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Nessun ultimatum su manovra, decisione Ue può arrivare dopo il 22 febbraio

Nessun ultimatum all’Italia. C’è ancora un po’ di tempo per definire la manovra aggiuntiva strutturale di finanza pubblica per “almeno” 0,2% del pil (3,4 miliardi di euro). Non molto, però. Certo è la data del 22 febbraio, quando la Commissione europea ha previsto – almeno sulla base della tabella di marcia valida oggi – di pubblicare il rapporto di analisi e valutazione dell’attuazione della regola di riduzione del debito da parte dell’Italia, potrebbe non essere conclusiva. Infatti, la procedura Ue sulla valutazione del debito pubblico prevede vari passaggi: non necessariamente la Commissione deve arrivare alle conclusioni sul ‘che fare’, cioè decidere se aprire o non aprire una procedura di infrazione Ue, il giorno stesso in cui pubblica l’analisi tecnica sul debito italiano. Ciò darebbe un po’ di respiro al governo per definire con precisione le misure aggiuntive. Non si sa quali potrebbero essere i tempi: il commissario Moscovici ha parlato di una pubblicazione “nelle prossime settimane”, facendo intendere che anche l’analisi tecnica potrebbe essere magari slittare. Bruxelles conferma la richiesta di manovra aggiuntiva, ma anche di voler favorire una decisione rapida del governo.

La procedura per gestire il caso della violazione della regola di riduzione del debito/pil è piuttosto tortuosa. E non è certo breve, sulla carta. Prima c’è il passaggio dell’analisi fattuale della situazione e della valutazione dei ‘fattori rilevanti’, che devono concorrere a concludere se uno Stato membro rispetta o meno il patto di stabilità. Nel caso aperto con l’Italia, il governo ha segnalato le condizioni economiche sfavorevoli e la non credibilità della metodologia usata per definire l’ammontare dello sforzo di bilancio in termini strutturali. Il rapporto tecnico comunitario viene poi inviato al Comitato economico e finanziario (nel quale sono rappresentati i ministeri dell’economia dei 28), che ha due settimane di tempo per formulare una opinione. Dopodichè, se la Commissione “considera che esiste o può verificarsi un deficit eccessivo” formula una opinione specifica e la invia allo Stato informandone il Consiglio. Poi prepara una proposta per una decisione del Consiglio sull’esistenza (se questo è il caso) di un deficit eccessivo e una raccomandazione al Consiglio sulle misure che il paese deve prendere per correggere il deficit eccessivo. Di solito, nelle procedure per deficit eccessivo la Commissione presenta l’analisi tecnica sul bilancio e le conclusioni con l’avvio della procedura nello stesso momento. Nulla vieta che accada diversamente, che cioè i passaggi siano separati.

La questione del calendario non è secondaria nel caso dell’Italia. Il governo è in evidente difficoltà a definire in tempi rapidissimi tutti gli elementi della manovra aggiuntiva dato il dissenso nel Pd sul ricorso a un aggravio fiscale. L’impegno assunto dal ministro Padoan con la coppia Dombrovskis-Moscovici è adottare la manovra entro fine aprile, una parte della quale da decidere anche prima. Da un lato, resta la scelta politica della Commissione e in particolare del presidente Juncker di evitare scontri, rotture con gli Stati membri nell’attuale difficilissima fase politica della Ue. Nel caso dell’Italia ciò è dimostrato dal riconoscimento ampio delle richieste di flessibilità sui conti pubblici (19 miliardi finora ‘tolti’ dal calcolo del deficit/pil). Dall’altro lato, la Commissione deve poter giustificare la decisione di non aprire la procedura per la mancata riduzione del debito sia nel 2016 che nel 2017. Le condizioni economiche sfavorevoli non bastano da sole. Occorre, questa la visione comunitaria, uno sforzo aggiuntivo in termini strutturali “almeno” di 3,4 miliardi.

La flessibilità con cui la Commissione Juncker sta trattando il caso italiano riflette l’estrema preoccupazione per il contesto politico in una serie di paesi: in Olanda e Francia, in primo luogo, in cui si voterà nel primo caso a metà marzo e nel secondo a cavallo di aprile e maggio. Ma anche le vicende politiche italiane vengono seguite da vicino in relazione alla stabilità dell’attuale governo Gentiloni e alla possibilità di nuove elezioni tra qualche mese. Anche in Italia ci sono forze politiche (Lega-M5S) che stanno montando la campagna anti-euro.

Tutto giustifica dunque flessibilità politica e valutazioni attente sotto il profilo economico. Ciò detto la Commissione deve far rispettare le regole, è tra l’altro sotto diretto attacco del ministro delle finanze tedesche Schaeuble che accusa Juncker di non essere neutrale nelle sue scelte sui conti pubblici degli Stati. Il negoziato Bruxelles-Roma sulla manovra rappresenta plasticamente queste difficoltà: il fatto che la procedura sul debito possa essere spezzettata presenta il vantaggio per l’Italia di avere qualche giorno in più per prendere decisioni chiare, credibili dal punto di vista dell’impatto strutturale sul bilancio, effettivamente realizzabili. E permette a Bruxelles di tenere una pressione sul governo per spingerlo a dettagliare “il più presto possibile”, ha detto oggi il commissario Moscovici le misure aggiuntive. Resta l’accordo di Bruxelles per il pacchetto completo di misure, con il ‘timing’ della loro attuazione, definito, deciso e si immagina adottato entro aprile (come indicato dal ministro Padoan).

Il rapporto di analisi del debito italiano è ormai pronto, praticamente al 99%: manca naturalmente l’aggiustamento ulteriore dello 0,2% che cambia un po’ le cose, non l’ossatura della valutazione tecnica. La Commissione ha corretto al rialzo le stime sul debito/pil arrivato nel 2016 al 132,8% in parte a causa dell’aumento dei ‘buffer’ della liquidità. Un leggero aumento è previsto quest’anno: al 133,3% e un calo marginale nel 2018 a 133,2%. Quest’anno l’impegno pubblico per le banche ha un impatto sul debito di dieci miliardi, perché gli altri dieci sono ‘coperti’ con la liquidità accumulata l’anno scorso.