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Le due debolezze che pesano sul Barroso bis

Il via libera dell'Europarlamento al 'Barroso 2' sancisce ciò che i Capi di Stato e di Governo europei avevano stabilito. Uno scenario diverso sarebbe stata fantapolitica. Ed è un fatto che il leader portoghese ha ottenuto una maggioranza ampia, anche piu' ampia della maggioranza assoluta secondo il Trattato in vigore, peraltro, neppure necessaria. Questo è un dato politico inaspettato nonostante le divisioni tra i gruppi parlamentari e i mal di pancia in casa socialista e in parte in casa liberale (Ppe, liberali e conservatori euroscettici avevano annunciato un voto a favore, il Pse l'astensione, eurofobici, verdi e sinistra radicale un voto contrario). Nella speranza che gli irlandesi votino prossimamente a favore del Trattato di Lisbona, tutta l'attenzione si sposta ora ai negoziati con i governi sulla nuova Commissione, primo banco di prova per verificare se Barroso avra' un colpo d'ala oppure no. E' dalle scelte su mercato interno, concorrenza, immigrazione (ora si prevede un commissario specifico), telecomunicazioni, ambiente che si capirà come si parte.  



  E' certo che sul secondo mandato a Barroso pesano due debolezze. La prima riguarda il programma di lavoro: è la riedizione, la prosecuzione del vecchio con la differenza che nel frattempo è cambiato quasi tutto e la Commissione europea si trova al centro di forti pressioni nazionali che potrebbero minacciare l'integrita' del mercato unico e delle regole di concorrenza. La seconda debolezza riguarda il profilo politico: 'Barroso 1' ha seguito la linea di un asciutto e totale realismo evitando di andare allo sbaraglio facendosi bocciare dai governi proposte eccessivamente 'visionarie'. Una tale timidezza elevata a principio ha inevitabilmente sminuito il monopolio di iniziativa legislativa che è il cuore dell'esecutivo comunitario e ha impedito di porre sul tavolo scelte più coerenti per esempio sul coordinamento delle politiche economiche. Vedremo adesso: in tempi di crisi sistemica di coraggio ce ne vorrà a valanga. Non solo, sempre che il Trattato di Lisbona entri in vigore, il presidente della Commissione dovrà anche vedersela con un presidente della Ue fisso e un 'ministro' degli esteri in servizio permanente effettivo.