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Di nuovo sotto ricatto sul gas, dopo Opel chi risponde a Putin?

L’Europa è di nuovo sotto scacco (sotto ricatto) sul gas. Questa volta Mosca gioca d’anticipo e avvisa che le forniture di gas russo all’Europa possono essere bloccate in giugno e luglio perché l’Ucraina non è in condizioni di pagare anticipatamente il gas importato. Di conseguenza i paesi Ue rischiano di trovarsi di nuovo con le pipeline secche (l’80% del gas russo importato passa dall’Ucraina). Unica consolazione è che non fa freddo.

Mosca vuole che la Ue aiuti finanziariamente l’Ucraina, ma la crisi morde per tutti, europei compresi. I governi dei principali paesi europei, dalla Francia all’Italia alla Germania, hanno adottato la linea del basso profilo. Il premier Silvio Berlusconi sembra aver già dato ragione a Putin, il presidente della Commissione Josè Barroso, però, annuncia che è impossibile accordare nuovi fondi europei all’Ucraina. Se ne parlerà al vertice Ue del 18-19 giugno. Per ora salta agli occhi il silenzio della Germania: che sia la prima cortesia verso Mosca dopo via libera alla banca russa semipubblica Sberbank per l’acquisizione del 35% di Opel e al costruttore russo Gaz come partner industriale?