Francia più ancora di Cina e Russia il paese più attivo in questo campo (dalla parte dello spionaggio non tra la vittime). In una nota senza data dell’ambasciata americana Berlino, si afferma che lo spionaggio francese “è talmente esteso che i danni per l’economia tedesca nel loro insieme sono più significativi di quelli provocati da Cina o Russia”. Aftenposten ha riportato che il direttore generale di una piccola società tedesca di satelliti Ohb Technology avrebbe dichiarato: “La Francia è l’impero del male per quanto riguarda il furto di tecnologie e la Germania lo sa”. L’anno scorso Ohb Technology riuscì ad aggiudicarsi un contratto per la realizzazione di satelliti nell’ambito del programma di navigazione satellitare Galileo (il futuro Gps europeo) che interessava anche Astrium, filiale di Eads (nata dalla fusione fra la tedesca Dasa, la francese Aérospatiale-Matra e dalla spagnola Casa).