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LETTERA DA BRUXELLES Completare l’unione bancaria è una priorità, ma ci vorrà ancora tempo

Il vertice dei Capi di Stato e di Governo della Ue di fine mese ribadirà che il completamento dell’unione bancaria resta la priorità per rafforzare la fiducia, ridurre la frammentazione dei mercati, riportare alla normalità i flussi del credito alle imprese e alle famiglie. Niente di nuovo sotto il sole (o la pioggia di Bruxelles). Prima del Vertice, i ministri dell’economia dovrebbero avere già raggiunto l’accordo sulle regole della ‘risoluzione’ bancaria per gestire in modo ordinato e prevedibile ristrutturazioni e fallimenti facendone ricadere gli oneri su azionisti e creditori secondo un certo ordine. I ministri dovrebbero aver già trovato (settimana prossima) un accordo di massima sui principi e sulle modalità della ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm, il Fondo salva-stati, compresi i limiti quantitativi della ricapitalizzazione. Resta però completamente aperta la partita della ‘risoluzione’ unica a livello europeo: si aspetta la proposta della Commissione europea prima della pausa estiva. Per ora si procederà con la ‘risoluzione’ paese per paese e per quanto tempo ancora non si sa.


  Nei documenti preparatori del Vertice di fine mese, di cui Il Sole 24 Ore Radiocor ha potuto prendere visione, viene ribadito che “un meccanismo di sorveglianza bancaria pienamente efficace richiede un meccanismo unico di ‘risoluzione’ con forti poteri di risoluzione, che permetta un processo decisionale coerente, rapido e un efficace accordo per i ‘backstop’ (cuscinetto di difesa finanziaria), che includa un ‘backstop’ fiscale (cioè con un bilancio)”. Sono parole piuttosto precise e non è detto che nei prossimi giorni possano essere limate tanto ancora distanti sono le posizioni su modalità e dimensioni di queste difese.
  Una delle cose curiose della politica europea non sono solo le lungaggini, anche se negli anni della crisi dell’Eurozona questo si è dimostrato non più tanto vero. Per diverse direttive e diversi regolamento sulla riforma delle regole finanziarie, le stesse norme prima della supervisione finanziaria, bancaria e delle assicurazioni a livello europeo, ultimamente sulla supervisione bancaria centrata sulla Bce, i tempi sono stati dimezzati se non di più rispetto ai percorsi medi dell’iniziativa legislativa Ue. La crisi ha messo le ali ai piedi del processo decisionale europeo, anche se poi le ali sono risultato spesso ‘piombate’ non per la velocità ma per la qualità del compromesso raggiunto. Ma un po’ la fretta, aver agito nel mezzo di una crisi epocale, un po’ perché ci si è accorti di aver fatto troppo poco (è il caso della supervisione bancaria) , la Ue si trova a dover correggere, migliorare, riformare regole non solo appena entrate in vigore ma anche quelle che sono ancora in corso di negoziazione. E’ paradossale, ma questo sta accadendo proprio sulla ‘risoluzione’ bancaria: i diplomatici dei ministeri delle finanze hanno appena concluso il lavoro sulle regole per ristrutturare e liquidare le banche, sui meccanismi che saranno gestiti da autorità nazionali pur in un quadro di regole e principi armonizzati. Nel frattempo però è stata ‘costruita’ la supervisione Bce e un supervisore unico senza un’autorita’ unica di ‘risoluzione’ che agisce in parallelo rischia di essere un’anatra zoppa. Di qui la rincorsa tra regole quasi ultimate e concordate e quelle che ancora devono essere presentate.
  Una cosa analoga sta accadendo in campo fiscale: il primo gennaio 2015 entra in vigore lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni dei paesi su redditi da lavoro, compensi per dirigenti, prodotti di assicurazione sulla vita, pensioni e proprietà e redditi immobiliari. L’altro giorno la Commissione Ue ha proposto di rivedere questa direttiva in modo che, sempre a partire dal primo gennaio 2015, lo scambio automatico di informazioni sia applicato anche a dividendi, plusvalenze, altri redditi finanziari e saldi dei conti. Nel campo della ‘governance’ economica si è assistito a un rapido susseguirsi di estensione dell’ambito europeo di intervento nelle politiche economiche e di bilancio (in particolare nell’Eurozona) tanto che ora il sistema di coordinamento e controllo è diventato ultracomplesso tra ‘six pack’, ‘two pack’, ‘fiscal compact’, le analisi e le raccomandazioni sui deficit pubblici, sulle riforme economiche, sugli squilibri macro-economici. Alla Commissione dicono che è un processo di rettifica costante è normale e conferma la flessibilità delle istituzioni sempre criticate per il loro immobilismo. E’ un buon argomento. Ma in qualche capitale comincia a circolare l’idea che si stia rischiando una indigestione. Guardacaso si tratta delle capitali più restie a subire l’urto della concentrazione dei poteri nell’unione monetaria, Londra in primo luogo.