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L’asse franco-tedesco c’è e ha battuto un altro colpo

Chi pensava che l’asse franco-tedesco fosse ormai in declino ha preso la solita cantonata. Certo, Parigi e Berlino hanno idee diverse sul governo economico dell’economia, ‘leitmotiv’ obbligatorio di questi tempi che sarebbe interessante analizzare nel dettaglio per capire bene di che cosa si tratta. Per esempio, Parigi pensa a una centralizzazione strutturata delle politiche economiche nell’Eurozona mentre Berlino preferisce parlare di coordinamento a 27 e non vuole ‘segretariati’ dal sapore dirigista. Ma qui le differenze si fermano, tanto più che tutti sanno una cosa semplicissima: se prenderà mai forma una specie di governo economico nell’Eurozona si procederà per passi cortissimi, a zig zag, convoglio a bassa velocità non ad alta velocità.
  Intanto Francia e Germania cementano il loro ‘asse’ e la dimostrazione è data dall’ultima lettera a doppia firma con cui Angela Merkel e Nicolas Sarkozy chiedono alla Commissione europea di svegliarsi e accelerare la preparazione delle regole per i mercati dei ‘credit default swap’ e delle vendite allo scoperto. Obiettivo: rafforzare la trasparenza sulle posizioni corte su azioni e obbligazioni, in particolare per i bond sovrani. C’è una idea precisa: le vendite allo scoperto di certe azioni, obbligazioni e cds sui titoli pubblici vanno proibite “a livello europeo”. La Germania non vuole restare sola (già ha deciso per quanto riguarda gli scambi nel proprio territorio), la Francia concorda e ora la ‘testuggine’ della regolazione finanziaria si muove per accelerare una risposta europea. La Commissione ha risposto in modo conciliante, ma non ha nascosto la stizza. A ogni modo ha deciso di mettersi le ali ai piedi e annuncia proposte entro l’estate invece che all’inizio dell’autunno. Possibile che abbia sempre bisogno della sveglia?