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Def, verso ok Commissione strategia italiana

Martedì prossimo le nuove previsioni macroeconomiche della Commissione europea, che costituiscono il corollario delle valutazioni più approfondite del Documento di economia e finanza e del piano nazionale di riforma in arrivo nella seconda metà di maggio. Questo è il calendario europeo del semestre di ‘governance’ economica. Non ci sono indicazioni ufficiali, ma per quanto riguarda la strategia economica e finanziaria dell’Italia l’orientamento della Commissione appare essere positivo. E’ quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor. Pur con alcune incertezze, che riguardano la realizzazione delle riforme economiche nel rispetto del calendario governativo e dei tagli di spesa (10 miliardi nel 2016 dopo quelli di difficile realizzazione del 2015), il rilancio delle privatizzazioni (entro il 2018 per 1,7% del pil, pari a circa 27 miliardi), Bruxelles darebbe il via libera alla richiesta di sfruttare la clausola della flessibilità sulle riforme, uno spazio di manovra sul bilancio pari a 0,4% del pil, pari a 6,7 mld ai valori stimati 2016. La linea generale della Commissione è mantenere aperti i nuovi margini di manovra su riforme e investimenti. In fondo, quasi nulla è cambiato rispetto a febbraio quando aveva inaugurato la nuova fase della flessibilità.

Non che alla Commissione europea non abbiano dubbi su alcuni aspetti importanti del Def. L’impatto delle riforme politico-amministrative ed economiche è complicato da misurare e i risultati possono essere abbastanza fuorvianti. Per i tagli di spesa previsti conta il risultato finale. Gli incassi da privatizzazioni dipendono da fattori esterni (andamenti dei mercati). Sulle variabili macroeconomiche non ci saranno sostanziali diversità: è vero che prezzo del petrolio e andamento dei tassi di interesse restano un enigma, ma le stime Ue si fermano in ogni caso al 2016.

La storia del ‘tesoretto’ di 1,6 miliardi prenotato in anticipo (quindi tutto da verificare) non è piaciuta molto a Bruxelles. Soprattutto tenendo conto del rischio che l’esecutivo europeo bocci le norme contenute nella legge di stabilità sullo ‘split payment’ e sul ‘reverse charge’ (misure antievasione) per la grande distribuzione, che valgono entrate per 1,7 miliardi. Nel caso in cui Bruxelles dovesse considerarle incompatibili con la legislazione europea, scatterebbero automaticamente aumenti delle accise sui carburanti.

Con l’inversione contabile l’imposta è assolta dal compratore, cioè l’obbligo dell’Iva ricade sul destinatario della cessione o della prestazione. Il fornitore che cede beni o servizi non incassa più l’Iva e deve chiedere il rimborso in forma di credito d’imposta, con i relativi tempi d’attesa.In base al meccanismo dello ‘split payment’, le pubbliche amministrazioni, anche se non rivestono la qualità di soggetto passivo dell’Iva, sono tenute a versare direttamente all’Erario l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Recentemente il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovkis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale, aveva indicato che le stime macroeconomiche europee “sono molto simili a quelli del governo italiano” e si era dichiarato fiducioso sul rispetto degli impegni di bilancio presi dall’Italia. Anche se “molto resta da fare”.

Per la Commissione europea decisivo è il rispetto degli obiettivi di bilancio sulla base del fatto che per quanto riguarda l’aggiustamento in termini strutturali (obiettivo di medio termine) i conti italiani dovrebbero tornare stante l’attuale situazione di output gap negativo (differenza tra crescita potenziale e crescita effettiva). La richiesta italiana di usufruire pienamente della clausola di flessibilità data l’estensione e le profondità delle riforme economiche che nel tempo rafforzeranno, appunto, il potenziale di crescita e di qui ci sarà un contributo alla riduzione del debito. Il margine di manovra nel bilancio l’anno prossimo viene calcolato dal governo in 0,4% del pil. Ciò implica, come indicato nel Def, “un processo di aggiustamento più graduale dei conti pubblici”.

Dato che è difficili quantificare l’impatto delle misure messe in campo dal governo, tutto si gioca sulla credibilità dell’impianto della strategia di finanza pubblica e, naturalmente, sulla credibilità del governo. Finora tutti i segnali da Bruxelles verso il governo Renzi sono stati positivi.

La Commissione europea in ogni caso punterà l’attenzione sui fattori strutturali di debolezza e squilibrio macroeconomico (l’Italia si trova sotto osservazione speciale con altri paesi) sempre a rischio di procedura per squilibrio macroeconomico eccessivo, se non ci saranno risultati sulla riduzione del debito pubblico e sul rafforzamento dei fattori di crescita che possono incidere sulla posizione competitiva del paese.

L’orientamento favorevole della Commissione sugli impegni di bilancio non riguarda solo l’Italia: a quanto risulta non dovrebbero esserci “strizzate” ai danni di qualche paese (neppure della Francia) a meno di sorprese dell’ultima ora. Il presidente Jean Claude Juncker è convinto che la linea della flessibilità nel quadro della nuova interpretazione del patto di stabilità, con le aperture per rallentare l’aggiustamento di bilancio in caso di grave situazione economica e sostenere il rilancio dell’economia se si attuano riforme che potenzino i fattori di crescita e abbiano un effetto positivo sui bilanci pubblici, deve essere mantenuta inalterata. Altrimenti non potrà dare alcun effetto e lo sforzo di fantasia fatto (peraltro limitato) si rivelerebbe una beffa per tutti. Inoltre c’è l’azione per gli investimenti con la partecipazione pubblica, anch’essa facilitata in relazione all’impatto sulle casse degli Stati.