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LETTERA DA BRUXELLES Atene con le spalle al muro, cinque giorni di tempo

La ricostruzione delle fasi ‘calde’ della riunione dei ministri finanziari Eurozona di giovedì sera ha consegnato un bel ‘quadretto’. Ad un certo punto la ministra delle finanze finlandesi Jutta Urpilainen ha chiesto al collega Evangelos Venizelos se partiti e parlamento avrebbero sostenuto la nuova stretta di bilancio ed economica concordata con la Troika, la risposta del ministro greco è stata più o meno questa: “Per quanto mi riguarda personalmente non ci sono problemi, per il resto vedremo…”. E’ il piccolo partito nazionalista di estrema destra Laos a tirarsi indietro e ora si teme che tra le fila dei parlamentari degli altri gruppi, domenica al momento del voto sul ‘pacchetto-Troika’ (nuovi tagli al bilancio, privatizzazioni, riorganizzazione totale di una buona parte dell’amministrazione dello stato a cominciare dal fisco, pensioni, taglio di 150mila dipendenti pubblici), si creino pericolosi ‘buchi’. La partita del prestito e del riscadenzamento del debito si chiuderà comunque entro cinque giorni e questa volta non ci saranno tempi supplementari dopo mercoledì, quando si riunirà l’Eurogruppo per valutare se Atene ha fatto ciò che è stato chiesto per il via libera al secondo prestito di 130 milioni di euro: tradurre in leggi votate le nuove misure economiche, definire tagli di bilancio per 325 milioni da effettuare entro fine anno, impegno scritto dei partiti.



 I creditori ufficiali (Eurogruppo, Commissione, Fmi, Bce) hanno perso la pazienza e questa volta hanno messo i greci spalle al muro. Ed è ormai chiarissimo che la stretta sociale ed economica in Grecia si accompagnerà a una stretta politica eccezionale: la condizione per ottenere il nuovo prestito per scongiurare il rischio di fallimento e di uscita dall’Eurozona è accettare la vigilanza permanente della Troika. E’ commissariamento integrale, una situazione che va ben oltre la “sovranità condivisa”: squadre di esperti di Bruxelles, Francoforte e Washington resteranno ad Atene in servizio permanente effettivo per vigilare come e in che tempi saranno utilizzati i fondi prestati.
 La sfiducia è tale e tanta che una parte dei prestiti finirà in un conto separato e bloccato per avere la certezza che sarà effettuato il pagamento degli interessi. “La solidarietà è una strada a doppio senso di circolazione non a senso unico”, dice la Commissione europea alludendo al fatto che se si prestano i soldi devono anche essere fornite adeguate garanzie. E se il garante non è totalmente affidabile bisogna affiancarlo e tenergli inevitabilmente il fiato sul collo. Che questa situazione alimenti risentimenti politici in Grecia come in altri paesi in cui l’intervento europeo è mal tollerato è a questo punto molto probabile.