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LETTERA DA BRUXELLES La doppia crisi debito sovrano-recessione fa sempre più male

Le ultime stime economiche della Commissione europea hanno gelato le migliori aspettative e i mercati hanno accusato il colpo (recessione piena nell’Eurozona quest’anno, crescita piatta l’anno prossimo). Periodicamente e fortunatamente si torna all’economia reale per ricomporre le valutazioni sulle prospettive a medio termine. Ne hanno piena consapevolezza anche i governi e lo ha dimostrato il fatto che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha lanciato (buona ultima) un vero e proprio allarme all’Europarlamento: stiamo correndo il rischio che alla crisi del debito sovrano (occorreranno altri 4-5 anni per uscirne davvero, per il Fondo monetario il doppio) si aggiunga l’inceppamento dell’economia reale, il ritorno a una fase di crescita debole. Ecco uno dei motivi fondamentali che spiegano il cambiamento del registro tedesco sui toni e sui messaggi dati via via alla Grecia come alla Spagna, i due paesi sul filo del rasoio. E’ evidente che la crisi di crescita dell’Eurozona, vista in prospettiva, è una palla al piede anche per la grande Germania.



  L’ottimismo non e’ di casa alla Commissione europea. Il responsabile degli affari economici Olli Rehn non ha proposto nulla di nuovo rispetto a quanto gia’ stabilito: consolidamento di bilancio e riforme strutturali per poter essere un po’ piu’ laschi se necessario sui tempi dell’azione di politica economica e finanziaria per compensare da un lato gli effetti drammatici della recessione e fronteggiare, dall’altro lato i rischi di instabilita’ sociale e politica derivanti dalla ‘fatica del risanamento’. I segnali di questa fatica si moltiplicano non solo nei paesi ‘salvati’ (Portogallo e Grecia, l’Irlanda sembra reggere piuttosto bene) ma anche in Spagna, paese mezzo ‘salvato’ (ci sono per ora gli aiuti alle ricapitalizzazioni bancarie).
  Il responsabile della direzione generale Affari economici della Commissione Marco Buti e’ l’unico a pronunciare nel deserto di entusiasmo i termini “moderato ottimismo”, derivato dalle ultime decisioni politiche dei governi e della Bce (unione bancaria, interventi anti-spread) oltreche’ dall’aggiustamento dei conti pubblici che continua nonostante la recessione e la protesta sociale. Ottimismo, pero’, tutto da dimostrare perche’ se gli strumenti ci sono non vengono usati e questo lascia perplessi. E’ il caso della Spagna. Per un paio di mesi non si e’ parlato d’altro che della richiesta all’Eurogruppo per l’altra meta’ del salvataggio cioe’ l’intervento anti-spread della Bce con l’acquisto di obbligazioni sovrane sui mercati da combinare con il prestito per ricapitalizzare le banche i cui dettagli sono in corso di discussione. Nell’accavallarsi delle urgenze, le vecchie che diventano nuove, le nuove che languono in estenuanti negoziati, ogni tanto arriva una bordata politica dall’alto e allora tutto sembra fermarsi. E’ stata questa la sensazione quando la Germania per bocca del ministro Schaueble e poi per quella della cancelliera ha lanciato in aria la palla del supercommissario europeo con poteri speciali compresa la bocciatura delle finanziarie nazionali. Nessuno ha cercato di prenderla in mano.
  La Commissione europea continua a difendere la possibilita’ di un compromesso ottimale tra rigore e spinta alla crescita anche in assenza di interventi sulla domanda quantitativamente rilevanti, ma nello stesso tempo comincia tra la righe e mettere l’accento sulle grandi difficoltà di questo manovrare. Bruxelles ha preso le distanze dall’analisi del Fondo monetario secondo cui l’impatto dei tagli al bilancio sulla crescita e’ in linea generale piu’ duro di quanto valutato finora. Il taglio di un punto percentuale del deficit/pil potrebbe produrre una riduzione della crescita fra 0,9 e 1,7% del pil, ma nel caso europeo, in un contesto di restrizione di bilancio generalizzata potrebbe passare da 0,2-0,8% a 0,5-0,7%. Altra valutazione importante: nel rapporto di previsione si riconosce che “nei paesi duramente colpiti dalla crisi del debito sovrano l’effetto sulla crescita degli sforzi di consolidamento puo’ essere piu’ ampio del normale”. E ancora una visione piu’ smaliziata degli effetti della cosiddetta “unione bancaria” (vigilanza Bce+fondi di risoluzione+sistemi armonizzati di garanzia dei depositi). Scrivono gli economisti della Commissione che l’azione della Bce per ripristinare il funzionamento corretto della trasmissione della politica monetaria all’economia avra’ certamente un effetto positivo e ha gia’ agito come fattore di fiducia. Ma non bastera’. Inoltre: “I piani per l’unione bancaria hanno lo scopo di rompere il legame tra debito sovrano e sistema bancario indebolendo la spinta alla frammentazione del sistema finanziario dell’Eurozona: anche se allevieranno le tensioni sulla liquidita’ e le difficolta’ di finanziamento, tali misure non ridurranno altri importanti fattori di rischio relativi alla situazione degli asset bancari”. In sostanza, “resta la possibilita’ di ulteriori perdite dovute alle esposizioni al settore privato e ai rischi macro-economici”.