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I veri “cinesi” di Toscana e le scuse mancate di Barroso

Proprio nel momento in cui tra Commissione europea è in corso un bel giro di valzer, con cinque commissari che vanno a incontrare Mario Monti a Bruxelles per qualche ora in più dopo il vertice europeo di ieri (nota bene, non è Monti a essere andato nei loro uffici, anche questo un segno dei tempi), Barroso è incorso in un passo falso. Ieri, in pieno vertice, aveva spiegato che in Cina Ikea può aprire un magazzino in otto mesi, a Pisa deve aspettare sei anni per un permesso. Un chiaro esempio di come non si crea un ambiente favorevole al business. Rivolta immediata dei toscani, a quanto sembra giustificata. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha chiarito che i tempi medi per ottenere un permesso del genere in Toscana non superano l’anno e che nel caso dell’Ikea la richiesta era aprire un centro commerciale in zona agricola e soggetta a rischi di esondazioni. La società non accettò la controfferta di aprire un centro che occupasse 10mila metri quadrati di superficie, un quarto del progetto originario. Due mesi fa Ikea ha optato per un’altra area a Pisa, entro questo mese ci sarà la decisione del Comune a favore e in aprile potranno aprire i cantieri. Tempi cinesi, dunque. Imbarazzatissima la Commissione: stamattina all’incontro quotidiano con la stampa europea: non vogliamo penalizzare una regione italiana in particolare, ha dichiarato la portavoce. Ma le scuse non sono arrivate.