House Ad
House Ad
  • Agorà
  • Nóva100

Antonio Pollio Salimbeni

Europa di Antonio Pollio Salimbeni

RSS Feed

27 gennaio 2012 - 17:30

LETTERA DA BRUXELLES Notizie buone e notizie cattive prima del vertice

Alla vigilia del vertice Ue straordinario ci sono diverse notizie buone e qualcuna cattiva. Una notizia buona è che c’è aria di un accordo tra banche (e qualche importante hedge fund) e governo greco per il riscadenzamento del debito ellenico. Non sono ancora chiari i termini, ma la cosa certa è che si moltiplicano le indicazioni di una decisione nel fine settimana. Non si sa quale ruolo potrà giocare su questo aspetto la Bce, strattonata anche dal Fondo monetario internazionale affinché accetti un ‘haircut’ sui titoli acquistati nel mercato secondario ma, anche se il presidente dell’Eurogruppo Juncker ha detto che la questione si pone, una scelta del genere appare molto improbabile. Più probabile invece che si intervenga sulle dimensioni del secondo prestito (previsto di 130 miliardi di euro) per permettere alla Grecia di portare il debito dal 160% del pil al 120% entro il 2020. Naturalmente l’accordo eventuale sulla ristrutturazione dolce del debito greco, se ci sarà, dovrà passare al vaglio dei mercati e, in particolare, dell’International Swaps and Derivatives Association, che dovrà stabilire se l’operazione implica il ‘default’ oppure no. E poi toccherà alle agenzie di rating. Percorsi tutti in salita. 

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

"L’Europa non è altro che una nazione composta di molte nazioni. E lo stato che crede di aumentare la propria potenza attraverso la rovina di quello confinante di solito si indebolisce con esso"
(Montesquieu, 1734)

Ultimi Post

  • LETTERA DA BRUXELLES Notizie buone e notizie cattive prima del vertice
  • LETTERA DA BRUXELLES Economie nei guai, più forte la spinta alle barriere commerciali
  • LETTERA DA BRUXELLES L'impresa resiste meglio se ha più personale qualificato
  • La terapia Monti darà risultati se anche l’Eurozona si muove
  • Sotto 'effetto' Monti, Madrid cerca un posto a tavola
  • L’euro non si celebra, siamo nei guai
  • LETTERA DA BRUXELLES Rating, colpi bassi francesi ma Londra qualche problema ce l’ha
  • La sindrome del rating, dopo la Francia toccherà al Natale?

20 gennaio 2012 - 19:36

LETTERA DA BRUXELLES Economie nei guai, più forte la spinta alle barriere commerciali

“Sento ripetere appelli per nuove barriere commerciali al posto di appelli a fronteggiare la spinta competitiva: siamo chiari, non c’è una via facile per fronteggiare la concorrenza, una soluzione diversa da quella di far leva sulla nostra capacità di innovare e produrre prodotti di qualità a un prezzo competitivo”. Il commissario al commercio Karel de Gucht non ha avuto peli sulla lingua. Il fatto di essere al centro di una inchiesta fiscale in Belgio sull’acquisto di una casa in Toscana, in particolare di essersi opposto alla trasmissione degli estratti conto bancari all’amministrazione tributaria, non significa che non si possa dargli ragione sui temi di sua competenza, anche perché rappresenta pienamente la posizione dell’esecutivo europeo su un tema molto importante della politica economica. E’ certo che nel momento in cui si rafforza la convinzione che l’Eurozona sarà quest’anno in recessione (l’ultima stima Fmi indica .0,5%, per l’Italia -2,2% nel 2012 e -0,6% nel 2013), una chiusura ulteriore delle frontiere sarebbe esiziale.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

13 gennaio 2012 - 19:57

LETTERA DA BRUXELLES L'impresa resiste meglio se ha più personale qualificato

Chi ha resistito meglio alla crisi? Le imprese con una forte dotazione di personale qualificato, che utilizzano l’outsourcing (acquisto di componenti da produttori esteri a costi più bassi di quelli interni), controllano altre imprese nel territorio nazionale o in altri paesi, hanno meno legami con le banche locali, dipendono più dalla domanda pubblica. E’ questo il quadro sintetico che emerge da una interessante ricerca appena pubblicata dal centro Bruegel (think tank di Bruxelles) condotta da Efige, cui partecipano diversi centri studi e analisi europei tra cui lo stesso Bruegel, il Cepr,il centro studi Luca D’Agliano, Unicredit, Cepii, l’Accademia ungherese delle Scienze. Lo studio è stato condotto sulla base di un sondaggio che ha coinvolto 14500 imprese manifatturiere di sette paesi: Italia, Austria, Francia, Germania, Ungheria, Spagna e Regno Unito. Periodo di riferimento il 2008 e il 2009.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

