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Agenzie di rating, l’Europarlamento alza il tiro contro l’oligopolio

   Le rivoluzioni, ma anche le mezze rivoluzioni, cominciano dalle parole. Questa convinzione ha spinto l’europarlamentare italiano Leonardo Domenici (gruppo socialisti e democratici), ex sindaco di Firenze del pd, a proporre una modifica radicale del concetto di rating: non più come è scritto nel regolamento sulle agenzie oggi in corso di riforma “un parere” relativo del merito creditizio di una entità (titoli o emittente che sia), ma un “servizio di informazione” al mercato. Declassare il significato del ‘rating’ dal podio di un giudizio che si presume insindacabile e insostituibile vista la sua influenza sui mercati a prescindere dalla coerenza e dalla veridicità delle premesse sulle quali è fondato, alla più terra terra “informazione” sul merito di credito riflette una scelta politico-tecnica precisa: la valutazione delle agenzie di rating deve essere una delle valutazioni da tenere in considerazione per analizzare la capacità di credito di una banca o di uno Stato, non l’unica in grado di condurre la danza degli affari. Insistere sul ruolo di servizio che può essere prestato e dunque richiesto o meno, è un attacco al cuore dell’oligopolio di Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch, le tre agenzie che si spartiscono il 90% del mercato dei rating. Porta alle estreme conseguenze un concetto che è già un obiettivo largamente condiviso e si tratta ora di definire nei regolamenti: ridurre l’eccessivo affidamento sui rating delle agenzie. Non è questa la sola novità delle proposte che l’Europarlamento si appresta a presentare ai governi sulla nuova regolazione, a cominciare dal divieto del rating della capacità di credito di uno Stato se lo Stato in questione non lo richiede espressamente. Con una istituzione Ue indipendente, nuova o già esistente si vedrà, che valuta il merito di credito degli Stati. Ecco un altro ‘colpo nei denti’ all’oligopolio. Come andrà a finire lo si vedrà: la discussione non sarà facile né tra gli europarlamentari né tra i governi, gli interessi in gioco sono enormi viste le ramificazioni tra agenzie di rating e importanti operatori dei mercati finanziari globali. La mossa di Domenici, che in quanto relatore tiene le fila del confronto parlamentare, dimostra quanto spazio può avere il parlamento europeo nel facilitare se non nel determinare una svolta politico-culturale nella riforma del funzionamento dei mercati finanziari. Naturalmente ci sono delle controindicazioni, per esempio al ruolo della istituzione pubblica che valuterebbe il merito di credito degli Stati: ma va ricordato come anche la Bce sia una istituzione pubblica e nessuno osa metterne in dubbio l’indipendenza dai governi. Dunque, potrebbe non essere una ‘missione impossibile’.