Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

LETTERA DA BRUXELLES Patto stabilità, Commissione sempre più accerchiata

Accerchiata o aggirata. Accerchiata e poi aggirata a seconda delle situazioni, per quanto paradossale possa sembrare a prima vista. Non se la vede benissimo la Commissione europea di Barroso & soci (i commissari) in quest’ultimo periodo. Semplicemente, non e’ piu’ il faro che illumina la strada da percorrere, lo sprone iniziale ai governi, non arriva piu’ da quella parte la spinta piu’ forte che fa agire e decidere. Non e’ piu’ cosi’ da parecchio e lo si sapeva, solo che negli ultimi tempi a Bruxelles sembra quasi stia sfuggendo di mano la cosa cui tiene piu’: il diritto di iniziativa legislativa. Troppi libri verdi e bianchi, tempi di consultazione lunghissimo su tutto. Beninteso, questo diritto resta sulla carta (il Trattato), la Commissione mantiene il “monopolio”, ha dunque un potere esclusivo nella proposta legislativa e oggi questo non e’ in discussione. Cio’ che e’ in discussione e’ il ruolo fondamentale, determinante della Commissione come organismo “tecnico” di supporto al Consiglio nella formazione delle decisioni. Vediamo che cosa scrivono i Ventisette nel documento finale del vertice appena concluso: “Il Consiglio europeo da’ il benvenuto all’intenzione della Commissione di dedicarsi, in stretta consultazione il presidente del Consiglio europeo (il belga Van Rompuy), al lavoro preparatorio sulle caratteristiche generali del nuovo futuro meccanismo” anti-crisi dell’Eurozona (per fronteggiare il rischio ‘default’).

 Quella ‘stretta consultazione’ e’ una cosa che puo’ apparire ovvia: mai la Commissione europea lavora nel vuoto pneumatico, e’ difficile che azzardi una proposta legislativa o un regolamento senza aver capito che aria tira fra i governi, senza aver costruito un consenso preventivo. E’ logico che cio’ accada e negli ultimi tempi ha senza dubbio esagerato, procedendo con doppi, tripli pesi di piombo. Ma scriverlo nero su bianco e’ un’altra cosa, significa di fatto porre quasi una condizione politica preventiva, un percorso obbligato.
 Il problema e’ che tutta la vicenda della riforma del patto di stabilita’ e’ stata condotta su un doppio binario: il binario della Commissione europea che, tallonata dal ritmo incalzante delle riunioni Ue sugli stessi argomenti,  ha avanzato precise proposte su sanzioni, debito e supervisione preventiva sui bilanci pubblici e le politiche economiche dei governi, e il binario del Consiglio Ue, la famosa ‘task force’ guidata da Van Rompuy e di cui fanno parte i ministri finanziari, gli stessi che poi decideranno sulle proposte della Commissione.
  Naturalmente non se ne parlerebbe se non ci fossero contrasti evidenti sulle strategie da seguire. La Commissione tira da una parte per accrescere l’automatismo delle sanzioni economiche contro i paesi sotto procedura per deficit eccessivo, mettere sotto tiro i paesi ad alto debito valutando il debito privato “soltanto” nella misura in cui ha un impatto sul debito pubblico. I ministri finanziari tirano dalla parte opposta e hanno gia’ concordato di limitare il piu’ possibile il potere della Commissione su procedure e sanzioni. Qui si capisce un altro passo del documento del Vertice Ue: il Consiglio “sostiene”, nel senso di approvazione, il rapporto della ‘task force’ sulla “governance” economica. Jose’ Barroso ha fatto scintille per sostituire, edulcorare il termine “endorses”, senza riuscirci. Cosicche’ adesso l’Ecofin si trova sul tavolo una complessa proposta della Commissione che in un punto qualificante e’ gia’ stata ‘impallinata’ dagli stessi ministri finanziari con un altro cappello, con grande scorno della Bce. 
  L’episodio e’ il risultato di una logica precisa: Sarkozy e Merkel ritengono che oggi il pallino dell’azione Ue deve essere tenuto saldamente in mano dai governi (posizione su cui e’ d’accordo anche l’Italia) e che i governi devono avere un ruolo centrale anche nei passaggi comunitari là dove e’ possibile. Cio’ vale sia per la proiezione esterna della politica europea (soprattutto) in relazione al G20 e alla diplomazia economica, sia per i passaggi fondamentali della politica interna. E’ uno spostamento della ‘barra’ europea che sta diventando sempre piu’ evidente dopo la stagione degli attacchi concentrici sulla politica di concorrenza europea accusata di non ‘servire’ gli interessi competitivi dei campioni industriali nazionali o sulla politica commerciale. In tempi di crisi e’ anche logico che cio’ accada. Importante e’ che la Commissione non rinunci a esercitare il proprio ruolo fino in fondo, sempre e comunque, non solo sulle politiche di bilancio e la sorveglianza macro-economia, ma anche sui terreni delicatissimi della concorrenza e delle regole del mercato interno (sui quali ha assoluta competenza legale). Il prossimo banco di prova e’ la ‘exit strategy’ bancaria.