Il mandato di Christine Lagarde scade a fine ottobre 2027, ma qualche mese prima, ad aprile, i francesi andranno alle urne per le presidenziali. Il collegamento tra le due scadenze è stretto: non si decide chi guida la Bce se non c’è il consenso della Francia. È vero che il Consiglio europeo nomina il comitato esecutivo della banca centrale, di cui fanno parte presidente e vicepresidente più altri quattro membri, a maggioranza qualificata, tuttavia certe decisioni di regola vengono prese per consenso, specie se riguardano il numero 1. È presto per dire se Lagarde si dimetterà prima della scadenza: per ora resta solo da rilevare come il portavoce della Bce abbia indicato che Lagarde non ha ancora preso una decisione in merito alla fine del mandato alla Bce mentre in precedenza aveva dichiarato la sua determinazione a completarlo.
Una decina di giorni fa, però, il governatore della banca centrale francese François Villeroy de Galhau ha annunciato che lascerà l’incarico a giugno, ben prima della fine del mandato prevista l’anno prossimo. Conclusione: un segnale è poco, due segnali cominciano a rappresentare una dinamica in atto. D’altra parte, la reazione della Bce a quanto pubblicato dal Financial Times ha lasciato ampio margine per far intravedere la possibilità che Lagarde non concluda il mandato alla scadenza degli otto anni previsti. Quanto alla connessione presidenziali francesi-Bce, è chiaro che si è messa in moto una dinamica nuova: riflette quella che diversi analisti (“Ecb watchers”, gli osservatori delle mosse della Bce) sintetizzano come la preparazione al rischio che il candidato del Rassemblement National o la candidata (Jordan Bardella o Marine Le Pen a seconda del verdetto del tribunale francese atteso prima dell’estate) possa andare all’Eliseo. Preparazione per lo meno da parte di Macron.
Si tratterebbe semplicemente di anticipare le decisioni di diversi mesi per evitare di far diventare la Bce, in caso di vittoria dell’estrema destra alle presidenziali, ostaggio di complicati negoziati politici. Potrebbe essere un problema in tempi in cui negli Stati Uniti la Federal Reserve è sotto attacco della Casa Bianca e non si è più sicuri che gli Stati Uniti garantiranno in futuro la stabilità monetaria e finanziaria globale in caso di crisi a causa delle propensioni ricattatorie di Trump.
Entrambi euroscettici, Bardella e Le Pen sono ben lontani dall’approccio convenzionale universalmente sostenuto nell’Eurozona: Le Pen non parla più di Frexit, di uscita dall’area euro, ma ha continuato nel tempo a contestare l’indipendenza della Bce; dal canto suo Bardella ultimamente ha indicato che la Bce potrebbe acquistare debito francese.
Che spazio c’è per anticipare le decisioni sul vertice Bce non è chiaro: seppure la carica numero uno della banca centrale deve rispondere a caratteristiche specifiche della funzione (si pesca tra banchieri centrali ed ex ministri dell’economia), la presidenza Bce fa parte di un accordo più complesso sulle massime cariche delle istituzioni europee, che hanno scadenza non perfettamente allineate. Von der Leyen alla Commissione europea scade nel 2029 (tedesca, del partito popolare, secondo mandato consecutivo); Antonio Costa scade a metà 2027 (portoghese, socialista), ma il mandato di presidente del Consiglio europeo dura due anni e mezzo e finora è sempre stato raddoppiato; la “ministra” degli esteri Ue (alta rappresentante) Kaja Kallas (estone, liberale), scade con la Commissione.
Può non esserci molto “appetito” in diverse capitali per aprire una partita così difficile, nella quale si intrecciano interessi di rappresentanza nazionale, peso specifico dei governi, posizioni di principio sul ruolo della banca centrale che il massimo responsabile deve incarnare. D’altra parte, lasciare incertezze su tali dinamiche non fa bene alla Bce in termini di credibilità.
Se in Francia si voterà nella primavera 2027 per le presidenziali, in Italia si voterà per le politiche: non essendo possibile prevederne l’esito, potrebbe darsi che la premier Meloni possa essere interessata a esercitare un ruolo per le nomine Ue prima delle scadenze. Al contrario, se la destra estrema vincesse la partita in Francia potrebbe avere un solido alleato in Europa. Scenari tutti ben presenti nelle altre capitali. Qualcuno pensa poi che Lagarde potrebbe addirittura correre per l’Eliseo: convoglierebbe i consensi al centro, ma in Francia la polarizzazione (estrema destra-estrema sinistra) è tale che un banchiere centrale potrebbe essere un candidato poco popolare.
Quanto ai possibili presidenti Bce del futuro, continuano a essere fatti i nomi del banchiere centrale olandese Klaas Knot, del direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali Pablo Hernandez de Cos (spagnolo). Si parla di un interesse del presidente della Bundesbank Joachim Nagel: resta difficile da digerire la scelta di un tedesco in diverse capitali. Nello stesso tempo si è parlato di Isabel Schnabel, attualmente parte del comitato esecutivo, che però secondo le regole Bce non potrebbe prolungare un mandato a Francoforte.