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Bonus: la lenta Unione europea non è poi così lenta

Che l’Unione Europea sia lenta, perennemente preda o ostaggio dei governi nazionali, talvolta farraginosa, è un fatto difficile a essere smentito. Appartiene al bagaglio degli scontenti che non per questo sono automaticamente euroscettici. Ma la commissaria alla concorrenza Neelie Kroes ha pienamente ragione quando questo fine settimana ha segnalato che la Commissione “non ha aspettato la firma del G20 per affrontare la questione dei bonus nel settore finanziario”.Per carità, Bruxelles non prende posizione sull’ipotesi di stabilire un tetto ai premi per banchieri e trader (quelli che hanno quotidianamente a che fare con il rischio). Lascia la palla a Mario Draghi, il governatore Bankitalia in qualità di presidente del Financial Stability Board, tocca a lui a cercare un filo comune per superare le divisioni in campo internazionale. Ma è lo stesso importante segnalare che la sostanza delle scelte concordate a Londra dai ministri finanziari del G20 è esattamente quella contenuta nelle proposte comunitarie di fine aprile.



 In piena sintonia con le indicazioni del Financial Stability Forum (il Financial Stability Forum si chiama così da quando ha aumentato i suoi membri), dopo solo tre settimane Bruxelles ha sfornato una raccomandazione ai governi invitandoli ad adottare una serie di precise misure. La più importante riguarda la struttura delle retribuzioni con l’obiettivo di assicurare “un giusto equilibrio tra stipendio base e premi”, posticipare il pagamento della parte maggiore dei premi per tenere conto dei rischi legati alle prestazioni nell’arco del ciclo economico, privilegiare i risultati aziendali sul lungo periodo e adeguare le paghe al rischio, al costo del capitale e alla liquidità. Secondo Bruxelles le istituzioni finanziarie devono anche essere in grado “di farsi restituire i premi già versati ove si dimostri che sono stati dichiarati dati palesemente sbagliati”.
  Di più. Tra le riforme della direttiva sui requisiti di capitale delle banche avanzate formalmente dalla Commissione a metà luglio si prevede esplicitamente che le autorità di supervisione possano imporre sanzioni (in termini di aumento dei requisiti) se le politiche di remunerazione dei singoli istituti “sono ritenute suscettibili generare rischi inaccettabili”. Non a caso la sanzione viene denominata “quantitativa”. Nei prossimi mesi vedremo che cosa ne pensano davvero governi ed Europarlamento, dato che la questione adesso è nelle loro mani.
 Bruxelles non lavora nel vuoto e fonda le proposte legislative sull’esperienza accumulata negli stati membri (più o meno condivisa a seconda delle condizioni politiche e del coraggio di dirige la Commissione). Su questo tema va ricordato che ha fatto buona scuola la Banca d’Italia che già nel marzo 2008 (all’epoca in Europa si cominciava appena ad ammettere che non sarebbe stata immune dalla crisi) annunciava nuove regole di governo societario delle banche (entrati poi in vigore a metà di quest’anno). Per le remunerazioni venivano indicati i principi dell’informativa agli azionisti sull’equilibrio tra componente fissa e variabile, sul collegamento con il livello di rischio, l’effettività e la stabilità dei risultati, sui parametri utilizzati per il calcolo delle componenti variabili e eventuali fonti di reperimento dei medesimi; sulla ripartizione tra compensi basati su strumenti finanziari e premi monetari collegati alle performance, sul trattamento previsto in caso di scioglimento del rapporto.
  Tutto questo per dire che non è onesto incolpare l’esecutivo europeo di non aver colto l’attimo, di non aver fatto il proprio mestiere nel corso della crisi. Il ‘Barroso 1’ può essere a buon diritto incolpato di non essere riuscito a smuovere i governi prima dello scoppio della crisi o di averci talvolta provato ma con scarsa energia, poca convinzione, come se si fosse trattato di semplice ‘routine’, di un dossier come un altro. Ma questo fa parte del calibro della leadership di un organismo che è fortemente politico almeno nella stessa misura in cui ha degli obblighi legali (far rispettare agli stati le norme Ue). 
 Quanto ai bonus, ora è scattata la corsa a fare in fretta: in linea generale le banche europee si dichiarano pronte a rimettere in causa i bonus garantiti orientando le remunerazioni sul lungo termine, ma rifiutano un tetto. E’ l’Olanda il solo paese che finora ha deciso di mettere un limite al valore dei premi ai membri dei ‘board’: non oltre l’equivalente di un anno di retribuzione.