11 gennaio 2012 - 18:09

La terapia Monti darà risultati se anche l’Eurozona si muove


  Gran successo dei vertici bilaterali e trilaterali del premier Mario Monti. Lo ha confermato l’incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. Il 18 sarà la volta di Londra (incontro con David Cameron), due giorni dopo il terzetto del momento (Monti-Merkel-Sarkozy) si ritroverà a Roma. Bene, l’Italia resta al centro del negoziato politico per salvare l’Eurozona, si distacca sempre più dalla condizione di minorità politica in cui è stata fin troppo a lungo in Europa. Di nuovo Monti ha ribadito una esigenza legittima: dato che l’Italia sta facendo la sua parte con duri sacrifici imposti alla popolazione, è sacrosanto che anche l’Europa dia una mano nel senso che si crei il contesto politico, economico e finanziario affinché anche il necessario sforzo italiano produca dei risultati. In sostanza, fino a quanto ci saranno dei dubbi sull’adeguatezza degli strumenti di difesa dell’Eurozona (dal Fondo salva-stati ai programmi per ristrutturare il debito greco, agli interventi della Bce e del Fondo monetario) avrà un bel fare e un bel dire l’Italia ma i tassi di interesse di mercato non scenderanno. E così se l’Eurozona non riesce a fermare la recessione in arrivo, che rischia di disfare ciò che male e in  ritardo hanno fatto i governi per fronteggiare la crisi del debito sovrano. Non si tratta di un compenso europeo per la svolta italiana, è la sola condizione perché questa sia davvero utile al paese e all’Eurozona. Il fatto interessante è che, al contrario di molti cantori delle ricette anti-crisi convenzionali, Monti non ritiene che la disciplina di bilancio porti automaticamente risultati in termini di fiducia degli investitori e di ripresa dell’economia. In questa fase ci vuole dell’altro. 
 

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

9 gennaio 2012 - 15:07

Sotto 'effetto' Monti, Madrid cerca un posto a tavola

Comincia a far male a qualcuno l’attivismo europeo di Mario Monti. Il susseguirsi di incontri a due e a tre (con il presidente francese Sarkozy, la cancelliera tedesca Merkel, con Sarkozy e Merkel, una puntata fuori Eurozona con il premier britannico Cameron) comincia a irritare il neopremier spagnolo Rajoy. El Pais titola: Rajoy lotta per un posto nel direttorio della nuova Ue. Semplice la constatazione di partenza: la quarta economica dell’Eurozona è assente dalla frenetica attività politico-diplomatica. Una condizione tanto più degradante per la Spagna visto che il paese è stato tolto dalla lista europea dei grandi rischi finanziari dato che riesce a finanziarsi a tassi inferiori a quelli dell’Italia. La Spagna scopre molto preoccupata che non basta più avere una relazione diretta con Francia e Germania, privilegiata ma separata. La scacchiera dell’Eurozona in movimento con l’arrivo di Mario Monti (e con quello che significa in termini di svolta politica in Italia) ha fatto invecchiare anche questo aspetto delle relazioni tra i paesi dell’unione monetaria. La Spagna non può contentarsi di stare al margine, oltretutto è alla vigilia di una nuova fase di austerità e avere un buon posto al tavolo al quale si preparano le strategie europee diventa fondamentale. Detto questo è ancora presto per dichiarare la fine del direttorio a due (Francia-Germania) sostituito da un balletto a tre (Francia-Germania-Italia) con un invitato permanente (Spagna). Mai come oggi le relazioni tra i paesi si giocano (o si devono giocare) sulle idee, molto meno sui classici schieramenti. D’altra parte, abbiamo appena visto un paese come l’Olanda, tradizionalmente sulla scia tedesca, chiedere a gran voce più mezzi finanziari a disposizione del Fondo salva-stati. Il paese è sotto choc dopo aver scoperto che un fondo pensione su quattro dovrà ridurre le pensioni dei propri iscritti a causa della crisi finanziaria.

