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Corsa in discesa per Juncker il Pse preme sul patto stabilità

A poco più di una settimana dal Vertice dei capi di Stato e di Governo della Ue la corsa del lussemburghese Jean Claude Juncker alla presidenza della nuova Commissione appare ormai in discesa e nei ‘palazzi’ delle istituzioni europee sono in pochi a scommettere che nella riunione del 26-27 sarà deciso un rinvio. Il presidente Ue Herman Van Rompuy, stando a diverse fonti e a notizie filtrate su alcuni organi di stampa europei, in particolare il giornale olandese de Volkskrant, si è convinto che non c’è una alternativa praticabile che possa superare lo scoglio del voto parlamentare. In questo quadro si capisce l’accelerazione del fronte socialista e di alcuni governi (innanzitutto quello italiano) per inserire nel ‘programma’ del neo-presidente (del Ppe) chiari elementi a favore di una maggiore flessibilità del patto di stabilità. “Il nostro voto a favore di Juncker – ha indicato il leader del gruppo Socialisti e Democratici (Pse) Hannes Swoboda – è condizionato ai contenuti socialdemocratici della sua piattaforma politica”. Il Pse ritiene che Matteo Renzi possa avere un ruolo decisivo in questa fase per riequilibrare le politiche di austerità.

Non è chiaro che cosa accadrà per le altre nomine ai vertici delle istituzioni europee. Van Rompuy ha fatto di tutto per evitare di presentare ‘pacchetti’ di candidature per i diversi posti: oltre al vertice della Commissione, il responsabile degli ‘esteri’, il presidente dell’Eurogruppo (l’attuale comunque scade l’anno prossimo), il presidente dell’Europarlamento (sul quale i deputati però sono. sovrani). Ma è molto chiaro che si aprirà un enorme problema britannico. Se è vero che David Cameron si è cacciato da solo in un angolo scaricando in anticipo la responsabilità di una eventuale uscita del Regno Unito dalla Ue sui partner, è anche vero che il rischio ‘brexit’ (l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue) costituirà uno dei principali scogli politici dei prossimi mesi che prima o poi i leader europei dovranno in qualche modo gestire. E’ un fatto che dopo aver bocciato Juncker, Cameron si ritrova completamente isolato non essendo riuscito a comporre una minoranza di blocco al Consiglio (che vota sulle nomine a maggioranza qualificata): è stato spalleggiato solo da Svezia, Olanda e Ungheria.

Il leader conservatore sperava di avere dalla sua il “rottamatore” Renzi, ma il premier italiano aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato a minoranze di blocco. Tallonata dalla Cdu, via via la cancelliera Angela Merkel ha abbandonato certe riserve sul rischio di isolare i britannici: ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, il gioco imposto dal Parlamento europeo che ha posto subito il tema delle candidature scelte dalle famiglie politiche. Difficile andare contro uno schema definito da eletti direttamente in un periodo di diffusa allergia per i compromessi politici tra governi e nelle sedi tecnocratiche europee.

Stando a indiscrezioni non confermate, Juncker, che da giorni lavora e contratta organigrammi della futura Commissione, avrebbe respinto una precisa richiesta di Cameron: avere un commissario britannico con un portafoglio di peso, responsabile di una serie di settori chiave secondo un’idea di Commissione organizzata in ‘cluster’ con dei commissari di riferimento con l’incarico di vicepresidenti. Londra punterebbe a coordinare mercato interno, concorrenza, commercio ed energia. Più il segretario generale della Commissione. In ogni caso l’idea dei ‘cluster’ è altamente controversa perché nessun governo accetterebbe un commissario di serie B che dipende da un altro commissario. L’idea era stata avanzata dieci anni fa e non ha fatto molta strada da allora anche se in una Ue a 28 membri avrebbe senso.

Il confronto sui contenuti, cioè sulle cose da fare nei prossimi cinque anni, è parte integrante delle discussioni di questi giorni. E’ in corso una manovra concentrica del fronte socialista per imporre all’ordine del giorno il tema della maggiore flessibilità delle regole di bilancio in relazione allo scorporo dai calcoli del deficit di alcuni tipi di investimenti pubblici (quelli legati ai progetti di interesse europeo) a fronte di riforme strutturali in corso di attuazione e attentamente monitorate. C’è attesa per il modo in cui Renzi proporrà questo tema sia nella discussione di fine mese al Vertice Ue sia nel suo intervento al Parlamento europeo il 2 luglio a Strasburgo. C’è un fiorire di dichiarazioni e messaggi che vanno nella stessa direzione: in pratica si tratta di dare più tempo per il consolidamento di bilancio e soprattutto per la riduzione del debito a patto che si stringano le corde sulle riforme strutturali che hanno un effetto positivo sui conti pubblici e soprattutto sulla crescita economica.

La Spd è impegnata su questo fronte come il governo socialista francese. Ma la Spd deve fare i conti con la Cdu di Angela Merkel. Van Rompuy sta preparando il “documento politico” che dovrebbe sancire i nuovi contenuti della politica europea: si parlerà di semplificazione legislativa, di mercato unico dell’energia, di strategie per migliorare la competitività e creare posti di lavoro, si parlerà anche di interpretazioni flessibili delle regole di bilancio senza mettere però in discussione il quadro di riferimento politico-giuridico attuale. L’Italia vuole che ci siano impegni chiari anche per un’azione effettivamente condivisa per fronteggiare l’immigrazione.  Quanto saranno precise le formulazioni dipenderà dal compromesso raggiungibile oggi su argomenti fondamentali delle politiche Ue che sono tutte altamente controverse a cominciare dalle regole di bilancio. Secondo molti osservatori è difficile che si assumano impegni politici dettagliati su materie nelle quali il dettaglio è tutto.