Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La ristrutturazione di Ing riapre la strada agli smembramenti delle banche salvate

 

Il caso Ing, il gruppo bancario-assicurativo olandese che sotto pressione dell'Antitrust europeo ha deciso di cedere il polo assicurativo entro il 2013 praticamente dimezzandosi, è solo l'ultimo della serie di pesanti  ristrutturazioni con le quali l'autorità di concorrenza intende evitare che il business prosegua "as usual" per di più con il sostegno del denaro pubblico. D'altra parte la ristrutturazione della Ing, presa autonomamente ma sotto evidente pressione comunitaria, non è la prima del genere. Il caso più eclatante è stato quello di  Commerzbank, seconda banca tedesca dopo Deutsche Bank, che nel maggio scorso accettò di  bbandonare attività di investimento e nel settore immobiliare commerciale, valore pari al 45% del bilancio totale. Condizione ritenuta indispensabile dall'Antistrust europeo.

 Sotto la stretta supervisione di Bruxelles,  Deutsche Bank acquisterà dallo stato olandese gli attivi di Abn Amro, passo preliminare per una fusione fra Abn Amro e Fortis Bank Olanda. La cessione è stata voluta dalla Commissione europea per evitare che l'operazione comporti una posizione dominante nel settore delle banca commerciale nel paese. Ora sul tavolo c'è Northern Rock, la quinta banca britannica saltata nell'autunno 2007 che fece tremare mezza Europa, poi nazionalizzata. Per domani è attesa una decisione dell'Antitrust sulla ristrutturazione al termine di un anno e mezzo di indagine formale: secondo indiscrezioni dovrebbe trattarsi di una separazione del gruppo in due, da una parte banca al dettaglio dall'altra il portafoglio prestiti. Attualmente Bruxelles ha dieci casi aperti formalmente: due per ristrutturazioni (Dexia e Northern Rock), le altre per pacchetti di aiuti pubblici o facilitazioni per la gestione degli asset illiquidi. Ci sono nomi noti del firmamento bancario europeo: Kbc, Hypo Real Estate, Bayern Lb e la sussidiaria austriaca Hypo Group Alpe Adria, Landesbank Baden- uerttemberg, Ing, Fortis Bank. Non solo. Sotto la pressione dell'Antitrust europeo ci sono anche le due 'major' britanniche, Lloyds e Royal Bank of Scotland per le quali la commissaria Neelie Kroes ha già annunciato e confermato che la ristrutturazione dei gruppi, cioè il loro dimagrimento, è inevitabile. Le due banche dovranno sottoporsi a "disinvestimenti significativi", ha dichiarato  alcune settimane fa. Lloyds Banking Group (controllata al 43% dallo stato, un terzo dei conti correnti del paese) dovrebbe decidere un aumento di capitale sostanzioso e nello stesso tempo essere costretta a cedere il leader britannico dei mutui Halifax. Royal Bank of Scotland si è già disfatta delle attività asiatiche e cercherebbe acquirenti per le attività 'retail' e di banca commerciale in Cina, India e Malaisia. Il gruppo bancario-assicurativo belga Kbc (fortemente esposto all'Est europeo), secondo la stampa belga, dovrebbe cedere attività in Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia e forse anche Russia. Infine ci sono ancora i casi delle tre maggiori banche irlandesi.
  La fine del mandato della Commissione europea il 31 ottobre e l'avvio di un periodo di transizione (la nuova è attesa per l'inizio del 2010) non impedirà all'Antitrust di prendere decisioni sia perchè ci sono dei calendari legali da rispettare sia perchè si tratta di procedimenti formali aperti precedentemente. Stando a indiscrezioni fatte filtrare, l'intenzione della commissaria Kroes è di lasciare in eredità al suo successore "meno scheletri negli armadi" possibili. Siamo dunque in piena fase 2, quella della ristrutturazione che segue il salvataggio pubblico di circa trenta banche nel 2008 e nel 2009. Ormai non c'è più alcun governo che grida allo scandalo (è capitato varie volte e in particolare al governo tedesco). Dopo aver previsto fino a 2.900 miliardi in garanzie pubbliche e oltre 300 miliardi di euro in ricapitalizzazioni con i soldi dei contribuenti, questa la posizione di Kroes, "non vogliamo ristrutturazioni-cerotto, ma piani che funzionino nel lungo termine, le banche devono avere strategie che assicurino la stabilità in condizioni economiche avverse, occorre uno stress test del business rigoroso, in alcuni casi i disinvestimenti non solo sono necessari ma essenziali". La Commissione non è mai entrata nella disputa teorica sulla fine del connubio banca di investimento e banca al dettaglio, si concentra sulla 'viabilità' del modello di business caso per caso. Non per questo il conto sarà meno pesante.