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Gli attentati Parigi pongono tema flessibilita’ bilanci per spese anti-terrorismo

Dopo l’emergenza immigrazione arriva l’emergenza terrorismo islamico. Durante il briefing della mattina con la stampa, preceduto da un minuto di silenzio, il portavoce della Commissione non ha voluto rispondere alla domanda se per le spese sostenute dagli Stati per fronteggiare questa seconda drammatica emergenza, le autorità europee intendessero creare dei margini di bilancio ai governi, non calcolando nei bilanci le spese per la sicurezza e la difesa del territorio ‘unico’ europeo dal terrorismo. “Meglio lasciare questa questione ai responsabili politici”, ha risposto il portavoce Margaritis Schinas lasciando la cosa in sospeso. L’impressione è che la questione potrebbe arrivare molto presto al tavolo dell’Unione europea.

La Commissione si appresta a pubblicare le proprie opinioni sulle leggi di bilancio 2016. L’attesa è che lo faccia domani, ma potrebbe anche slittare. I capi di gabinetto dei commissari europei hanno appena cominciato una riunione per prendere una decisione. L’incertezza deriverebbe dalla sfasatura tra l’attività ordinaria della Commissione, che consiste anche nel fare le pulci ai governi sulle loro scelte di bilancio, e la drammaticità del momento politico. Criticare la Francia perché non rispetta gli impegni sul deficit/pil appare davvero stridente con gli eventi di queste ore. Lo stesso vale per altri paesi.

Dunque una questione di opportunità politica c’è. Quanto alle spese che gli Stati europei dovranno sostenere per difendere i propri territori, rafforzare o riorganizzare il contrasto del terrorismo islamico all’interno dei vari paesi, partecipare – chi ha deciso di farlo – alle azioni militari in Siria, ci si chiede legittimamente se dovranno essere facilitate in relazione alle regole di bilancio europee oppure no.

Che si tratta di un’emergenza è ovvio, così come è ovvio che l’immigrazione e la gestione dei flussi di migranti siano un’emergenza. Che se ne tragga le conseguenze anche rispetto alle ‘policy’ di bilancio dovrebbe apparire una mera conseguenza logica. Sarebbe un segnale positivo, chiaro, di condivisione, che farebbe toccare con mano lo spirito di “comunità” europea in controtendenza rispetto alla sfiducia imperante tra gli europei quando si parla di condividere rischi e risorse.

Anche sui finanziamenti straordinari per gestire la crisi dei migranti, la richiesta di includerli nella partita della flessibilità era stata prima negata, poi era avanzata in sordina. Infine ne è stata riconosciuta l’importanza, anche se non è stata prevista una clausola specifica come per la spesa di investimenti co-finanziati dalla Ue e per le riforme strutturali avviate e si procederà nella valutazione caso per caso. Vedremo.