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LETTERA DA BRUXELLES Tutti in lotta contro il tempo, non solo Atene e Madrid

Prendere tempo e dare tempo. Prendere tempo ai mercati, nella speranza che l’impressionante (e anche irresponsabile) lentezza con la quale vengono attuate le decisioni anti-crisi venga tollerata dagli investitori finanziari, che la tregua. La frenata tedesca, olandese e finlandese sulla ricapitalizzazione diretta della banche da parte dell’Esm (il Fondo anti-crisi) e sui tempi operativi della vigilanza bancaria accentrata alla Bce e’ stata una vera doccia fredda. Dare piu’ tempo alla Grecia (fino al 2016) per attuare il consolidamento di bilancio e il programma di riforme strutturali. E’ questo il difficile tentativo con cui i governi Eurozona stanno facendo lo slalom tra le difficoltà oggettive della risposta alla crisi del debito sovrano, sempre fortemente intrecciata alla crisi bancaria, e tra le forti divisioni politiche tra loro.



 Il Fondo monetario internazionale da parecchie settimane ha intensificato il ‘pressing’ sull’Eurozona ripetendo che il calendario degli obiettivi di bilancio e riforma se e’ il caso deve essere rivisto altrimenti il circolo vizioso stretta finanziaria-avvitamento recessivo-indebitamento piu’ alto non si spezzera’. La dg Christine Lagarde ha detto senza mezzi termini che quando e’ necessario e possibile va ridotto il ritmo dell’aggiustamento come il Fmi ha sostenuto “nei casi di Portogallo e Spagna”. Entrambi i paesi hanno ottenuto un rinvio dei tempi per aggiustare i conti, ma non e’ stato sufficiente e non si puo’ certo dire che abbiano rallentato la corsa alla riforma. La Commissione e’ consapevole del problema, ma in Europa ci sono troppi attori riluttanti, Germania in primo luogo. Mentre mezzo mondo e’ appeso al momento in cui il premier spagnolo Rajoy fara’ appello a Esm e Bce per ridurre i tassi agendo sul mercato dei titoli pubblici, il ministro delle finanze Schaueble indica addirittura che “la Spagna non ha bisogno di aiuto”. C’e’ di mezzo la questione dell’”azzardo morale”: se si toglie la frusta del calendario i governi perdono lo slancio ad agire.
  Non e’ detto che questo ‘balletto’ sul tempo si concluda bene. Un paio di settimane fa il presidente Bce Mario Draghi aveva addirittura pronunciato la fatidica parola ‘ottimismo’, per dire che se i governi continuano a seguire il percorso tracciato allora si puo’ essere piu’ fiduciosi. Poi non l’ha piu’ ripetuta e non senza motivo. Ormai e’ chiaro che la tabella di marcia delle decisioni si allunga. Probabilmente, solo al vertice Ue del 18-19 ottobre il premier greco Samaras porra’ sul tavolo la richiesta di due anni in piu’ per raggiungere i target di bilancio. Chiaro che una risposta dovra’ essere pronta prima, a meno di non voler rischiare una ennesima crisi di credibilita’ politica. Il caso spagnolo e’ diverso perche’ ha due aspetti: la ricapitalizzazione delle banche con i fondi prestati dall’Esm (fino a 100 miliardi di euro) e lo scudo anti-spread. Entro qualche settimana l’intervento per le banche partira’, sull’aiuto Esm-Bce il governo continua a esitare. Qui pesa il calendario americano: si dice che prima delle elezioni all’inizio di novembre e’ meglio non fare nulla per non mettere in difficolta’ Obama. Intanto, con la nuova pesantissima manovra finanziaria da 40 miliardi il governo Rajoy sta facendo il massimo che puo’ fare nel pieno di una recessione senza fine.
  Infine, di tempo ha parlato anche il presidente Ue Herman Van Rompuy lanciando pero’ un allarme preciso: si sta rischiando di perdere il senso dell’urgenza nella risposta alla crisi. Messaggio duplice che chiama in causa sia la Spagna, perche’ temporeggia pericolosamente sulla decisione di chiedere aiuto alla Bce, sia la Germania che una volta prese (tardivamente) le decisioni giuste, poi ne frena l’attuazione. Se si perde il senso dell’urgenza, il tempo non bastera’ mai.