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LETTERA DA BRUXELLES L’impresa resiste meglio se ha più personale qualificato

Chi ha resistito meglio alla crisi? Le imprese con una forte dotazione di personale qualificato, che utilizzano l’outsourcing (acquisto di componenti da produttori esteri a costi più bassi di quelli interni), controllano altre imprese nel territorio nazionale o in altri paesi, hanno meno legami con le banche locali, dipendono più dalla domanda pubblica. E’ questo il quadro sintetico che emerge da una interessante ricerca appena pubblicata dal centro Bruegel (think tank di Bruxelles) condotta da Efige, cui partecipano diversi centri studi e analisi europei tra cui lo stesso Bruegel, il Cepr,il centro studi Luca D’Agliano, Unicredit, Cepii, l’Accademia ungherese delle Scienze. Lo studio è stato condotto sulla base di un sondaggio che ha coinvolto 14500 imprese manifatturiere di sette paesi: Italia, Austria, Francia, Germania, Ungheria, Spagna e Regno Unito. Periodo di riferimento il 2008 e il 2009.



 La crisi ha colpito le imprese manifatturiere molto duramente con un calo medio delle vendite del 12% e l’espulsione del 6% della manodopera. Nel biennio 2008-2009 in Europa la produzione industriale è calata del 13,7% e il commercio del 15%, la disoccupazione ha sfiorato il 10% a fine 2009. Nonostante lo choc economico sia stato sincronizzato nei paesi e nei settori, la risposta delle imprese non è stata univoca e diversi sono stati anche gli effetti sul business, sulle dimensioni, sui bilanci. La prima evidenza, indicano gli economisti Gabor Bekes, Laszlo Halpern, Miklos Koren e Balazs Murakozy che hanno firmato il rapporto (Sill standing: how European firms weathered the crisis, Tuttora in piedi: come le imprese europee hanno resistito alla crisi), è che il lavoro a tempo parziale in Europa non risulta essere stato uno strumento “buono” per contrastare gli effetti della crisi sull’occupazione: il sondaggio indica che i lavoratori temporanei sono stati espulsi per primi e che le imprese che fanno ampio ricorso ai contratti temporanei “attualmente” espellono più lavoratori di quanti ne espellono le aziende che occupano personale più qualificato.
  La seconda indicazione del sondaggio è che nella maggior parte dei casi le esportazioni sono crollate più delle vendite per cui ridurre le importazioni e fondare l’attività sull’outsourcing assicura flessibilità nella risposta alla crisi aiutando a mantenere un buon livello di vendite e l’occupazione. La terza indicazione riguarda l’esposizione alla domanda estera: se da un lato assicura un miglioramento della competitività, dall’altro lato espone l’impresa alla crisi di altri mercati. Qui, però, conta su quali mercati è orientato il business perché presumibilmente saranno proprio quei mercati (quelli dei paesi emergenti) a tirare le commesse. Quarta indicazione: le imprese “dominanti” che occupano una posizione centrale nella scala tecnologica, commerciale e nella proprietà del gruppo hanno fronteggiato meglio la situazione e quelle che controllano altre società in patria o all’estero sono state in grado di preservare più posti di lavoro. Quinta indicazione: l’intervento degli stati a sostegno dell’economia ha avuto più effetto sulle imprese che già vendevano prevalentemente al settore pubblico che in media hanno sofferto un calo delle vendite inferiore del 6% rispetto alle altre. Infine il credito: la crisi finanziaria avrebbe colpito le imprese non attraverso le grandi banche internazionali, ma attraverso le banche locali più deboli dal punto di vista finanziario. Ciò è coerente con il fatto che le grandi banche sono state rapidamente soccorse dai governi per evitare rischi sistemici. La conclusione è che l’eteoregenità dell’impatto della crisi sulle imprese europee è tale da rendere le politiche ‘a taglia unica’ totalmente inefficaci.