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Il costo della recessione, 20 paesi su 27 con deficit sopra il 3%

Solo sette paesi dell'Unione europea su 27 hanno un deficit sotto o pari al 3% del pil. Tra questi solo tre nell'Eurozona: Finlandia, Lussemburgo e Cipro. Gli altri sono Bulgaria, Danimarca, Estonia e Svezia. Il costo della recessione, in termini di peggioramento accertato delle finanze pubbliche, è riflesso nell'elenco dei paesi non citati che si trovano sotto una procedura per deficit pubblico eccessivo, cioè superiore al 3% del pil. I più grandi come  Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia, come quelle di medio calibro. Alcuni sono incappati nella procedura europea prima, Francia e Spagna in febbraio, Regno Unito e Ungheria già l'anno scorso. Ora si è completato il ciclo e, contrariamente al passato, non c'è gran clamore. Il motivo è semplice: tutti insieme i paesi sotto procedura rappresentano circa il 93% dell'intero pil europeo. Oggi la regola, a causa della crisi finanziaria e della recessione, è avere deficit elevati, l'eccezione è non averli.

Certamente, tra i vari paesi ci sono evidenti differenze nella dimensione del deficit (sia nominale che strutturale) e del debito. Nell'Eurozona l'Irlanda ha un deficit/pil oltre il 10%, quello spagnolo è poco sotto, la Francia è all'8,2%, l'Italia al 5,3%, la Germania al 4%. Fuori Eurozona il Regno Unito è addirittura al 12,4%.  Così il debito:  in Italia, Belgio e Grecia è alto (già era alto prima della recessione), molti grandi paesi stanno correndo rapidamente verso quota 100%:  l'anno prossimo la Francia sarà all'84%, la Germania al 74,2%). C'è chi ha già cominciato un'azione di raddrizzamento perchè non ne poteva fare a meno anche se la ripresa è solo all'inizio (Irlanda, Grecia e Spagna per esempio) e chi aspetta il 2011. 
 Le procedure sono un atto dovuto della Commissione europea, che ha il mandato di vigilare sulle politiche di bilancio degli stati. Bruxelles ha semplicemente constatato l'esistenza dei deficit verificando se, come prevede il patto di stabilità, il superamento del valore di riferimento fosse "solo eccezionale e temporaneo" e il rapporto deficit/pil si trovasse vicino al 3%. La conclusione è che "in tutti i paesi anche se sono di natura eccezionale, dato che risultano soprattutto da una grave recessione di ampiezza imprevedibile, i livelli di deficit non sono né vicini al valore di riferimento né temporanei". Di qui la procedura.
  Se non ci sono novità nella situazione dei vari paesi nel 2009 (Italia compresa), il quadro non cambierà molto nel 2010 anche se è presto per avere un quadro preciso al decimale. Si sa già, in ogni caso, che la Svezia dovrebbe cambiare lista aspettandosi un deficit al 3,4% del pil. Già in primavera Bruxelles stimava che saranno quattro e non tre i paesi con deficit superiore al 10%: Lettonia, Regno Unito, Irlanda e Spagna. 
Ora la parola passa al Comitato economico e finanziario, l'organismo tecnico dell'Ecofin. Sulla scorta delle nuove stime, in novembre la Commissione europea dovrà decidere se inviare subito o meno delle raccomandazioni ai governi per ridurre i deficit, ma  bisogna vedere se allora ci sarà un accordo tra i governi sui tempi. Proprio sull'avvio delle "exit strategy" per i conti pubblici la settimana scorsa a Goteborg l'Ecofin non era riuscito a definire un calendario preciso limitandosi a evocare solo l'ipotesi del 2011 a condizione che la crescita risulti solida.