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Se frana il baluardo Bce a che ‘santo’ votarsi?

Una crisi ai vertici della Bce davvero non ci voleva. Non bastavano tortuosità e lentezza delle decisioni europee per contrastare la crisi del debito sovrano, le preoccupanti difficoltà del governo greco a rispettare gli obiettivi di deficit e il peggioramento dell'economia, che renderà molto più difficile la già complessa riduzione dei deficit pubblici in tutti i paesi considerati vulnerabili (Italia compresa).
  Nessuno tende a credere alle "ragioni personali". L'addio di Juergen Stark segue quello di Axel Weber alla Bundesbank. Di entrambi è nota la contrarietà alla strategia di acquisto dei titoli degli stati sotto il tiro dei mercati, Grecia e Portogallo prima, Spagna e Italia oggi. A Francoforte sono stati giorni e ore di 'ferri corti', con contrasti evidenti sulla strategia da seguire (strada ancora più in salita per Mario Draghi). Il timore è che se anche il baluardo Bce cominciasse a franare non ci sarà più alcun santo 'europeo' al quale votarsi.
 Al caso Stark, poi, si affianca l'obliquo messaggio americano: Tim Geithner ricorda che l'Eurozona deve dimostrare di saper gestire la crisi del debito sovrano e che gli Usa hanno interesse alla sopravvivenza dell'euro. Segno che per la Casa Bianca la moneta unica ha quantomeno un futuro incerto. Per capire i rischi che si stanno correndo basta dire che il ministro delle Finanze tedesche Schaueble si è sentito in dovere di confermare che l'attuale presidente Bundesbank lavora per la stabilità dell'euro. Non dovrebbe essere arcinoto?