Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Troika sotto tiro l’Europarlamento ci riprova con una mini-inchiesta

E’ una corsa contro il tempo: entro fine anno, massimo entro meta’ gennaio dovra’ essere pronto il rapporto del Parlamento europeo sulla Troika se si vuole che possa suscitare un dibattito politico utile nell’Eurozona e (per qualcuno soprattutto) per prepararsi alle elezioni di maggio. Il questionario con 29 domande sulla gestione della crisi dell’Eurozona e sul salvataggio dei paesi sull’orlo della catastrofe finanziaria e’ stato appena inviato a Commissione, Bce, Fondo monetario, Eurogruppo, Unione europea e poi a Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo. Il Parlamento europeo ha scelto uno strumento ‘soft’ (non la classica commissione speciale) per mettere al centro dell’agenda politica europea il tema del controllo parlamentare della Troika. Una prospettiva alla quale da Berlino si guarda con freddezza.



  “Vogliamo presentare una relazione sul modo per migliorare trasparenza, legittimita’ democratica e controllo parlamentare della Troka in futuro”, ha indicato il deputato austriaco del partito popolar Othmar Karas, relatore responsabile dell’inchiesta ‘soft’ sulla gestione della crisi del debito sovrano e sul salvataggio dei paesi Eurozona che hanno ottenuto il sostegno finanziario europeo e del Fondo monetario internazionale.
  Ancora non e’ chiaro quale profilo politico i deputati vogliono dare all’iniziativa: mentre socialisti e verdi ritengono arrivato il momento di una specie di ‘censura’ ufficiale delle politiche perseguite dalla Troika, popolari e liberali procedono molto cautamente. Si vedra’ per esempio quanto pesera’ nelle valutazioni finali il decollo della grande coalizione in Germania, che vede socialdemocratici e cristiano-democratici uniti nella difesa delle attuali strategie seguite dall’Europa. Dal canto loro i liberali non vogliono esagerare con i toni critici contro la Commissione, essendo direttamente e personalmente coinvolto il responsabile degli affari economici Olli Rehn, del partito liberale Centro finlandese.
  Il questionario dell’Europarlamento passa in rassegna tutti gli elementi critici della gestione della Troika: a tutti i soggetti coinvolti viene chiesto di spiegare nei dettagli come si sono sviluppati i negoziati, quanto “margine di manovra” avevano i governi dei paesi in difficolta’ nella definizione  delle misure economiche, a che punto era coinvolto l’Eurogruppo (per capire chi in sostanza teneva il “pallino” se i ‘tecnocrati’ europei e Fmi o i rappresentanti politici dell’unione monetaria). E ancora: i deputati vogliono sapere se “tutte le misure di consolidamento dei bilanci e di riforma strutturale erano equamente distribuite tra i cittadini e tra settore pubblico e settore privato”, qual e’ stato il grado di cooperazione tra Commissione, Bce e Fmi (sono note le valutazioni diverse specie sul taglio del debito pubblico e sull’onere sostenuto dagli Stati), il grado di coinvolgimento dei parlamenti nazionali e delle parti sociali. Una parte delle domande coinvolge direttamente la Bce: i parlamentari vogliono sapere come ha funzionato l’intervento Bce per fornire liquidita’, se tutti i membri dei vertici Bce hanno sostenuto tutti i programmi di salvataggio, chi ha scritto, quando e perche’ sono state inviate lettere ai governi per imporre condizioni di riforma in cambio di sostegno sul mercato (e’ il caso italiano dell’estate 2011).
  L’interesse dell’indagine non sta tanto nelle risposte che dara’ ciascuna istituzione separatamente, molte delle quali sono gia’ state fornite nel corso delle molte audizioni parlamentari dei rappresentanti delle stesse istituzioni, ma nel quadro che emergera’ dalla lettura incrociata. Se e’ presumibile che Commissione e Bce faranno quadrato, il Fondo monetario internazionale non si lascera’ sfuggire l’occasione per riproporre valutazioni critiche che nel corso degli ultimi mesi non ha certo lesinato (sul salvataggio della Grecia, per esempio). A meno che certe risposte non siano talmente convenzionali o reticenti da richiedere pronunciamenti politici forti, il che con l’avvicinarsi della campagna elettorale non puo’ essere certo escluso.