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

22 dicembre 2011 - 15:54

L’euro non si celebra, siamo nei guai

 Dieci anni fa, per l’esattezza il primo gennaio 2002, cominciavano effettivamente a circolare l’euro in banconote e monete. Ci saremmo aspettati grandi celebrazioni, invece no. A parte il conio di un pezzo speciale da 2 euro, a parte qualche comunicato (oggi la Commissione europea) nulla. Chiaro perché: non c’è molto da festeggiare, la situazione dell’economia è piuttosto grave e il morale dei cittadini non è certo alle stelle. I governi e le istituzioni europee già parlano tutti i giorni e spesso con magri risultati rispetto a ciò che sarebbe necessario. L’altro giorno, un portavoce della Commissione si è lasciato un po’ andare e ha detto: niente celebrazioni, ma siamo fieri lo stesso di avere la moneta unica. Non averla sarebbe molto peggio. Mai come in queesti anni inflazione e tassi di interesse sono stati così bassi per anni, mai è stato così importante avere il riparo della stabilità valutaria. Che la crisi finanziaria e poi la recessione abbiano messo a nudo il vizio di origine dell’unione monetaria non può farlo dimenticare. Il vizio è la mancanza della ‘gamba’ politica alla costruzione della quale i governi stanno lavorando. Ma ci stanno lavorando così faticosamente e così poco coraggiosamente che il percorso a zig zag continua aggiungere incertezza all’incertezza.
  Una delle novità di questa fine d’anno è che si parla da tempo di possibilità di rottura dell’Eurozona, le imprese preparano piani B, qualche governo pure. Brutto segnale che alimenta profezie che poi rischiano di materializzarsi davvero. Ci sono tanti argomenti per difendere l’euro, ma vale sempre la pena ricordarsi che in economia deve valere la stessa regola che deve essere difesa per l’ambiente: l’euro non è una eredità lasciata da una vecchia generazione di eurocrati, lo abbiamo solo preso in prestito per conto delle generazioni future. Alle quali dobbiamo anche garantire un lavoro perché altrimenti di euro in tasca ne avranno molto pochi.

 

 


 

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

16 dicembre 2011 - 14:00

LETTERA DA BRUXELLES Rating, colpi bassi francesi ma Londra qualche problema ce l’ha

Se si vuole capire qual è l’atmosfera tra Londra e le altre capitali europee, principalmente Parigi e con toni più misurati Bruxelles, Roma, Madrid, basta seguirel’ultima polemica di fuoco dopo la grande rottura all’ultimo vertice europeo sul ‘patto di bilancio’ e le misure finanziarie anti-crisi. Impegnato non più a scongiurare il rischio del peggioramento del rating del debito sovrano con l’abbandono della tripla A, la massima valutazione della credibilità finanziaria dello stato, il governo francese ha cominciato a scendere dal piedestallo acconciandosi a gestire una probabile ritirata passando (Nicolas Sarkozy in persona) dal diniego alla ben più remissiva considerazione che se ciò davvero accadesse non sarebbe poi un dramma ingestibile. Contemporaneamente, però, si sono riaffilate le armi contro le agenzie di rating e Parigi ha indicato con precisione l’obiettivo: il Regno Unito. Un pezzo da novanta dell’’establishment’ francese e voce importante nella Bce come il banchiere centrale Christian Noyer ha affermato senza mezzi termini che prima di occuparsi della Francia le agenzie di rating farebbero meglio a occuparsi di quanto accade oltre Manica visto che il Regno Unito ha un deficit più alto, un debito pubblico simile a quello francese, inflazione più elevata e meno crescita. Tanto per dare una cifra, secondo le ultime stime Ue quest’anno il deficit/pil britannico è al 9,4%, il più alto tra i 27 dopo quello irlandese, stessa posizione l’anno prossimo a quota 7,8%.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

15 dicembre 2011 - 15:32

La sindrome del rating, dopo la Francia toccherà al Natale?

“A questo punto non resta che aspettare il peggioramento del rating delle celebrazioni di Natale”. E’ stata questa la battuta di un funzionario della Commissione europea coinvolto nelle discussioni sulle misure anti-crisi a dimostrazione di quanta tensione esista ai piani alti di Palazzo Berlaymont (dove ha sede l’esecutivo Ue) e di Palazzo Justus Lipsius (dove ha sede il Consiglio). Ormai si sta estendendo la sindrome della perdita della tripla A, il magico rating di cui oggi godono sei paesi Eurozona  che presto potrebbero scendere a cinque. Il fatto che a Parigi sia in pieno corso uno ‘sminamento’ del rischio dopo che Nicolas Sarkozy ha detto che il peggioramento della valutazione delle agenzie di rating  non sarebbe una difficoltà insormontabile, la dice lunga sulle incertezze di  questi giorni. Che cosa accadrà se resteranno solo Germania, Austria, Finlandia, Lussemburgo e Olanda con la tripla A, quintetto senza la Francia? Secondo alcuni le ripercussioni sulla capacità del Fondo salva-stati Efsf di mantenere la tripla A per le sue emissioni saranno immediate. Secondo altri, l’Efsf potrebbe soltanto patire una maggiore difficoltà a moltiplicare la capacità di mobilitare più capitali rispetto alle garanzie attualmente disponibili, 250-280 miliardi di euro. L’effetto ‘leverage’ sarebbe ancor più ridotto. Per fermare la ridda scenari nerofumo basterebbe una cosa semplicissima: i governi forniscano assicurazioni concrete che in caso di perdita della tripla A per uno dei ‘magnifici 6’ aumenteranno i mezzi a disposizione del Fondo salva-stati permanente (quando entrerà in funzione a metà 2012 se tutto fila liscio) oggi limitati a 500 miliardi oppure i 17 membri dell’Eurozona facciano propria l’idea di Jean Claude Juncker di versare gli 80 miliardi di capitale al momento dell’entrata in funzione del nuovo Fondo e non diluirli in vari anni.

 

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

9 dicembre 2011 - 19:00

LETTERA DA BRUXELLES Euro: le opinioni pubbliche non vogliono abbandonarlo

Per quanto possono valere i sondaggi, una buona risposta a chi, agendo nei mercati, ritiene da tempo che l’Eurozona sia alla vigilia della rottura puo’ arrivare proprio dalle opinioni pubbliche che nei momenti decisivi possono far sentire il loro peso. Per quanto sia di moda pensare che prima senza l’euro si stava meglio e che adesso tutto va storto perche’ l’euro e’ un esperimento impossibile (nasce prima dello stato che dovrebbe batterlo), nell’opinione pubblica europea non emerge tanta voglia di abbandonarlo. E’ un fatto che avrebbe dovuto spingere i governi a maggiore coraggio nel confezionare la risposta alla crisi del debito sovrano, ma cosi’ non e’ stato.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

2 dicembre 2011 - 19:00

LETTERA DA BRUXELLES L’industria chiede un’ancora di stabilità, adesso

L’allarme lanciato dall’industria automobilistica europea ai governi affinché prendano presto decisioni definitive sull’assetto dell’Eurozona in risposta alla crisi del debito sovrano è solo l’ultimo di una lunga serie. La novità è che il tempo a disposizione è ormai in scadenza e la sensazione generale nel business è che dopo il vertice dei leader europei della prossima settimana non ci sarà un’altra possibilità.  Il momento per creare un’ancora di stabilità (questo hanno chiesto gli industriali dell’auto) è adesso. Così alcuni diplomatici a Bruxelles hanno cominciato a prepararsi all’eventualità che i capi di stato e di governo possano prolungare le loro riunioni anche nel weekend (le ‘reception’ di alcuni grandi alberghi della capitale belga per ora non hanno fornito conferme sulle prenotazioni). In realtà il tempo è già scaduto: siamo già ai supplementari e se i supplementari si accavallano l’un l’altro è l’intera partita a non essere più credibile.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

25 novembre 2011 - 18:00

LETTERA DA BRUXELLES Belgio a rischio sanzioni fa appello al popolo: "Sottoscrivete bond"

Ci salveranno da guai peggiori dei nobili gesti all’insegna della solidarieta’ e della dignita’ nazionale, magari conditi con un po’ di populismo? L’interrogativo e’ d’obbligo visto che sembrano estendersi forme inedite di azione collettiva per frenare la sfiducia. Mentre in Italia ci si appresta a ben due giornate in difesa dei titoli di stato, il Btp-Day promosso dall’Associazione bancaria, in Belgio e’ il momento del “Sottoscrivete!”. Sembra di essere tornati in piena campagna di finanziamento degli sforzi di guerra nel 1915. Diverse sono le campagne, naturalmente. L’Abi ha promosso due giorni di acquisto titoli (il 28 novembre dei bond gia’ in circolazione, il l2 dicembre di nuove emissioni) senza pagamento delle commissioni. In Belgio è il primo ministro Yves Leterme a fare appello alla popolazione a sottoscrivere una serie di emissioni a tassi di interesse del 3,5% e del 4,2% secondo la scadenza. Obiettivo: raccogliere almeno 200 milioni di euro a fronte di una raccolta normale di 70-80 milioni.

Continua a leggere

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Europa

facebook twitter ok no

Categorie

  • Europa
  • L'ultima sull'Italia
  • La cifra della settimana
  • Le analisi da Radiocor
  • Lettera da Bruxelles
  • Per sorridere

Archivi

  • gennaio 2012
  • dicembre 2011
  • novembre 2011
  • ottobre 2011
  • settembre 2011
  • luglio 2011
  • giugno 2011
  • maggio 2011
  • aprile 2011
  • marzo 2011

Pagine

  • Chi sono

Link

  • Il Sole 24 ORE

Album Fotografici

I nostri blog